Jonathan Brandis

Attore

Jonathan Brandis: l'idolo che la fama divorò prima che potesse diventare adulto

Il 12 novembre 2003, al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, morì un ragazzo di ventisette anni. Non lasciò biglietti, non lasciò spiegazioni: soltanto il silenzio di un appartamento in cui, la sera prima, qualcosa si era definitivamente spezzato. Jonathan Brandis era stato, appena un decennio prima, il volto più desiderato d'America nelle riviste per teenager; il protagonista di una serie televisiva ambiziosa, prodotta da Steven Spielberg, che riceveva quattromila lettere di fan a settimana e doveva essere scortato da tre guardie di sicurezza per tenere a bada le ragazze accampate fuori dagli studi di Hollywood. Poi la fama era sparita e con essa l'identità di un uomo che non aveva mai avuto il tempo di costruirsene una propria.

Danbury, Connecticut: il bambino che era già sul set

Jonathan Gregory Brandis nacque il 13 aprile 1976 a Danbury, in Connecticut, figlio unico di Gregory Brandis, vigile del fuoco e distributore alimentare, e di Mary, che sarebbe diventata la sua manager personale. A due anni fu notato da un fotografo e cominciò a posare per Buster Brown, marca di abbigliamento per bambini. A quattro anni era già davanti alla macchina da presa per gli spot pubblicitari: ne girerà in tutto più di ottantacinque. A sei anni, Jonathan debuttò nella soap opera One Life to Live della ABC nel ruolo di Kevin Buchanan. La sua infanzia fu Hollywood, non il Connecticut: una sequenza di set, casting, provini, sorrisi su commissione. Alla Valley Professional School di Los Angeles, dove frequentò il liceo, raddoppiò i propri corsi per diplomarsi con un anno di anticipo e non perdere il ruolo che avrebbe cambiato la sua vita. Al ballo di fine anno andò con una compagna di classe di nome Brittany Murphy.

Bastian Bux, Bill Denbrough e la nascita di un volto

A tredici anni, nel 1990, Jonathan Brandis ottenne il primo ruolo da protagonista nel cinema interpretando Bastian Bux ne La storia infinita 2, diretto da George T. Miller e tratto dal romanzo di Michael Ende. Era un seguito meno riuscito dell'originale, ma sufficiente a imprimere il suo viso nella memoria del pubblico giovane. Nello stesso anno, ancora tredicenne, interpretò il giovane Bill Denbrough, il bambino balbuziente della combriccola del Losers' Club, nella miniserie televisiva It, tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King: una presenza intensamente umana contrapposta al terrore soprannaturale di Tim Curry nei panni di Pennywise. L'interpretazione fu la più compiuta di tutta la sua carriera da bambino attore, e forse una delle più emotive dell'intera serie. Il 1992 fu l'anno di Pugno d'acciaio (Sidekicks), accanto a Chuck Norris, in cui Brandis interpretava un adolescente asmatico che si rifugiava in fantasie di arti marziali; e, soprattutto, di Ragazze nel pallone (Ladybugs), commedia con Rodney Dangerfield in cui il suo personaggio si travestiva da ragazza per giocare in una squadra di calcio femminile. Paradossalmente, fu impersonando una ragazza che attirò per la prima volta l'attenzione entusiasta delle ragazze.

SeaQuest DSV: il sottomarino d'oro e la gabbia dorata

Nel 1993, a diciassette anni, Jonathan Brandis firmò il contratto che avrebbe definito, e poi distrutto, la sua carriera adulta: SeaQuest DSV, serie fantascientifica prodotta dall'Amblin Entertainment di Steven Spielberg per la NBC, ambientata a bordo del sottomarino avanzato più potente del mondo in un futuro prossimo in cui l'umanità ha colonizzato i fondali oceanici. Brandis interpretava Lucas Wolenczak, adolescente genio laureato magna cum laude in Intelligenza Artificiale, imbarcato sul battello come scienziato a bordo accanto al capitano Nathan Bridger, interpretato da Roy Scheider. Il personaggio era stato concepito per attrarre il pubblico maschile adulto; divenne, invece, il catalizzatore di un'isteria collettiva femminile che nessuno aveva previsto. Brandis fu l'unico attore a comparire in tutti i 57 episodi delle tre stagioni della serie, la più lunga delle quali trasmessa fino al 1996, e il suo viso campeggiò per anni sulle copertine di Tiger Beat, Bop e Teen Machine. Fu prodotta persino un'action figure di Lucas Wolenczak.

La serie, tuttavia, fu travagliata fin dalle origini. La prima stagione, programmata di domenica sera contro La signora in giallo su CBS, ottenne ascolti deludenti; la seconda, spostata in Florida e riorientata verso la fantascienza pura — alieni, mostri marini, viaggi nel tempo — alienò ulteriormente il pubblico adulto, portando Roy Scheider a chiedere di essere svincolato dal contratto. La terza stagione, ribattezzata seaQuest 2032, fu cancellata dopo tredici episodi. L'ultima messa in onda fu il 9 giugno 1996: Jonathan Brandis aveva vent'anni, e la struttura attorno alla quale aveva costruito la propria identità pubblica non esisteva più. Lui stesso aveva capito, nel corso di quegli anni, che qualcosa stava andando storto. In un'intervista del 1994, a diciotto anni, aveva detto: «Voglio dirigere, voglio far parte di qualcosa di creativo, di qualità. La mia più grande paura come attore è di essere coinvolto in qualcosa di mediocre, o di esserlo io stesso.» Era già consapevole della trappola: sapeva che il poster del teen idol non coincideva con la persona che voleva diventare, e non sapeva come uscirne. Seguì corsi di sceneggiatura; co-firmò un episodio di SeaQuest; preparò un episodio pilota mai realizzato; girò nel 2003 il cortometraggio The Slainesville Boys, che sarebbe dovuto essere il suo debutto alla regia (uscì postumo, l'anno dopo la sua morte). «Voglio essere ricordato come un attore che ha svolto un buon lavoro all'inizio della sua carriera, e un lavoro ancora migliore alla fine», aveva detto.

Tatyana, gli amici e la vita dietro le copertine

Nell'autunno del 1993, alla festa di Halloween di un amico comune, Jonathan Brandis conobbe Tatyana Ali, la diciassettenne Ashley Banks di Willy, il principe di Bel-Air. Furono amici per due anni; poi, nel 1995, la relazione divenne sentimentale. Erano una coppia discreta: «Jonathan è dolce, un po' timido ma sincero», disse di lui la madre di Tatyana; «Amiamo Tatyana, sono adorabili insieme», ricambiò Mary Brandis. La relazione durò fino al 2001: sei anni, quasi tutta la giovinezza di entrambi. Brandis aveva amici sinceri nell'ambiente. Era vicino a Soleil Moon Frye, la Punky Brewster televisiva, che lo ricordò anni dopo come «un vero amico» e confessò di avere ancora in archivio messaggi vocali di lui, lunghi anche dieci minuti, pieni di pensieri intimi che lei non aveva saputo intercettare come segnali di allarme. Jonathan prestò la voce al giovane mago Mozenrath nella serie animata Disney di Aladdin. Ammirava profondamente Roy Scheider, il suo capitano su SeaQuest — «Ho imparato parecchio da lui», disse - e Scheider, a propria volta, riconosceva il suo talento, notando, però, in lui, una certa qualità di «cerbiatto abbagliato dai fari».

Il declino: i provini perduti, i ruoli sbagliati, i film nel cassetto

Dopo la cancellazione di SeaQuest, il mercato non lo aspettò. Il giovane tentò di reinventarsi con ruoli adulti: Outside Providence (1999), prodotto dai fratelli Farrelly; Cavalcando col diavolo (Ride with the Devil, 1999) di Ang Lee, dove ebbe una parte di supporto in un cast corale; Bad Girls from Valley High, girato nel 2000 ma distribuito soltanto nel 2005, due anni dopo la sua morte, vittima di un limbo distributivo che sembrava una metafora. Nel 2002 fece il provino per il ruolo di Anakin Skywalker in Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni: era già troppo grande (aveva quasi ventisei anni) e il ruolo andò a Hayden Christensen. Stava diventando un esperto in occasioni perdute.

Nel 2002 arrivò quello che avrebbe dovuto essere il rilancio definitivo: Sotto corte marziale (Hart's War), dramma bellico ambientato in un campo di prigionia tedesco durante la Seconda guerra mondiale, diretto da Gregory Hoblit e interpretato da Bruce Willis, Colin Farrell e Terrence Howard. Brandis aveva una parte nel cast d'insieme, quella del soldato semplice Lewis P. Wakely; sperò con tutta la forza che gli restava che un film serio, con un cast prestigioso, potesse finalmente convincere Hollywood a vederlo come un attore adulto piuttosto che come una faccia da poster. Quando il film uscì, scoprì che le sue scene erano state quasi interamente tagliate: nella versione cinematografica restava poco più di una comparsa; il suo lavoro vero era confinato nei contenuti speciali del DVD. Non disse molto, in pubblico. Agli amici, però, confidò la profondità di quella ferita. Cominciò a bere. L'ultimo film che girò fu Puerto Vallarta Squeeze, accanto a Harvey Keitel, uscito postumo nel 2004. Sul set, Keitel rimase colpito dalla sua presenza: «Questo ragazzo è bravo», disse al produttore. «Quando lo guardavamo in moviola, dicevamo tutti: avrà una grande carriera.» Era il 2003, e a Jonathan Brandis restavano pochi mesi.

11 novembre 2003: il corridoio dell'appartamento

La sera dell'11 novembre 2003, un amico arrivò all'appartamento di Brandis nei pressi di Hollywood e lo trovò impiccato nel corridoio. I paramedici lo trasportarono al Cedars-Sinai Medical Center, dove morì il pomeriggio del 12 novembre alle 14:44, in conseguenza delle ferite riportate. Aveva ventisette anni. Non lasciò alcun biglietto d'addio. Il corpo fu cremato; non si tenne alcuna commemorazione pubblica, e questo silenzio, più della morte stessa, sembrò tradire la sua solitudine finale. Il padre Greg, in un'intervista a People del 2021, disse: «La sua morte non fu colpa dell'industria dell'intrattenimento. Ripensandoci ora, vedo che già nei suoi vent'anni mostrava i segni di una depressione maniacale. Spero che chi soffre vada a cercare aiuto.» Il padre parlò, in pratica, di un problema di bipolarismo. Quindi, Jonathan era, molto probabilmente, un uomo malato che non aveva mai avuto modo di riconoscerlo; né lui, né chi gli stava vicino.

Negli anni successivi, una generazione di teenager nata dopo la sua morte ha riscoperto Jonathan Brandis attraverso Instagram e TikTok: Ragazze nel pallone, It, i vecchi episodi di SeaQuest sopravvissuti su Peacock. Il documentario Kid 90 (Hulu, 2021), realizzato da Soleil Moon Frye con i filmini in VHS dell'adolescenza di un gruppo di giovani attori degli anni Novanta, lo ha riportato in scena attraverso messaggi vocali e immagini di una spensieratezza che, a rivedere oggi, appare terribilmente inconsapevole di ciò che avrebbe portato. La sua storia viene citata accanto a quelle di River Phoenix, Brad Renfro, Corey Haim: i fantasmi della generazione dei bambini-attore consumati troppo presto. "Qual è la tua identità, quando sei stato sulle copertine delle riviste per anni e poi tutto questo cessa?" chiese Tatyana Ali, anni dopo, riferendosi a Brandis. È la domanda giusta. È la domanda a cui Jonathan non seppe rispondere.

Vero Nome:

Jonathan Gregory Brandis

Luogo e data di Nascita:

Danbury, Connecticut, USA, 13/04/1976

Luogo E Data Di Morte:

Los Angeles, California, USA, 12/11/2003

Scritto da Exxagon nel maggio 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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