l'Appartamento del 13° piano
Voto:
Marcos (Vicente Parra) è un taciturno operaio del mattatoio che vive in una baracca ai margini di una Madrid che si sta espandendo con nuovi palazzi borghesi. Tutto precipita dopo un delitto casuale: lui uccide un tassista per un diverbio e la fidanzata Paula (Emma Cohen), unica testimone, minaccia di denunciarlo. Marcos la strangola. Da quel primo gesto la catena non si spezza più: chiunque si avvicini troppo - il fratello Esteban (Charly Bravo), chi sospetta, chi domanda - diventa persona da uccidere e corpo da nascondere. I cadaveri si accumulano nella camera da letto, e il macello dove Marcos è il mezzo per disfarsene. Intanto, l’amico gay Néstor (Eusebio Poncela) guarda dal balcone con il binocolo…
LA RECE
Nonostante il titolo internazionale The Cannibal Man, il film di Eloy de la Iglesia non mostra alcun cannibalismo, ma si rivela una cruda diagnosi sociale mascherata da horror. Marcos, operaio alienato di un brutale mattatoio, scivola inesorabilmente nell'omicidio plurimo, trasformando la propria casa in un soffocante ritratto viscerale di putrefazione e disperazione. È anche una pionieristica esplorazione di una relazione omosessuale tra il degradato protagonista e il voyeur borghese Néstor.
Nessun cannibale, malgrado il titolo internazionale The Cannibal Man. Eloy de la Iglesia (Overdose, 1983), cineasta basco formatosi nella Spagna franchista, gira nel 1971 (fa fede la nota legale di copy) un horror che si muove in quella zona grigia nella quale l'orrore smette di essere spettacolo e si fa diagnosi sociale, storia di un uomo che scivola nell’omicidio plurimo e nello smembramento di cadaveri come “naturale” conseguenza di un orrore che lui viveva già da tempo, per il lavoro in un brutale mattatoio (le immagini più forti del film), per il degrado e l’emarginazione del proprio domicilio. Morte, insomma, come distillato di una condizione sociale. A ciò si aggiungano due particolari non da poco: la relazione apertamente gay tra i suoi protagonisti, primo caso nel cinema spagnolo (De la Iglesia sarà tra i pochi registi apertamente omosessuali del suo Paese); l’ingaggio di Vicente Parra come sconvolto e sudaticcio protagonista, fino ad allora divo romantico e volto rassicurante del cinema iberico. Insomma, per Parra un enorme e coraggioso rovesciamento del suo passato di attore amato, una scelta di casting che diventa essa stessa un atto critico. Marcos non è un killer raffinato o uno per il quale si abbia una anamnesi infantile infausta (a che se si lascia intendere che sia una persona che abbia avuto problemi relazionali). Rispetto al classico piacere sadico del serial killer, Marcos si trova soffocato in una meccanica dell’inevitabile; inevitabile, ovviamente, secondo il suo giudizio. De la Iglesia isola il protagonista in un'unica ambientazione, la casa-mattatoio, e la trasforma in un riflesso della sua degradazione interiore: odori, silenzi, mosche, deodoranti spruzzati invano contro il tanfo della putrefazione. Il lavoro alienante al mattatoio non è solo dimensione professionale, ma diventa fenomeno pervasivo e identitario. Attorno al protagonista, il regista dispone una geografia sociale altrettanto alienata in prossimità di una nuova Madrid vicinissima ma irraggiungibile. Da uno dei palazzoni di questa nuova società agiata, si affaccia l’azzimato Néstor (Eusebio Poncela, al suo esordio cinematografico) il cui personaggio è una sorta di ribaltamento di quanto visto ne la Finestra sul cortile (1954): Néstor osserva non per scoprire e denunciare ma per conquistare Marcos, il quale è comunque troppo sconvolto per comprendere la valenza dell’interesse di Néstor nei suoi confronti; un legame che si scrive al contempo come perturbante ma anche, vedremo, comprensivo e salvifico. D’altra parte, in Néstor, e nella sua scopofilia di borghese osservatore di proletari - e pure un po’ demiurgo - riconosciamo lo stesso regista. Il quadro che De la Iglesia riesce a comporre con pochi strumenti è quello di un orrore più incline alla visceralità che al sangue, anche un poco in odore di western moderno, in cui l’atmosfera viene resa in modo così eccellente che quasi lo spettatore sente anch’egli l’odore di putrefazione che striscia fuori dalla camera da letto di Marcos, un serial killer che, in definitiva, muove anche a lurida pena. Si perdonano a l'Appartamento del tredicesimo piano una certa reiterazione del meccanismo omicidio-scoperta-omicidio. Plus, il nudo contenuto di Emma Cohen (1945-2017) che mostra un seno splendido. Fra i film di un catalogo come il mio, questo lavoro di De la Iglesia è decisamente consigliato.
TRIVIA
Eloy de la Iglesia (1944-2006) dixit: “Provo un fascino per quella classe sociale che non è la mia, ma che capisco perché io, pur trovandomi in una situazione agiata, non smetto di far parte di un certo mondo di emarginazione. Credo che sia un problema puramente sensoriale. Mi sembra più appassionante dal punto di vista cinematografico riflettere su questo piuttosto che realizzare una commedia raffinata. È un tema morboso ed estetico che mi appartiene. Ne sono attratto, mi piace osservarlo e parlarne” (Elmundo.es).
⟡ Il titolo internazionale The Cannibal Man è fuorviante e mirato ad attirare la curiosità degli appassionati di horror: nel film non c'è traccia di cannibalismo, a parte la brevissima scena all'osteria. Nei primi anni Ottanta, la videocassetta UK finì nella famigerata lista dei Video Nasties e venne perseguita con successo. A conti fatti, però, il film deve quella nomea quasi soltanto al titolo "cannibale": al di là di alcune immagini girate nel mattatoio, la violenza esplicita è piuttosto contenuta.
⟡ All'uscita la pellicola fu accompagnata da una trovata pubblicitaria d'altri tempi: nelle sale venivano distribuiti gratuitamente, insieme al biglietto, dei sacchetti per il vomito, i celebri vomit-bag, per cavalcarne la fama di film "violento" e gonfiare gli incassi.
⟡ Il film segna l'esordio cinematografico di Eusebio Poncela che, negli anni Ottanta, sarebbe diventato uno dei volti feticcio del cinema di Pedro Almodóvar.
Fast rating
Titolo originale
La semana del asesino
Regista:
Eloy de la Iglesia
Durata, fotografia
98', colore
Paese:
Spagna
Anno:
1971
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0