Mai-Chan's daily life
-
Voto:
Regista dal nome d’arte programmatico, il quale, quindi, non ci stupisce stia dietro ad una serie di titoli fortini assai (Bloodrome, 2019; Bloodrunner Zero, 2018; Bloodblack, 2020) ed ora Mai-chan no Nichijô, trasposizione live action del manga ero-guro che Waita Uziga pubblicò nel 2003 per Sanwa Shuppan. La trama di questo film, che si inserisce nell'alveo dello shock cinema nipponico tracciato dalla serie Guinea Pig negli anni Ottanta, è esile. Miyako (Miyako Akane) risponde a un annuncio per un posto di domestica a tempo pieno in una villa isolata. Qui, trova già al lavoro Mai-Chan (An Koshi), coetanea che cela un segreto fisiologico: qualunque mutilazione le venga inflitta, essa si rimargina e ricresce, in una condanna pseudo-mitologica che ricorda il fegato di Prometeo, sempre integro e sempre pronto per il supplizio successivo. Il padrone di casa, immobilizzato su una sedia a rotelle (Shôgo Maruyama), e la governante Kaede (Soaco Roman) usano questa invulnerabilità per allestire un teatro privato di tortura e umiliazione sessuale. Miyako, spettatrice dapprima inorridita, scoprirà che quelle scene la eccitano, e, in pochi minuti, passa da testimone riluttante a partecipante attiva, fino a un bacio che si conclude con la lingua di Mai-chan strappata via. Per un film il cui vero capitale resta l’effettistica e l’erotismo sadomaso, Satô alterna sequenze a colori e in bianco e nero, a voler richiamare le tavole fumettistiche, ma senza che ciò creai particolare senso artistico, anche perché la fotografia e le posizioni di camera rivelano costantemente l'origine da set improvvisato: soffitti industriali in campo, sovraesposizioni, un'illuminazione e una scenografia incapace di simulare la villa di un eccentrico facoltoso e che, invece, paiono disegnare efficacemente il set di un porno squattrinato. L’operazione sembra rifarsi in qualche modo a Bataille: la sequenza in cui l'occhio di Mai-chan viene estratto con una forchetta e ingerito davanti alla camera richiama quasi didascalicamente l'immaginario di “Storia dell'occhio”, in cui l'organo della vista diventa oggetto di consumo erotico nel momento stesso in cui cessa di vedere. Il film, però, pur citando gli ingredienti bataillani, resta principalmente impigliato ad un certo stereotipo dell’ero-guro nipponico: la giovane vittima con la vocina stridula, la sottomissione, la o il “desperation” (cioè non riuscire a trattenere l’urina e farsi la pipì addosso), il saffismo potenziale o reale delle giovani lolite, e via così, il tutto diretto ad un pubblico dal palato già educato al materiale offerto che, si ribadisce, ha a che fare con sevizie e uno splatter davvero marcato che alterna momenti di autentico disagio a derive grottesche. Chi ne sa di manga mi fa sapere che, a differenza del lavoro di Uziga, il film introduce ex novo il personaggio di Miyako ma espunge gli elementi più estremi (in primis quelli pedofili) presenti nelle tavole originali. Per chi conosce il fumetto, quindi, l'adattamento risulterà una versione attenuata; per chi non lo conosce, resta comunque un prodotto ai margini della fruibilità comune. Personalmente, film molto lontano dall'essere essenziale.
Fast rating

Titolo originale
Mai-chan no nichijô
Regista:
Sade Satô
Durata, fotografia
55', colore - b/n
Paese:
Giappone
Anno:
2014
Generi e Temi
Erotic horror, Body horror, Ultragore, Torture porn, Orientale, Estremo, Cannibal
Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
