La donna delle tenebre
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Voto:
Elizabeth Richmond (Eleanor Parker) vive non agiatamente con la zia alcolizzata Morgan (Joan Blondell) e lavora in un museo. Affetta da un disturbo dissociativo causato da un trauma infantile, la giovane oscilla tra tre personalità distinte: la timida e repressa Elizabeth, la provocante e dissoluta Lizzie che frequenta bar malfamati alla ricerca di uomini, e la latente Beth, nucleo autentico della sua identità. Elizabeth invia a se stessa lettere minatorie senza rendersene conto, manifestando i propri conflitti interni. Lo psichiatra Neal Wright (Richard Boone) la prende in cura, utilizzando l'ipnosi per penetrare i recessi della sua psiche frammentata.
LA RECE
Stroncato all'epoca ma oggi rivalutabile come b-movie sincero, uno psycho-noir asciutto sorretto dalla brava Parker e dalla magnetica Blondell. La rappresentazione del disturbo dissociativo è semplificata secondo i canoni del "cinema psichiatrico" anni Cinquanta. Tra thriller e melodramma senza mai osare davvero troppo, restando, comunque, un prodotto gradevole.
Risposta della MGM a la Donna dai tre volti (1957) realizzato dalla 20th Century Fox, uscito quattro mesi prima e vincitore di un Oscar, anche quello a raccontarci di una giovane donna dissociata e del medico che l’aiuta con l'ipnosi. Un’operazione sulla cresta dell’onda dell’interesse dei tempi per la psicanalisi e per fenomenologie della psiche sempre un po’ arcane e misticheggianti (la personalità multipla, l’ipnosi) che, tuttavia, né piacque alla scrittrice Shirley Jackson dal cui romanzo “Lizzie” (the Bird’s nest) il film venne tratto, né entusiasmò la critica: lo spietato Bosley Crowther del New York Times, nell'aprile ’67, liquidò il film come "sciocco e generalmente noioso", giudizio severo ma comprensibile nel contesto di un'epoca che preferiva il realismo sociale alle derive exploitation. Oggi, liberato sia dal confronto con la Donna dai tre volti, sia da peculiari correnti critiche, Lizzie emerge come un b-movie sincero e artigianalmente solido, sorretto da performance femminili di buono spessore e da una regia consapevole dei propri mezzi espressivi. Haas, regista boemo, operando con risorse limitate, costruisce un psycho-noir asciutto e nervoso attorno alla figura di Elizabeth, ben resa dalla Parker che evita le trappole del manierato e ci documenta, con la sua personalità "cattiva", seduttiva, moralmente ambigua, gli stereotipi sulla sessualità femminile degli anni Cinquanta. Le sequenze più memorabili - la scena dei tre specchi che moltiplicano il volto della protagonista, le lettere minatorie che Elizabeth scrive inconsapevolmente a se stessa, la ricostruzione della festa di compleanno che diventa teatro terapeutico - rivelano una sensibilità registica e narrativa non così dozzinale. Plus, la presenza di Joan Blondell che offre una valida presenza scenica nel ruolo della zia Morgan, alcolizzata perenne in vestaglia che abita gli spazi più sensibili del racconto. Il personaggio rimane enigmatico, forse poco sviluppato, ma Blondell impregna ogni battuta di una ironia malinconica e ricorda quel tipico modello della diva in disarmo (Bette Davis, Gloria Swanson, ...). Richard Boone, invece, interpreta lo psichiatra Neal Wright secondo i canoni dell'epoca: figura paternalistica che penetra - verbo non a caso - i misteri della psiche femminile attraverso l'ipnosi, sorta di soggetto umano a metà fra l’affidabilità scientifica positivista e il prete secolarizzato che ha a che fare con la psiche-anima. È, però, sul piano scientifico che il soggetto regge poco. La rappresentazione del disturbo dissociativo (già di suo tema sensibile in ambito clinico, si leggi nei trivia) rimane assai semplificata. La risoluzione terapeutica segue una logica narrativa rassicurante ma psicologicamente ingenua (scoprire il trauma basta per eliminare il sintomo) che però piaceva molto al “cinema psichiatrico” dell'epoca che trasformava la complessità della mente in percorsi lineari di causa-effetto, trauma e catarsi (cfr. Hitchcock di Io ti salverò, 1945; Marnie, 1964). Il vero limite, ad ogni modo, non è quello scientifico ma quello narrativo: il film manca di pepe, non accade mai nulla di davvero pericoloso, non si consuma violenza autentica o pericolosità; l'ombra del suicidio e dell'omicidio viene evocata ma mai materializzata. Questa castrazione drammatica indebolisce l'impatto complessivo, confinando Lizzie in un limbo tra thriller psicologico e melodramma sentimentale. Resta un film dei suoi anni non privo di grazia e intelligenza artigianale.
TRIVIA
Richard Allen Boone (1917-1981) dixit: “Sono cambiato? Forse il successo era necessario per me. Credo che se non l'avessi raggiunto sarei una persona piuttosto infelice. Forse sono una persona infelice. Ma ora che ho ottenuto il successo, in una certa misura, posso decidere cosa voglio - e quello che voglio, in poche parole, è fare il miglior lavoro possibile nelle migliori condizioni possibili.” (IMDb.com).
⟡ Il disturbo da personalità multipla ha generato, nel tempo, un dibattito che non ha mai trovato una quadra definitiva. Nicholas Spanos (1942-1994), brillante professore di psicologia e direttore del Laboratorio di ipnosi sperimentale presso la Carleton University, fu una delle voci più critiche rispetto all'esistenza di questa condizione come entità diagnostica autonoma. Spanos sosteneva che la molteplicità delle identità non fosse il risultato di un processo patologico spontaneo ma, piuttosto, il prodotto di una costruzione sociale mediata dal terapeuta; perciò, i pazienti adotterebbero il ruolo di persone con personalità multiple in risposta a suggestioni implicite o esplicite durante la terapia, complice un contesto culturale che legittima e rinforza questa interpretazione del disagio psichico. La teoria di Spanos evidenziava come molti casi diagnosticati emergessero proprio all'interno di setting terapeutici dove i clinici utilizzavano tecniche suggestive, ipnosi o domande orientate alla "scoperta" di identità alternative. Stessa cosa che avviene in ambiti di indagini di vite precedenti o rapimenti alieni. Quindi, saremmo di fronte ad un disturbo iatrogeno (indotto dal medico): ovvero, manifestazioni isteriformi che assumono la forma di una narrazione patologica strutturata. D’altra parte, l'esperienza clinica conferma l'esistenza di forme gravi di frammentazione identitaria (risposta difensiva estrema a traumi infantili gravi e ripetuti) che precedono e trascendono il contesto terapeutico. Il dibattito resta aperto.
⟡ Come già accennato, la scrittrice Shirley Jackson non rimase affatto colpita dall'adattamento cinematografico del suo romanzo. Il suo giudizio fu: "Abbott e Costello (Gianni e Pinotto) incontrano una personalità multipla".
⟡ Il jazzista Johnny Mathis ha debuttato al cinema nel film proprio in questo fim, e in esso sentiamo sia "It's not for me to say" (uno dei suoi maggiori successi) sia "Warm and Tender", entrambe incluse nel quinto album di Mathis, “Johnny's Greatest Hits”.
⟡ La società di produzione fondata da Kirk Douglas (Bryna Productions) ha partecipato alla realizzazione di questo film insieme alla MGM. Douglas ha affermato di non essere stato entusiasta del progetto sin dall'inizio e di essere rimasto deluso dal risultato. Per la cronaca, Douglas chiamò la sua compagnia Bryina dal nome di sua madre: Bryna Demsky Sanglel. Ricordo che Kirk, vero nome. Issur Danielovitch, era di origine russo-ebraica (tecnicamente bielorusso). Ad ogni modo, i dubbi di Douglas erano fondati: il film fu un insuccesso al botteghino per la MGM, causando una perdita di 154.000 dollari (1 milione e 760.000 dollari nel 2025) secondo i registri dello studio.
⟡ Eleanor Parker interpreta una venticinquenne ma l’attrice ne aveva 35 ai tempi (e si vede).
⟡ La lavatrice a caricamento frontale della zia Morgan è un modello Bendix "S" del 1947 circa, una delle prime lavatrici a caricamento frontale vendute dopo la Seconda guerra mondiale.
Fast rating

Titolo originale
Lizzie
Regista:
Hugo Haas
Durata, fotografia
81', b/n
Paese:
USA
1957
Scritto da Exxagon nel febbraio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

