l'Uomo che bruciava i cadaveri
Voto:
Karel Kopfrkingl (Rudolf Hrušínský), è il meticoloso gestore di un crematorio di Praga, nonché marito premuroso di Lakmé (Vlasta Chramostová) e padre affettuoso di Zina e Mili. Perfetta rispettabilità borghese, insomma. Peraltro, divorato da un'interpretazione personale e distorta del Libro tibetano dei morti, Karel si convince di compiere un atto di misericordia liberando le anime dal peso della carne attraverso il fuoco. Quando il vecchio commilitone Reinke (Ilja Prachař), ora tesserato al movimento nazista, comincia a lusingarlo sulla sua ascendenza germanica, Kopfrkingl si lascia conquistare dai vantaggi personali che potrebbe ottenere aderendo al partito. Il passaggio dall'uomo per bene al delatore, dal marito al carnefice, avviene senza lacerazioni visibili.
LA RECE
Importante film ceco che denuncia la banalità del male attraverso il simbolo del crematorio e la straordinaria interpretazione di Hrušínský, il quale costruisce uno dei più memorabili mostri umani della storia del cinema. Juraj Herz concerta grottesco e orrore ideologico con maestria, anche se l'allegoria politica risulta fin troppo esplicita per turbare davvero lo spettatore. Un film imprescindibile per il cinefilo, con un protagonista talmente ben scritto e interpretato da oscurare persino - ma non del tutto - il messaggio che dovrebbe veicolare.
Detto uno dei migliori film realizzati nella Repubblica Ceca da buonissima parte dei cinefili, ma anche confuso come uno dei vertici della cosiddetta "Nuova Ondata Ceca" (Nová vlna), movimento dissidente rispetto all’oppressione culturale del regime comunista. Juraj Herz non fu mai contento di essere accomunato alla Nova vlna, i cui membri lui considerava pretenziosi e snob, ed evitava temi politici, sperando, invece, di essere accostato ad altri registi cechi di matrice artistica più sovversiva come Václav Vorlícek (Superman vuole uccidere Jessie, 1966), Oldrich Lipský (Tri veteráni, 1984) o Milos Macourek (I visitatori della galassia arcana, 1981). L’Uomo che bruciava i cadaveri, tuttavia, fu un film in qualche modo socio-politico, anzi, plateale nel denunciare l’omologazione e la complicità del ceto medio con il male organizzato, in una doppia allusione al nazismo e, sottotraccia, al regime comunista cecoslovacco. In effetti, la pellicola, adattamento del romanzo di Ladislav Fuks, è così chiara, didascalica nel farlo che il significato scorre senza turbare poi troppo lo spettatore, il quale vede rappresentata, in fin dei conti e per l’ennesima volta, la banalità del male. La vera distinzione, si ha, invece, circa il significante, ovvero il modo in cui tutto ciò viene rappresentato, a partire dalla scelta del simbolo del totalitarismo, ovvero un crematorio, luogo in cui dove i corpi spariscono con ordine, efficienza e buona coscienza. A capo di questa efficienza del Male, abbiamo la strepitosa resa dell’attore Hrušínský che va a disegnare uno dei migliori pseudo-villain di sempre, un borghese piccolo piccolo e viscido viscido, con gli occhi vispi deformati da grandangoli deformanti, gestualità melliflue, promiscuità malsane (quel suo pettinare i cadaveri e poi, con il medesimo oggetto, ripassare i propri capelli) ed un tono monocorde sottilmente intimidatorio. L’interpretazione dell’attore va riconosciuta come una delle più eccellenti nella costruzione di un grande mostro umano del cinema, vera incarnazione del motto arendtiano, ahimè scarsamente noto alla platea perché il film è ceco, è in bianco e nero, ha ritmi lenti e, ora, è pure “vecchio”. Il limite di un film altrimenti eccellente, che concerta al meglio grottesco e orrore ideologico in modo che si alimentino reciprocamente, è quella sua evidente allegoria certo meno sottile di tanti altre variabili mostrate. Pur vero che la narrazione, sia per bravura registica sia per l’eccellente lavoro di Hrušínský, tiene lo spettatore ancorato a qualcosa che va oltre l'apologo politico e si dirige verso la carismaticità del personaggio centrale della storia. Ecco, diciamo che, paradossalmente, il limite maggiore de l’Uomo che bruciava i cadaveri è che l’interpretazione di Hrušínský (ma anche la scrittura del personaggio) è stata troppo buona! Film che il cinefilo deve assolutamente guardare ma al quale potrebbero provare ad accedere anche gli spettatori mainstream un po’ più curiosi.
TRIVIA
Juraj Herz (1934-2018) dixit: “Ho assistito a diverse proiezioni del film in molti paesi diversi, dai Paesi Bassi a Napoli, e mi ha colpito vedere come le reazioni del pubblico fossero completamente diverse in ogni paese. A Praga, la gente era depressa; in Slovacchia, ridevano; nei Paesi Bassi, era una commedia dall'inizio alla fine; in Italia, gli spettatori sono andati dal cinema direttamente al bar perché la cremazione è semplicemente impossibile, orribile e inaccettabile nel loro paese.” (IMDb.com).
⟡ Il film fu candidato alla 42ª edizione degli Oscar nella categoria Miglior film straniero nel 1970.
⟡ Questo film fa parte della Criterion Collection, numero di catalogo 1023, ed è elencato da Letterboxd fra i 250 migliori horror di sempre. Inoltre, il film ha ottenuto una valutazione del 100% sulla base di 6 recensioni di critici su Rotten Tomatoes.
⟡ Il regista convinse con fatica l’attore Hrusínský a partecipare al film perché quest’ultimo temeva di aver ben poco da recitare in un film suddiviso in così tante scene brevi. Inoltre, Rudolf Hrusínský recitava tutte le battute al meglio al primo tentativo finendo per impegnarsi di meno per le successive, poiché iniziava ad annoiarsi; il regista ha riferito che l’attore era pigro nell'imparare le sue battute: gironzolava sul set con fogli strappati della sceneggiatura e li metteva nei punti in cui doveva leggere il testo. Vlasta Chramostová, che interpretava sua moglie, era esattamente l'opposto. Da tipica attrice teatrale, aveva bisogno di alcune riprese di “riscaldamento” e la sua performance migliorava sempre di più. Poiché spesso non riuscivano ad essere sincronizzati a causa di questa differenza, è capitato che alcune delle loro scene insieme, nel caso non fossero nella stessa inquadratura allo stesso tempo, venissero girate separatamente.
⟡ La moglie di Rudolf Hrusínský, presente all'anteprima del film, al termine della proiezione ha commentato laconicamente: «Dio vi punirà tutti».
⟡ La notte dell'invasione delle truppe del Patto di Varsavia (URSS, Polonia, Bulgaria, Ungheria, Germania Est), avvenuta tra il 20 e il 21 agosto 1968, il direttore della fotografia del film, Stanislav Milota, prese la telecamera e il materiale cinematografico destinato a questo film e girò la maggior parte delle riprese dell’invasione che fecero il giro del mondo all'epoca e senza le quali nessun documento del fatto storico sarebbe sopravvissuto fino ad oggi.
⟡ Le riprese esterne sono state effettuate presso il crematorio di Pardubice, che si discosta dalla tipica architettura dell'Europa centrale e ricorda piuttosto un tempio tibetano. Inoltre, parte del film è stata girata in un crematorio con persone realmente decedute disposte per la cremazione.
⟡ Nella scena ambientata nel casinò dopo il funerale ebraico, è impossibile non notare la grande "palla da discoteca" a specchio rotante vicino al soffitto della sala da ballo. Non si tratta affatto di un errore di progettazione: questo dispositivo, così tipico delle discoteche degli anni '80, era infatti un elemento comune nei locali da ballo degli anni '20 e apparve addirittura già alla fine del XIX secolo.
⟡ Herz ha affermato che Jirí Menzel, nel film nei panni di Dvorak, ebbe grandi difficoltà a girare le scene nel crematorio, poiché era ossessionato, forse a livello bacillofobico, dal fatto che gli altri toccavano le bare. Quindi, l’attore pretese che nessuno lo toccasse sul set e lui stesso, fra una scena e l’altra, camminava sempre con le mani alzate.
Fast rating

Titolo originale
Spalovač mrtvol
Regista:
Juraj Herz
Durata, fotografia
95', b/n
Paese:
Cecoslovacchia
1968
Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

