Brad Renfro

Attore

Brad Renfro: il ragazzo scelto per le sue ferite

Quando Joel Schumacher cercava il protagonista di Il cliente, non voleva un bambino prodigio, di quelli pettinati e disciplinati che le agenzie di Los Angeles sfornano a decine. Voleva, disse, «un ragazzino che capisse fin nel midollo cosa significa crescere troppo in fretta». Lo trovò in un parcheggio per roulotte alla periferia di Knoxville, Tennessee: aveva dieci anni, non aveva mai recitato e si chiamava Brad Renfro. Fu scelto per ciò che la vita gli aveva già tolto, e proprio quella mancanza, che sullo schermo diventò una verità struggente, finì per inghiottirlo. Morì a venticinque anni, solo, in un appartamento di Los Angeles; il cinema aveva comprato il suo dolore, e nessuno si preoccupò di chiedersi cosa sarebbe accaduto quando le telecamere si fossero spente.

Un'infanzia in un parcheggio per roulotte

Brad Barron Renfro nacque a Knoxville il 25 luglio 1982. I genitori divorziarono quando aveva cinque anni, e il bambino fu affidato alla nonna paterna, Joanne Renfro, che lo crebbe in una roulotte fuori città. Con il padre, operaio in fabbrica, il rapporto rimase sempre distante. Fu un'infanzia di provincia americana, fatta di poco denaro, poche regole e una certa naturale sfrontatezza che il ragazzino esibiva come una corazza.

Fu proprio quella sfrontatezza a salvarlo, o a condannarlo, a seconda di come si voglia leggere la sua storia. Un poliziotto in pensione di Knoxville, Dennis Bowman, che teneva nelle scuole i corsi del programma antidroga DARE, rimase colpito dal carisma e dall'intelligenza di strada di quel bambino, e ne segnalò il nome a Mali Finn, la direttrice del casting che stava battendo gli Stati Uniti per conto di Schumacher. C'è qualcosa di tragicamente simbolico nel fatto che la carriera di Brad sia cominciata grazie a un agente antidroga.

Il cliente: il bambino che recitava sé stesso

John Grisham, autore del romanzo, aveva chiesto che il piccolo Mark Sway fosse interpretato da un giovane sconosciuto del Tennessee, e non da un attore bambino di professione. Mali Finn vide circa cinquemila ragazzini; alla fine scelse Brad. Nel 1994, a undici anni, si ritrovò protagonista di uno dei film più visti dell'anno, a fianco di Susan Sarandon e Tommy Lee Jones, nei panni di un bambino testimone di un suicidio e braccato dalla mafia. La sua interpretazione, ruvida e disarmata, colpì tutti: non sembrava recitare, sembrava soltanto essere lì, sospettoso e ferito come un animale selvatico.

Ciò che seguì fu una carriera da enfant prodige: Tom e Huck (1995), in cui fu un Huckleberry Finn perfetto, randagio e malinconico; The Cure (1995), piccolo film struggente sull'amicizia fra due ragazzi, uno dei quali malato di AIDS; e Sleepers (1996) di Barry Levinson, dove interpretava la versione adolescente del personaggio di Brad Pitt, vittima di abusi in un riformatorio. Premi, copertine, interviste. Brad era diventato un idolo delle ragazzine prima ancora di essere diventato un adolescente.

Crescere troppo in fretta, davanti a tutti

Chi lavorò con lui in quegli anni ricorda un ragazzo che sembrava molto più grande della sua età. La scenografa di Tom e Huck, Gemma Jackson, raccontò che a tredici anni Brad pareva già un uomo; il regista di The Cure, Peter Horton, rimase sconcertato dalle lettere dal contenuto esplicito che il ragazzino, dodicenne, riceveva dalle fan. Quella maturità apparente, che il cinema sfruttò con compiacimento affidandogli ruoli sempre più adulti, sempre più oscuri, era in realtà il segno di un'infanzia che non aveva mai avuto il tempo di esistere.

Fuori dal set, nessuno sembrava davvero responsabile di lui. La nonna lo accompagnava, ma non poteva certo arginare un mondo che offriva a un adolescente denaro, adulazione e libertà illimitata. Nel giugno del 1998, a quindici anni, Brad fu arrestato vicino a Knoxville con un cugino: nel pacchetto di sigarette aveva due bustine di cocaina, nel calzino un sacchetto di marijuana. Era l'inizio di una lunga, ostinata discesa.

L'allievo modello: Apt Pupil e il lato oscuro

Paradossalmente, proprio in quel 1998, Brad offrì la sua prova più impressionante. In L'allievo (Apt Pupil) di Bryan Singer, tratto da un racconto di Stephen King, interpretava Todd Bowden, un liceale modello che scopre l'identità di un ex criminale nazista, interpretato da Ian McKellen, e ne viene progressivamente contaminato. Il film raccontava la seduzione del male e la fragilità di un adolescente lasciato senza guida: una storia che somigliava fin troppo alla sua. La sua interpretazione gli valse il premio come miglior attore al Festival di Tokyo.

Ma il ragazzo fragile e il personaggio inquietante cominciavano a sovrapporsi in modo pericoloso. Nell'agosto del 2000, con un amico, tentò di rubare uno yacht nel porto di Fort Lauderdale, in Florida, in un gesto che aveva più della bravata adolescenziale che del crimine; l'imbarcazione, per inciso, era ancora legata all'ormeggio. Fu condannato a due anni di libertà vigilata. Da quel momento, per le agenzie e per i produttori, Brad Renfro diventò un rischio assicurativo.

Gli anni del Bully e di Ghost World: talento in libertà vigilata

Il talento, tuttavia, era ancora lì, intatto. Nel 2001 Brad fu il protagonista di Bully di Larry Clark, cronaca spietata di un omicidio commesso da un gruppo di adolescenti della Florida, e comparve in Ghost World di Terry Zwigoff, diventato poi un film di culto. Erano ruoli coraggiosi in film coraggiosi, ma i suoi giorni di protagonista delle grandi produzioni erano finiti. Seguirono gli arresti per ubriachezza, per guida senza patente, i ricoveri in comunità per la disintossicazione, le ricadute. A diciott'anni era già passato più volte per la riabilitazione. Nel 2003 nacque in Giappone suo figlio, cresciuto dalla madre lontano dagli Stati Uniti. Poco dopo Brad si trasferì a Los Angeles, dove la sua dipendenza cambiò natura e divenne quella più temibile: l'eroina.

Skid Row, 22 dicembre 2005: la foto in prima pagina

Il 22 dicembre 2005 Brad fu arrestato durante un'operazione antidroga sotto copertura nel quartiere di Skid Row, la zona più disperata di Los Angeles, mentre cercava di acquistare eroina. Poco dopo il Los Angeles Times pubblicò in prima pagina la sua fotografia in manette. L'ex bambino del Cliente, quello che aveva fatto piangere l'America, era ora un giovane uomo di ventitré anni con lo sguardo spento, fermato fra i marciapiedi degli emarginati. Ammise di fare uso di eroina e metadone, si dichiarò colpevole e fu condannato a tre anni di libertà vigilata. Passò dieci giorni in carcere nel 2006; nel 2007 un giudice lo richiamò per non essersi iscritto al programma di riabilitazione a lungo termine che gli era stato imposto.

Eppure, nelle ultime settimane, sembrava che qualcosa stesse cambiando. Il cugino Jesse Hasek, cantante della band 10 Years, raccontò che pochi giorni prima di morire Brad era andato a trovarlo con il figlio, e che appariva sereno: «Aveva toccato il fondo, ed era risalito». Aveva appena finito di girare The Informers, tratto da Bret Easton Ellis, e lavorava con una certa regolarità. Forse, per la prima volta, stava davvero cercando di uscirne.

15 gennaio 2008: la morte e il silenzio dell'Academy

Il 15 gennaio 2008 Brad Renfro fu trovato morto nel suo appartamento di Los Angeles. Aveva venticinque anni. Il medico legale stabilì che la causa del decesso era un'intossicazione acuta da eroina e morfina, e la classificò come accidentale. Molti ipotizzarono che, dopo un periodo di astinenza, il suo corpo non avesse più retto la dose alla quale un tempo era abituato: è così che muoiono spesso coloro che provano a smettere. Fu sepolto il 21 gennaio nel piccolo cimitero di Red House, nella contea di Grainger, nel Tennessee in cui era cresciuto.

Diciassette giorni dopo, il 1° febbraio, si spense nella sua casa la nonna Joanne, la donna che lo aveva cresciuto e che lo aveva accompagnato su tutti i set della sua infanzia. Aveva settantasei anni.

Poche settimane più tardi, durante la cerimonia degli Oscar, il consueto omaggio In Memoriam dimenticò di includere il suo nome. La stampa parlò di un'omissione vergognosa: Hollywood, che aveva trasformato quel bambino del Tennessee in una star, non ritenne nemmeno necessario ricordarlo. Altri, invece, lo hanno ricordato. Mark Foster, dei Foster the People, che aveva diviso con lui un appartamento, gli dedicò la canzone «Downtown»; James Franco si fece tatuare il suo nome sulla spalla.

Negli anni successivi, lunghe inchieste giornalistiche si sono interrogate su quanto l'industria cinematografica protegga davvero i bambini che utilizza, quelli senza una famiglia solida alle spalle, quelli che vengono scelti proprio per la loro durezza e la loro solitudine.

Vero Nome:

Brad Barron Renfro

Luogo e data di Nascita:

Knoxville, Tennessee, USA, 25/07/1982

Luogo E Data Di Morte:

Los Angeles, California, USA, 15/01/2008

Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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