Corruzione a Jamestown

Voto:

Peter Carter (Patrick Allen), la moglie Sally (Gwen Watford) e la figlia di nove anni Jean (Janina Faye) arrivano dall'Inghilterra in una cittadina canadese, dove Peter ha ottenuto il posto di preside. Jean fa subito amicizia con la coetanea Lucille (Frances Green), che la porta in una grande casa dove si possono avere caramelle gratis dall’anziano padrone di casa Clarence Olderberry (Felix Aylmer). La sera, tornata a casa, la bambina racconta con disarmante candore di aver ballato nuda per un anziano signore. Il vecchio è il patriarca della famiglia che da generazioni possiede la segheria e mezzo paese. Il capitano Hammond (Budd Knapp) consiglia di lasciar perdere, il figlio Clarence Jr. (Bill Nagy) minaccia di schiacciare chiunque sporchi il buon nome degli Olderberry. I Carter vanno avanti, e portano il caso in tribunale, in pratica contro un intero paese.

LA RECE

Hammer anomalo, coraggioso e poco visto. Il film di Frankel, sul testo di Roger Garis, sposta l'orrore dal mostro alla comunità che lo protegge, sdoppiando il male tra un padre muto e un figlio che ne amministra l'impunità. Il processo diventa un secondo abuso e l'innocenza infantile un territorio che gli adulti contaminano nel tentativo di difenderlo. Il finale sul lago, di rara crudeltà visiva, trasforma un dramma sociale in uno degli incubi più riusciti della casa inglese.

Colpo di coda di Anthony Hinds della Hammer, fabbrica britannica di horror goticheggianti, che decide di sottoporre a Cyril Frankel l'adattamento di “The Pony Cart”, dramma teatrale di Roger Garis su un tema che il cinema maneggiava con le pinze: la pedofilia. Frankel (É meraviglioso essere giovani, 1956; Alive and Kicking, 1958) era un regista fino a quel momento confinato in soggetti leggeri e per l'infanzia. Il regista accettò dopo avervi letto in filigrana “Un nemico del popolo” di Ibsen, e la chiave era quella giusta: più che l'orco, al centro del film c'è una comunità che preferisce non sapere. L'accoglienza fu gelida e la stampa infastidita. Al botteghino il film non andò bene, anche se cercò di non spaventarlo con il titolo Never Take Candy from a Stranger, non accettare caramelle da uno sconosciuto. Mentre in USA i film venne pesantemente boicottato, ignorato da molti circuiti o del tutto bandito dalle sale locali che si rifiutavano di proiettare una storia del genere, nel Regno Unito andò ancora peggio: il film ricevette un visto censura "X". Corruzione a Jamestown è rimasto a lungo una reliquia di magazzino, riemersa solo grazie all’eco degli appassionati al quale mi pregio di partecipare. Il titolo della distribuzione italiana è fuorviante solo in parte, perché un principio di corruzione nella cittadina canadese del film è evidente, e non tanto nella figura del vecchio pedofilo indementito Clarence, il quale non pronuncia nemmeno una parola, ma nella persona di suo figlio che Nagy rende con untuosa prepotenza, quasi fosse un mafioso. Evitando la costruzione del mostro classico, cosa che sarebbe stata facilissima per la Hammer, il film riesce a mettere a nudo il meccanismo del diniego collettivo, la reputazione che si fa sistema di potere, l’omertà comprata con i favori. Il paese sa da sempre della pedofilia del vecchio fondatore, e si ricompatta contro i nuovi arrivati per difendere non tanto il pedofilo in sé ma la propria apparente immagine civile. Interessante anche il modo in cui viene descritta l’infanzia. Jean racconta il fatto senza alcuna vergogna; è lo sguardo allarmato degli adulti a trasformarlo retroattivamente in trauma, e da lì nascono gli incubi del vecchio nell'armadio (ma si potrebbe anche dire che la leggerezza della bimba nel raccontare sia una difesa - isolamento dell’affetto - e l’incubo sia una manifestazione inconscia del trauma). Il processo, poi, replica la violenza con altri mezzi: il controinterrogatorio della difesa è un secondo abuso per la bimba (forse negli anni Cinquanta poteva andare così, oggi impossibile!), e la scelta dei Carter di ritirarsi suona sia come comprensibile, sia come una sconfitta. Poi arriva l'ultimo atto, e il dramma civile diventa horror puro con l’orco che insegue le bimbe nel bosco. Nella fotografia in bianco e nero di Freddie Francis, il riflesso di Olderberry attende immobile nell'acqua mentre la cima d'ormeggio affiora e si tende: è una delle scene più agghiaccianti dell'intero catalogo Hammer, degna de il Mostro di Mägendorf (1958) di Vajda, che con questo film condivide boschi, bambine e dolciumi. Finale da manuale, spaventoso e spietatissimo secondo una cinica legge del contrappasso. Attori tutti in forma smagliante, soprattutto la nonna Martha, anch’ella ambigua forte, e la piccola Janina Faye (l'Invasione dei mostri verdi, 1963) che reciterà fino al 2000. Nessun futuro, invece, per Frances Green, la piccola Lucille, sparita nel nulla. Film ben poco noto, consigliatissimo e apprezzabile da un pubblico trasversale. Voto un po' dopato.

TRIVIA

Janina Faye (1948) dixit: “Never Take Sweets è, a mio parere, un film molto sottovalutato e avvincente. La storia che racconta e il messaggio che trasmette sono attuali nella società odierna quanto lo erano allora, forse anche di più. Patrick Allen e Gwen Watford sono stati i due dei genitori “da schermo” più simpatici che abbia mai avuto. Purtroppo, Gwen Watford è morta da poco; era una signora meravigliosa e un’attrice straordinaria. Rivedendo il film oggi, trovo che il suo rapporto con me nella storia risulti estremamente delicato e commovente. Anche Patrick Allen mi ha sempre sostenuto e, sullo schermo, è stato rappresentato un rapporto meraviglioso tra padre e figlia. (Janinafaye.com)

⟡ La nota di copyright ad inizio film, indica il 1952; tuttavia, essa fa riferimento al testo teatrale di Garis. Il film ma è del 1960, per la precisione è uscito a Londra il 4 marzo 1960. Le riprese iniziarono nell'ottobre del 1959 per la regia di Cyril Frankel, girate in bianco e nero e nel formato "HammerScope", una variante proprietaria ed economica del CinemaScope della 20th Century Fox introdotta nel 1957 dalla Hammer; si trattava di un processo di ripresa anamorfico per pellicole a 35mm in formato Breitwand (widescreen).

Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di ottimo livello

Titolo originale

Never Take Sweets from a Stranger

Regista:

Cyril Frankel

Durata, fotografia

81', b/n

Paese:

UK

Anno:

1960

Scritto da Exxagon nel ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0