l’Uomo illustrato

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Voto:

Nell'America della Grande Depressione, il vagabondo Willie (Robert Drivas) si accampa per la notte e incontra Carl (Rod Steiger), uomo cupo che indossa soprabito e guanti nonostante il caldo. Aperto il cappotto, Carl mostra un corpo ricoperto di tatuaggi che vanno chiamati «illustrazioni» e che, fissati a lungo, prendono vita e mostrano il futuro. Queste illustrazioni sono state realizzate da Felicia (Claire Bloom), misteriosa donna incontrata in una fattoria isolata. Mentre Carl dorme, Willie guarda le immagini animarsi. La cosa dà vita agli episodi. Ne La savana, due genitori (Steiger e Bloom) comprano per i figli John (Tim Weldon) e Anna (Christie Matchett) una stanza dei giochi capace di ricreare vari ambienti; i bambini si fissano sulla savana africana e cominciano a nutrire leoni che, nel programma, non erano previsti. Ne Le lunghe piogge quattro astronauti sopravvissuti a un atterraggio d'emergenza attraversano a piedi un pianeta per raggiungere un rifugio, ma le tensioni e la pioggia incessante li spingono verso il collasso. Ne L'ultima notte del mondo, tutti sognano la stessa fine imminente: si decide di somministrare pillole letali ai bambini per non farli soffrire. Nel finale, Willie scorge nell'unico lembo di pelle ancora libero la propria morte per mano di Carl.

LA RECE

Tre racconti di Bradbury, uniti da una cornice fiabesca di tatuaggi animati, vengono resi da Smight con ambizione ma senza coerenza di tono. La cornice con Steiger e l'episodio spaziale funzionano un poco meglio del resto. Resta (forse) un fallimento nobile, interessante per l'idea, l'atmosfera e la bizzarria.

Sarà che Ray Bradbury (1920-2012) era un autore di allegorie e immagini poetiche più che di fantascienza pura; proprio per questo il cinema lo ha trattato con alterna fortuna, da Fahrenheit 451 di Truffaut (1966) a Qualcosa di sinistro sta per accadere (1983). Jack Smight, regista di Airport 1975, sceglie tre storie sulle diciotto della raccolta scritta da Bradbury 1951 e costruisce attorno a esse una cornice: lo schema del portmanteau, caro all'Amicus e non solo, in cui un narratore enigmatico introduce racconti autonomi. Per quanto riguarda l’Uomo illustrato, paradossalmente, la parte migliore è proprio la cornice, che nel libro, a quanto mi si dice, occupava solo due pagine e qui acquista spessore. I dialoghi sono abbastanza curati, i tatuaggi sono stilizzati con eleganza e Steiger, in quanto Steiger, ci regala un Carl burbero e malinconico, anche se il pericolo di overacting non sempre viene scampato… in quanto Steiger. I tema della pelle come archivio di ricordi è interessante, così come la fuga di Willie dalla profezia del proprio omicidio; qualcosa che ricorda l’Edipo, per cui il destino finisce per compiersi proprio a causa del movimento che si è fatto per impedire che si compisse. Gli episodi, però, sono molto meno riusciti. Il primo avrebbe potuto essere ben più interessante, con i genitori che hanno delegato la cura alla macchina, e i leoni come aggressività infantile senza argine; non ultimo, il merito di aver anticipato sia molte delle cose di cui si discute oggi circa l'educazione familiare, sia una certa idea di realtà virtuale (cfr. l’Holodeck dell'universo di Star Trek, che compare in Star Trek: Generazioni, 1994). Smight, però, ne fa un pastrocchio di lunghe spiegazioni sul futuro, in un ambiente kitsch che dovrebbe sembrarci un domani futuribile e, invece, pare la casa di qualche ricco eccentrico degli anni Settanta. Il secondo episodio, quasi per esclusione, risulta essere il racconto più efficace; sarà anche per un ambiente alieno in effetti misterioso e per lo scroscio di una pioggia costante che logora lo spettatore come gli astronauti. L’inutile apparizione di Claire Bloom nel rifugio, assolutamente immotivata, dovrebbe valere, suppongo, come il ciclico e non causale ritorno di cose e persone in diversi ma interconnessi destini (cfr. Cloud Atlas, 2012). L’ultimo episodio, decisamente visionario (gente del futuro che vive in tendoni in mezzo al verde e si veste con tuniche, senza infrastrutture, etc.), gestisce con debolezza e prevedibilità il tema del figlicidio; vale, piuttosto, per una scena di sesso “velato” con Steiger che, francamente, nessuno ambiva a vedere. Il difetto del film, nel suo complesso, non è lieve, perché è sia di grammatica che di sintassi. Il girato non sempre è ben montato (cosa evidente nel primo episodio) ma, soprattutto, non si capisce bene dove si voglia andare a parare e, nel frattempo, lo spettatore viene tediato da dialoghi che non hanno neppure particolare profondità. L’impressione è quella di un’occasione sprecata. Forse vale qualcosa per il fattore “weird” e, certo, per il fascino delle pellicole di quegli anni, ma la pellicola non convince e, peggio, mi ha alquanto tediato. Quindi, pollice verso, benché non brutalmente sconsigliato.

TRIVIA

Rodney Stephan Steiger (1925-2002) dixit: “Le persone di successo hanno il controllo del tempo della loro vita. Un calzolaio che possiede il suo negozio si alza una mattina e dice «Non apro» è una persona di successo.” (IMDb.com)

⟡ Rod Steiger ha confessato che Ray Bradbury si è rifiutato di scrivere la sceneggiatura del film e ha preferito lasciarlo fare a lui.

⟡ Quando Jack Smight contattato Ray Bradbury per l'acquisto dei diritti del libro, Bradbury lo informò che lo avrebbe venduto se il ruolo del protagonista fosse andato a Burt Lancaster, Paul Newman o Rod Steiger.

⟡ L'astronave a grandezza naturale precipitata utilizzata nel secondo segmento, «The Long Rain», è, in realtà, l'astronave utilizzata in Il pianeta delle scimmie (1968), L'altra faccia del pianeta delle scimmie (1970) e Fuga dal pianeta delle scimmie (1971).

⟡ Il Direttore del trucco Gordon Bau e un team di otto assistenti hanno impiegato dieci ore ad applicare i tatuaggi temporanei a Rod Steiger, più un'altra giornata intera per fare disegni sulle mani, sulle gambe e nella parte inferiore del corpo. Secondo il Guinness dei primati, questa pellicola ha il record per il tempo più lungo per l’applicazione del trucco.

⟡ Kirk Douglas era desideroso di interpretare il ruolo principale. In precedenza, aveva anche posseduto i diritti dei testi di Ray Bradbury “Something Wicked This Way Comes” e “The Martian Chronicles”.

⟡ Claire Bloom e Rod Steiger erano sposati al momento delle riprese. Divorziarono lo stesso anno in cui uscì il film, il 1969.

⟡ Rod Serling, il padre di Ai confini della realtà, che ha utilizzato a propria volta i lavori di Ray Bradbury, ha definito questo film come uno dei peggiori mai realizzati.

⟡ Molte delle scene all'aperto sono state girate al Fox Ranch/Malibu Creek State Park, lo stesso posto in cui fu girato MASH (1972).

⟡ Nella puntata dei Simpson Treehouse of Horror IV Bart e Lisa incontrano una parodia del personaggio dell’Uomo illustrato.

Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di pessimo livello

Titolo originale

The Illustrated Man

Regista:

Jack Smight

Durata, fotografia

103', colore

Paese:

USA

Anno:

1969

Generi e Temi

Portmanteau, Sci-Fi, Weird

Scritto da Exxagon nel novembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0