Attore
George Sanders: "Caro mondo, me ne vado perché sono annoiato"
Esiste un momento nella vita di alcuni uomini in cui la maschera che hanno indossato per decenni finisce per aderire così perfettamente al volto da soffocarli. George Sanders passò un'esistenza intera a recitare il ruolo del cinico distaccato, dell'uomo di mondo che non poteva essere turbato da nulla, del perfetto gentleman per il quale ogni cosa era appena degna di un sopracciglio sollevato. Poi, una mattina di primavera del 1972, in una camera d'albergo vicino a Barcellona, decise che quella recita era durata abbastanza. Lasciò cinque tubi vuoti di Nembutal sul comodino e un biglietto che sarebbe diventato il suo epitaffio più eloquente: "Caro mondo, me ne vado perché sono annoiato. Ho vissuto abbastanza a lungo. Lascio tutti voi con le vostre preoccupazioni in questo dolce letamaio. Buona fortuna".
San Pietroburgo, 1906: nascere in tempo per vedere crollare un impero
George Henry Sanders venne al mondo il 3 luglio 1906 a San Pietroburgo, nell'impero russo che sarebbe crollato di lì a poco più di un decennio. Suo padre, Henry Sanders, era un industriale britannico del settore tessile; sua madre, Margaret, proveniva da una famiglia russa di classe media . I Sanders vivevano in quella che potremmo definire una dorata enclave coloniale, nella quale l'aristocrazia britannica trasferita si mescolava con l'alta borghesia russa in un mondo che si credeva eterno e che invece stava per dissolversi. George ebbe un fratello minore, Tom Conway, che avrebbe seguito le sue orme nel cinema. Quando la rivoluzione bolscevica mise fine a quel mondo ovattato, la famiglia Sanders fuggì dall'impero morente. George aveva undici anni. I Sanders si stabilirono in Inghilterra, dove George studiò al Brighton College e poi al Manchester Technical College; la sua famiglia sperava che intraprendesse la carriera nel commercio tessile, seguendo le orme paterne, ma George aveva altri piani.
Il grande schermo: nascita di un villain perfetto
Nel 1930, Sanders si trasferì in Argentina per lavorare nel settore tessile, ma l'esperienza si rivelò così deprimente che, quando tornò in Inghilterra, decise di tentare la carriera teatrale. Il suo debutto sulle scene avvenne nel 1934 e, poco dopo, approdò al cinema britannico. La svolta arrivò nel 1936 quando la 20th Century Fox lo mise sotto contratto e lo portò a Hollywood. Da quel momento, la sua carriera esplose in una serie interminabile di ruoli che sfruttavano al massimo la sua voce baritonale e il suo sguardo da aristocratico annoiato: era il villain perfetto, colto, raffinato, elegante e totalmente privo di scrupoli: Jack Favell, il viscido cugino di Rebecca in Rebecca, la prima moglie di Hitchcock, Mr. Freeze in Il figlio di Frankenstein, il perfido Lord Henry Wotton ne Il ritratto di Dorian Gray. Nel 1950, il ruolo di Addison DeWitt in Eva contro Eva gli valse l'Oscar come miglior attore non protagonista: incarnava il critico teatrale cinico e onnisciente, l'uomo che osserva le debolezze altrui con distaccata superiorità. Non fu difficile per Sanders interpretarlo; in fondo, si limitò a portare sullo schermo ciò che era diventato nella vita reale.
Le donne della sua vita: un catalogo di matrimoni falliti
Se la carriera di Sanders fu una serie ininterrotta di villain elegantemente malvagi, la sua vita sentimentale fu un catalogo di unioni destinate al fallimento. Nel 1940 sposò Susan Larson, un'attrice sconosciuta; il matrimonio si concluse nel 1942, così rapidamente che quasi nessuno se ne accorse. Nel 1949 sposò la celebre soubrette ungherese Zsa Zsa Gabor, una delle donne più desiderate d'America. Fu un matrimonio spettacolare quanto disastroso: due ego monumentali che si scontravano quotidianamente. Nel 1954 divorziarono e, in uno dei suoi rari momenti di onestà emotiva, Sanders avrebbe poi ammesso che Zsa Zsa era stata l'unico vero amore della sua vita. Nel 1959 sposò Benita Hume, la vedova di Ronald Colman, un'attrice britannica ritiratasi dalle scene. Questo fu probabilmente il matrimonio più stabile di Sanders: Benita era una donna matura, intelligente, che sapeva gestire i capricci e le depressioni del marito. Ma nel 1967 Benita morì di cancro alle ossa, lasciando Sanders in uno stato di devastazione emotiva dal quale non si sarebbe mai ripreso completamente. In un ultimo, grottesco tentativo di ritrovare ciò che aveva perduto, nel 1970 Sanders sposò Magda Gabor, la sorella maggiore di Zsa Zsa. Fu una decisione assurda, dettata dalla disperazione: sposare la sorella dell'ex moglie nel tentativo di ricreare ciò che era irrimediabilmente perduto. Il matrimonio durò sei settimane.
L'ombra della depressione: quando il cinismo diventa angoscia
Negli ultimi anni della sua vita, Sanders fu sempre più afflitto da una depressione profonda che nessuna terapia sembrava alleviare. Aveva scritto un paio di romanzi, Crime on My Hands e Stranger at Home, pubblicato un'autobiografia dal titolo eloquente, Memoirs of a Professional Cad, provato a reinventarsi come cantante con risultati discutibili. Il mondo del cinema stava cambiando; i ruoli che gli venivano offerti erano sempre più marginali, sempre meno degni del suo talento. Si sentiva obsoleto, una reliquia di un'epoca tramontata. Nel 1972 subì un ictus che gli lasciò problemi circolatori e un indebolimento generale. La prospettiva di una vecchiaia malata, dipendente, privata della dignità, lo terrorizzava. George Sanders, che aveva passato una vita a coltivare un'immagine di controllo assoluto, non poteva accettare l'idea di perdere il governo di sé stesso. La noia di cui avrebbe parlato nel biglietto finale non era semplice tedio; era qualcosa di più profondo.
Castelldefels, 25 aprile 1972: l'ultimo atto
Nell'aprile del 1972, Sanders si trovava a Barcellona, ospite dell'Hotel Rey Don Jaime di Castelldefels. Era solo. Il 25 aprile, dopo aver ingerito una dose letale di Nembutal (nome commerciale del pentobarbital, un barbiturico), si coricò sul letto e scrisse quella nota che sarebbe diventata celebre: "Dear World, I am leaving because I am bored. I feel I have lived long enough. I am leaving you with your worries in this sweet cesspool. Good luck". Caro mondo, me ne vado perché sono annoiato. Ho vissuto abbastanza a lungo. Lascio tutti voi con le vostre preoccupazioni in questo dolce letamaio. Buona fortuna.
Fu trovato il giorno successivo, quando ormai non c'era più nulla da fare. Aveva sessantacinque anni e un'espressione, a quanto pare, serena. Il biglietto venne reso pubblico e fece scalpore: era così perfettamente in linea con il personaggio che Sanders aveva costruito, così elegantemente cinico, così devastantemente onesto. Molti lo presero per una posa finale, l'ultimo gesto teatrale di un attore che non sapeva smettere di recitare. Ma forse era esattamente il contrario: forse, per la prima volta in vita sua, George Sanders aveva smesso di recitare e aveva detto la verità.
L'eredità: un epitaffio che vale mille film
George Sanders fu sepolto, come da sue precise volontà, in Inghilterra. La sua tomba non reca grandi epitaffi, non ne ha bisogno: ha quel biglietto, quelle poche righe che racchiudono una vita intera di disincanto. Nel corso dei decenni, Sanders è diventato una figura di culto, non tanto per i film che ha interpretato quanto per ciò che ha rappresentato: l'uomo che ha portato il cinismo raffinato fino alle sue estreme conseguenze, fino al punto in cui il distacco diventa abbandono. La sua autobiografia, Memoirs of a Professional Cad, pubblicata nel 1960, rimane un documento straordinario: pagine in cui Sanders, con la consueta ironia tagliente, racconta la propria vita come se stesse descrivendo un film altrui, mantenendo fino all'ultimo quella distanza emotiva che fu la sua maledizione e il suo scudo. Nella prefazione scrisse: "Il mio unico rimpianto è di non aver bevuto più champagne".
George Henry Sanders
San Pietroburgo, Russia, 03/07/1906
Castelldefels, Barcellona, Spagna, 25/04/1972
Scritto da Exxagon nel gennaio 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0