Exit 8

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Voto:

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Film derivato da videogioco, o gamvie come dico io; in questo caso, si tratta dell'omonimo the Exit 8 sviluppato dalla Kotako Create nel 2023, gioco al quale io ho giocato con piacere e la dovuta frustrazione la quale punisce sia la distrazione, sia l'impazienza, sia la frustrazione stessa che porta a distrazione e impazienza. Io, per quello che conta, non ho superato il livello 6, quindi, la volta che sarò in buona, mi toccherà mettermi d'impegno e uscire finalmente dalla stazione di Kiyosumi-Shirakawa di Tokyo (si dice che sia quella stazione ad aver ispirato gli sviluppatori della Kotako). Ma, quindi, è meglio il videogioco o il film? Be', sono molto simili per molti particolari ma il film genera uno spessore emotivo che manca del tutto al gioco, la cui forza sta proprio nella radicale decontestualizzazione, tale da trasformare il gioco in un incubo escheriano. Il film, invece, pur partendo dalla dinamica del walking smulator con narrativa quasi nulla, raccoglie l'eredità concettuale dei contained thriller come Cube (1997) di Vincenzo Natali e ci inietta un tema psicosociale molto forte. Un impiegato senza nome, definito soltanto come The Lost Man (Kazunari Ninomiya), l'Uomo Perduto, esce da un vagone della metropolitana, proprio mentre la sua ex fidanzata (Nana Komatsu) gli comunica al telefono di essere incinta. Il tema emotivo dell'accettare la paternità è molto acuto, tantopiù che il giovane vede una scena sconfortante in metropolitana fra un uomo sgarbato e una neomamma con bambino che non smette di piangere. Ad ogni modo, il protagonista promette alla fidanzata di raggiungerla in ospedale, ma nel percorrere i corridoi verso l'Uscita 8 si ritrova prigioniero di un loop: gli stessi cartelli, gli stessi poster, la stessa figura di un pendolare, The Walking Man (Yamato Kochi), che gli passa accanto con andatura meccanica e sorriso enigmatico. Un cartello sul muro detta le regole: se noti un'anomalia, torna indietro; se tutto è invariato, prosegui. Otto uscite corrette e sarai libero. Il regista Kawamura, nonché lo stesso Kazunari Ninomiya che ha contribuito alla sceneggiatura, decidono di non limitarsi all'economia produttiva di tre soli tratti di corridoio, e del dispositivo ansiogeno che ciò implica - con alcuni passaggi davvero notevoli quali la visione di sé stesso attraverso una porta oscura - ma arricchisce il tutto come metafora dell'alienazione lavorativa: la sequenza inaugurale nel vagone della metro, gremito di impiegati diretti al lavoro, tutti a guardare lo smartphone, tutti con gli AirPods, è già incubo escheriano o supplizio di Sisifo, se preferite. Da questa premessa sociologica, emerge il nucleo tematico della fuga inconscia dalla paternità imminente. Il bambino che, a un certo punto, accompagna il protagonista, The Boy (Naru Asanuma), è una figura davvero complessa: figlio non nato, proiezione del sé infantile e Doppelgänger che chiede riconoscimento, in una logica che il cinema guardato attraverso una lente psicodinamica definirebbe il ritorno del represso. Il limite di Exit 8, tuttavia, coincide con la sua premessa. Ciò che nel videogioco si esaurisce in un'oretta o più di gameplay ripetuto, nel lungometraggio fatica a sostenere la tensione per l'intera durata: dopo un primo atto ipnotico e un secondo che apre allo sguardo di altri personaggi - c'è anche una studentessa liceale, The High School Girl (Kotone Hanase), che attraversa fugacemente il labirinto - il meccanismo simbolico-psicosociale perde un poco la grip sul meccanismo ludico. Nondimeno, il film stupisce per profondità, per un finale ambiguo che lascia (forse) intendere un mutamento nell'atteggiamento del protagonista, e anche per la finezza di aver recuperato per lo score musicale il Bolero di Ravel, costruito quasi interamente sulla ripetizione di due melodie alternate di 16 battute, rispecchiando il concetto di ripetizione di questa storia. Nel complesso, ne consiglio la visione e sono rimasto gradevolmente stupito dalla cura in scrittura per un oggetto d'ispirazione privo di narrativa, arrivando persino a creare un incubo intimista. Exit 8, tanto per dire, ha ricevuto una standing ovation di otto minuti durante la sua anteprima al festival di Cannes 2025. Consigliato anche il gioco, il quale manca di elementi di riflessione ed emotivi, ma vi farà vivere un'esperienza alienante niente male, da soli o da giocare in coppia.


Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di buon livello

Titolo originale

Id.

Regista:

Genki Kawamura

Durata, fotografia

95', colore

Paese:

Giappone

Anno:

2025

Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0