la Casa delle luci
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Voto:
Il prezzo richiesto era di 59.900 dollari; Ron e Doretta Johnson ne pagarono 24.500. Nel 1987, a Marion, in Indiana, i due, in questo modo, si portarono a casa un ex motel e si convinsero di aver fatto l’affare della vita. Poi iniziarono a farsi sentire dei rumori, delle presenze, nonché oggetti che cambiavano posto da soli. Il parapsicologo William Roll, che aveva dato un nome a questi fenomeni («psicocinesi spontanea ricorrente»), non cercò il fantasma nei muri ma nella testa di Doretta, la quale aveva avuto un’infanzia di maltrattamenti che la casa sembrava rimettere in scena. Lei ne ricavò un libro, “The People in the Attic”, e quella storia di spettri che somiglia a una seduta di analisi approdò, anni dopo, nel palinsesto di una rete generalista. Nell’ottobre 1996, a due giorni da Halloween, con il titolo The Uninvited - nel Regno Unito nel 1997 e in DVD negli Stati Uniti nel 2004 divenne Victim of the Haunt - la CBS lo mise in onda ma con un’importante modifica: l’abuso infantile divenne un lutto, materia molto più adatta al pubblico tv. Doretta diventa Pattie Johnson (Sharon Lawrence), che ha appena perso il figlio che portava in grembo e si trasferisce in una casa nuova di zecca, nel cuore della periferia, con il marito Charles (Beau Bridges) spesso lontano per lavoro, e il piccolo Jonathan (Alex D. Linz) di tre anni. Gli oggetti si spostano, le ombre si addensano, e la presenza sembra puntare dritta al bambino. A metà film arriva Delia (Shirley Knight), una sensitiva minuta ed eccentrica, che dà ragione ai timori di Pattie: nella casa vive lo spirito di un uomo che, settantacinque anni prima, uccise il figlio piccolo e fu poi ucciso dalla moglie, e adesso vuole Jonathan. Il passaggio dall'abuso al lutto è più di una censura: sposta il peso da ciò che è stato fatto a ciò che manca. Cade anche un dettaglio disturbante, quello di un motel, luogo di passaggio per definizione, trasformato in villetta di periferia, emblema del sogno di stabilità americano. L’intuizione più interessante, la casa come proiezione di una ferita, resta in superficie mentre prevale il melodramma. Ne esce, comunque, una simmetria involontaria: il vero antagonista è il padre, quello assente (Charles) e quello assassino (lo spettro), mentre la madre, che ha perso un figlio, deve proteggere l’unico che le resta. Karen Clark preferisce il pianto al macabro, e Larry Shaw, mestierante televisivo, non trova un linguaggio visivo per la paura: porte, spifferi gelidi, un bambino che parla con qualcuno che non c’è. Tutto già visto in Poltergeist (1982), e il confronto si perde a ogni scena. Qui, il salvataggio è tutto sulle spalle di Sharon Lawrence, reduce da tre anni di candidature agli Emmy per NYPD Blue (1993-2005): la sua Pattie è una donna già incrinata che si trova a difendere quel poco che le resta, e il terrore, in lei, ha la faccia della stanchezza. Beau Bridges si accontenta di una parte scritta a metà, Charles, assente nella casa e nella sceneggiatura; Linz, più tardi in Mamma, ho preso il morbillo (1997), è un bambino a metà tra inquietante e tenero. Film non brutto ma piatto e che non lascia traccia dopo la visione. Può essere ok da far scorrere in tv mentre fate i mestieri o cose così.
Fast rating
Titolo originale
The Uninvited
Regista:
Larry Shaw
Durata, fotografia
94', colore
Paese:
USA
Anno:
1996
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nel novembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0