Helga Anders

Attrice, Doppiatrice

La domenica di Pasqua e la donna con le labbra imbronciate

30 marzo 1986. Mentre mezza Europa celebrava la promessa di risurrezione, questa attrice austriaca di trentotto anni veniva ricoverata in stato di ebbrezza nella clinica del dottor Agirov a Kempfenhausen, sulle rive del lago di Starnberg, per essere poi trasferita in una struttura di Haar, nei pressi di Monaco di Baviera, dove, in serata, i medici ne dichiaravano il decesso. Causa ufficiale: arresto cardiaco, giunto in modo del tutto inaspettato secondo il referto medico. Causa reale: una vita consumata dagli eccessi, dall'abbandono e da quella lucidissima consapevolezza che lei stessa aveva riassunto anni prima in un'intervista al Der Spiegel: «Sono una donna sopra i trent'anni, ma per i miei produttori rimango sempre la caricatura di una diciottenne Brigitte Bardot con le labbra imbronciate. Questo non va bene». E, certo, non andava bene, non era mai andato bene. Eppure, in quegli anni di labbra imbronciate e pellicole in bianco e nero, Helga Anders aveva costruito qualcosa di reale: una carriera di oltre centocinquanta ruoli tra cinema e televisione, una fama europea che attraversava le frontiere, la stima dei colleghi e di qualche critico illuminato. Poi, a poco a poco, tutto si era dissolto.

Le radici tirolesi e l'infanzia divisa

Helga Scherz, questo il suo nome all'anagrafe, era nata l'11 gennaio 1948 a Schwaz, piccola cittadina tirolese nei pressi di Innsbruck. Figlia di un maestro di sci austriaco e di una donna di estrazione contadina originaria della Hallertau bavarese, la piccola Helga si trovò a navigare fin dalla prima infanzia in acque turbolente: aveva appena due anni quando i genitori divorziarono, e la madre la portò con sé prima a Ruhpolding, in Baviera, poi a Bielefeld, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, dove gestiva saltuariamente una fattoria. Due radici, quella austriaca del padre e quella bavarese della madre, che non riuscirono mai a intrecciarsi saldamente, lasciando Helga in quella terra di mezzo che diventerà il territorio emotivo di tutta la sua vita: troppo tedesca per essere austriaca, troppo austriaca per essere davvero tedesca; troppo giovane per i ruoli da adulta, troppo matura per continuare a fare l'adolescente; troppo colta per accontentarsi di ciò che il cinema le offriva, troppo fragile per combatterlo davvero. Una scissione - geografica, identitaria, affettiva - chiave di lettura di tutto ciò che verrà.

La scoperta: Peter Gehrmann e il palcoscenico a otto anni

Fu a Bielefeld che il talento della piccola Helga trovò il suo primo riconoscimento. Peter Gehrmann, attore e direttore del Teatro Statale di Bielefeld, era marito di una delle sue insegnanti, e quando la notò le aprì le porte di un mondo che avrebbe cambiato la sua vita. Grazie a lui, Helga ottenne il permesso di iscriversi a una scuola di danza e, a soli otto anni, debuttò sul palcoscenico del Teatro Statale interpretando il ruolo di Heinerle nell'operetta Der fidele Bauer di Leo Fall. Otto anni. L'età in cui molti bambini stanno ancora imparando a leggere, e Helga Scherz si trovava già sotto i riflettori, a recitare per un pubblico adulto. Non è difficile immaginare cosa significhi crescere con quella precocità addosso: la consapevolezza di essere speciale, il peso delle aspettative altrui, la difficoltà di costruire un'identità propria al di fuori del personaggio. Dopo il trasferimento con la madre sulle rive del Tegernsee, il lago bavarese che sarebbe rimasto il suo luogo del cuore fino alla fine, la carriera teatrale della giovane Helga continuò nei teatri locali, affinando una capacità espressiva che andava ben oltre la sua età.

Il cinema a tredici anni: Heinz Rühmann e la scoperta

La svolta cinematografica arrivò nel 1961, quando la sceneggiatrice Maria von der Osten-Sacken la vide recitare al Bauerntheater am Tegernsee e decise che quella ragazza dai capelli scuri e dagli occhi vivaci aveva tutto ciò che serviva per il grande schermo. A soli tredici anni, Helga ottenne la parte di Brigitte in Max, der Taschendieb (1962), accanto alla leggenda del cinema tedesco Heinz Rühmann, debuttando, non senza una certa ironia, con il nome di Helgi Anders. Nello stesso anno recitò nel telefilm Peter Pan, nel ruolo di Wendy Darling. Era il 1962. La Germania Ovest del Wirtschaftswunder ostentava un ottimismo che nascondeva ferite ancora aperte. In questo clima di rifondazione materiale e rimozione emotiva, una quattordicenne dai modi spicci e dal sorriso leggermente beffardo iniziava a costruire il proprio personaggio: la teenager ribelle che un'industria avrebbe presto imbalsamato in una formula commerciale.

Mädchen, Mädchen: il Bundesfilmpreis e Roger Fritz

Il 1966 fu l'anno che cambiò tutto, nel bene e nel male. Helga partecipò alla serie televisiva Die Unverbesserlichen (Gli incorreggibili), in cui il ruolo dell'irriverente Lore Scholz la rese popolarissima come la "Beat-Teenager" della televisione tedesca, conquistando il BRAVO Otto d'oro nella categoria star televisive, assegnato dai lettori della celebre rivista giovanile tedesca. Ma fu soprattutto Mädchen, Mädchen, diretto dal giovane fotografo e regista Roger Fritz, a segnare il punto di svolta della sua carriera e della sua vita privata. Il film, girato con lo spirito di improvvisazione creativa della Nouvelle Vague, raccontava la storia di Angela, giovane donna che affronta con disincanto e black humour i rituali del corteggiamento nella Monaco degli anni Sessanta. La performance di Helga - sfrontata, ironica, naturale - le valse nel 1967 il Bundesfilmpreis, il massimo riconoscimento cinematografico della Repubblica Federale Tedesca: un segnale inequivocabile che quella ragazza non era soltanto bella, ma aveva qualcosa da dire e il talento per dirlo. Sul set, la diciottenne Helga conobbe il ventinovenne Roger Fritz. La chimica fu immediata. Nel luglio del 1967 i due si sposarono, e dall'unione sarebbe nata una figlia, Tatjana Leslie. Roger la diresse in una serie di film che la sfruttarono come protagonista di storie di violenza e sopraffazione: La peccatrice adolescente (Häschen in der Grube, 1968) e soprattutto the Brutes (Mädchen... nur mit Gewalt, 1969), film coraggioso sulla violenza sessuale e sull'impossibilità per una vittima di essere creduta dalle istituzioni.

Vacanze a Lipizza: i cavalli bianchi e la fama europea

Nello stesso 1966, Helga aveva ottenuto il ruolo protagonista nella serie televisiva Ferien in Lipizza — nota in Italia come Vacanze a Lipizza e in Gran Bretagna come The White Horses — coproduzione tra la televisione yugoslava RTV Ljubljana e la tedesca Südwestfunk. Tredici episodi che seguivano le avventure di Julia/Julka, una quindicenne che trascorre le vacanze nello stud farm dello zio Dimitri ad addestrare i preziosissimi cavalli bianchi Lipizzani. La serie ebbe un successo straordinario in tutta Europa. In Gran Bretagna divenne un programma di culto per generazioni di bambini; la sigla cantata da Ivo Robić è ancora oggi istantaneamente riconoscibile da chiunque abbia più di cinquant'anni e sia cresciuto davanti a un televisore britannico. In Yugoslavia e nei paesi dell'Est raggiunse un pubblico che aveva poche finestre sulla cultura occidentale. Helga Anders, con la sua bellezza particolare e la capacità di trasmettere freschezza e autenticità — «la Lolita del cinema tedesco», secondo la definizione entrata nel Lexikon der deutschen Film und TV-Stars di Heinzelmeier e Schulz — era perfetta per quel ruolo: un'incarnazione dello spirito giovanile europeo che si stava mettendo in marcia verso il Sessantotto.

La copertina dello Stern e il coraggio di essere donna

Il 6 giugno 1971, la rivista tedesca Stern pubblicò una delle copertine più iconiche e controverse della storia del giornalismo europeo. In prima pagina, ventotto donne - attrici, scrittrici, intellettuali - posavano con la didascalia: «Wir haben abgetrieben!», Abbiamo abortito! Nell'interno, 374 donne dichiaravano pubblicamente di aver interrotto una gravidanza (atto ancora illegale in Germania Occidentale) sfidando apertamente la legge e il giudizio sociale. Helga Anders era tra quelle ventotto volti in copertina. L'azione si inseriva nel solco del «Manifesto delle 343» che pochi mesi prima, in Francia, Simone de Beauvoir aveva organizzato sulle pagine del Nouvel Observateur, e segnava un momento cruciale del femminismo tedesco del dopoguerra. Per Helga, tuttavia, quel gesto portava anche una dimensione personale: nel 1970 aveva perso un bambino, probabilmente a causa degli abusi di alcol che già in quel periodo iniziavano a pesare sulla sua salute. Quella dichiarazione pubblica nascondeva, forse, anche il tentativo di dare un senso a una perdita privata.

Il divorzio, la birreria e il tunnel

Il 1974 portò la fine del matrimonio con Roger Fritz. Dopo sei o sette anni di unione, la coppia si separò. Helga aprì un locale a Monaco di Baviera, scelta che, in assenza di buone sceneggiature e di un agente capace, sembrava l'unica alternativa disponibile. Ma la gestione di un locale notturno, con tutto ciò che questo comporta in termini di stile di vita, accelerò drammaticamente la sua dipendenza da alcol e droghe. Le cronache tedesche degli anni Settanta iniziarono a citarla più per i collassi nervosi, le crisi e gli incidenti automobilistici che per le sue interpretazioni. I giornali che un tempo l'avevano celebrata, ora la usavano come materiale per reportage di costume sulla fragilità delle star. La rivista Quick la descrisse come una donna «sprofondata nella palude dei post-sessantottini»: alcol, hashish, LSD, ospedale psichiatrico.

Helga, comunque, tentò di disintossicarsi e ci riuscì almeno parzialmente. Nella seconda metà degli anni Settanta ritornò sugli schermi come guest star nelle grandi serie poliziesche tedesche dell'epoca: L'ispettore Derrick, Tatort, Il commissario Köster. La serie Derrick la ospitò in ben sette episodi tra il 1974 e il 1984, riconoscendo la sua capacità di dare spessore anche a personaggi secondari. Fu particolarmente apprezzata nell'episodio Un caffè da Beate (1978), dove interpretava la protagonista Beate Schill, un personaggio la cui complessità emotiva sembrava attingere direttamente a qualcosa di autentico nell'attrice stessa.

La voce degli altri: il doppiaggio come seconda vita

In quegli anni di semi-ritiro, Helga scoprì, o approfondì, una seconda carriera che avrebbe meritato ben altra attenzione: il doppiaggio. La sua voce divenne la voce tedesca di alcune delle più grandi attrici internazionali dell'epoca. Prestò la sua voce a Laura Antonelli, Edwige Fenech, Ornella Muti (in Un amore di Swann di Schlöndorff, 1984), Jill Ireland, Melanie Griffith, Barbara De Rossi, Geneviève Bujold. Nel 1977, fu la voce di Barbara Magnolfi in Suspiria di Dario Argento. E, con un'ironia che sfida il commento, fu la voce di Pinocchio nella versione tedesca del cartone animato giapponese del 1976: una marionetta di legno che vuole diventare reale, doppiata da un'attrice che cercava disperatamente di liberarsi dal personaggio che il cinema le aveva cucito addosso.

Monicelli e Depardieu: l'ultimo guizzo

Nel 1979 arrivò quella che avrebbe potuto essere la svolta della sua carriera internazionale: il regista italiano Mario Monicelli la volle nel ruolo di Charlotte in Temporale Rosy, coproduzione italo-franco-tedesca con Gérard Depardieu. Avere un ruolo in un film di Monicelli significava essere prese sul serio anche al di là dei confini tedeschi. Ma il mercato cinematografico degli anni Ottanta stava cambiando rapidamente, e le star degli anni Sessanta, anche quelle che avevano saputo rinnovarsi, si ritrovavano sempre più spesso ai margini. Per Helga, che non aveva mai smesso di lottare con i suoi demoni interni, gli anni Ottanta furono un lungo silenzio interrotto da rare apparizioni televisive. Qualche episodio di Polizeiinspektion 1, qualche comparsata in Ein Fall für zwei, e infine il suo ultimo ruolo in Irgendwie und sowieso (In qualche modo, comunque), serie televisiva del 1986. Il titolo suona come un epitaffio: in qualche modo, comunque, aveva resistito fino a quel punto. I tentativi di togliersi la vita documentati nel corso degli anni erano stati almeno sei. Ognuno di essi era rimasto senza risposta definitiva. Fino all'ultimo.

La tomba rimossa: un'ultima, silenziosa crudeltà

helga Fu sepolta nel cimitero di Gmund am Tegernsee, in Baviera, il lago che aveva amato fin dall'infanzia. Ma anche quella quiete postuma era destinata a non durare: nel 2012, le autorità comunali rimossero la sua lapide. Il motivo: nessun membro della famiglia aveva manifestato il desiderio di conservare la sepoltura. Al suo posto, la tomba di un giovane morto in un incidente motociclistico. In quella rimozione c'è la sintesi involontaria di tutta una vita: un talento che non ha trovato il suo posto nel mondo, una donna che è stata usata e poi dimenticata, una storia che si è conclusa senza che nessuno si preoccupasse di mantenerla viva nemmeno nella pietra. Helga Anders rimane, però, viva nei fotogrammi dei film nei quali ha recitato.

Vero Nome:

Helga Scherz

Luogo e data di Nascita:

Schwaz, Tirolo, Austria, 11/01/1948

Luogo E Data Di Morte:

Haar, Baviera, Germania, 30/03/1986

Scritto da Exxagon nel giugno 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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