Hardcore

-

Voto:

Jake Van Dorn (George C. Scott), rigido imprenditore calvinista di Grand Rapids, Michigan, crede di avere in pugno la propria esistenza ordinata e timorata di Dio, finché la figlia adolescente Kristen (Ilah Davis) non scompare durante una gita parrocchiale in California. L'uomo ingaggia l'eccentrico investigatore Andy Mast (Peter Boyle), che rintraccia la ragazza in un sordido filmetto porno girato in 8 millimetri. La scoperta precipita il padre in un drammatico pellegrinaggio attraverso i bassifondi del sesso a pagamento, tra Los Angeles, San Francisco e San Diego. Fingendosi produttore, Van Dorn passa in rassegna sale a luci rosse e provini di attori improbabili finché non incontra Niki (Season Hubley), spogliarellista e interprete di loop hard che accetta di fargli da guida. Più si avvicina alla figlia, più Jake è costretto a contaminarsi con tutto ciò che aveva giudicato e rimosso.

LA RECE

Nel suo secondo film da regista, Schrader riscrive Taxi Driver in chiave paterna e calvinista, spingendo un George C. Scott dal candore del Michigan agli inferi del porno californiano. L'opera vale soprattutto per la tensione morale irrisolta e per la Niki di Season Hubley, vero cuore pulsante del racconto, piuttosto che per la sua meccanica investigativa. L’epilogo accomodante, coercizione dei produttori, ne smussa la radicalità, ma non cancella un nero metropolitano cupo e ancora perturbante.

Perché vedere oggi Hardcore? In primis, per cogliere lo iato culturale fra il tema del porno, ai tempi visto come recesso morale, mentre oggi pienamente inter(net)connesso alla quotidianità di noi tutti - o quasi - e, per alcuni, non pochissimi, opzione di arrotondamento finanziario o lavoro full time, online o altrove, scevro (o così si pretenderebbe) da qualsiasi giudizio etico, morale, psicologico. Ma cerchiamo di contestualizzare. Hardcore parte da più di un fatto vero. Quando era ancora uno studente delle superiori, il regista Paul Schrader aveva sentito parlare di un’adolescente della zona di Grand Rapids, nel Michigan, che era scomparsa e che, alla fine, era stata vista recitare in un film per adulti. Questo piccolo scandalo locale si è trasformato in modo naturale nella sceneggiatura di questo film, oltre al fatto che lo stesso Schrader, come il protagonista Jake, un tempo studiava per diventare pastore nella Chiesa Cristiana Riformata Olandese; Schrader proveniva, infatti, da una famiglia calvinista molto rigorosa. Questo, e poi l’ispirazione tratta dal classico western di John Ford Sentieri selvaggi (1956) con la ricerca di Ethan delle due nipoti prese ostaggio dai Comanchi. Anzi, Hardcore sembra essere un gemello spirituale di Taxi Driver (1976) scritto da Schrader; di nuovo un uomo dai valori incrollabili che scende negli inferi urbani come in un rito di espiazione. La vita a Grand Rapids descritta in apertura non è colore locale ma la tesi stessa del film: dal candore immobile del Michigan calvinista si sprofonda, per contrasto cromatico e morale, nella California del corpo mercificato. Compatto il consenso sulla regia asciutta e sulla capacità di evocare l'orrore senza indulgere nello shock visivo; lo stile evolve da un naturalismo dimesso, quello in Michigan, a una stilizzazione crescente, fino all'inseguimento finale tra stanze immerse in luci di colori diversi. Il baricentro umano è il peso che il ribellismo fragile e incosciente della figlia affida alle spalle di un padre le cui rigidità ideologiche non sono sufficienti a sostenere; buona, in tutti i casi, la prova di Scott, le cui frizioni con il regista sono ormai leggenda produttiva (leggi sotto). La vera scoperta è Season Hubley: la sua Niki (sostanzialmente una versione più matura del personaggio interpretato da Jodie Foster in Taxi Driver) è il personaggio con cui finiamo per empatizzare più di ogni altro, tanto che una seconda metà costruita sulla sua storia, e non sulla catena degli indizi, avrebbe potuto essere interessante. Il confronto fra puritanesimo e liberazione sessuale resta volutamente ambiguo, e, in quell'ambiguità, sta l'aspetto più perturbante: sotto accusa sono la violenza repressiva della famiglia e la brutalità del sex work governato in modo da sfruttare chi lo esegue. Peccato che l’attrice, ex moglie di Kurt Russell, non abbia fatto migliore carriera. I maggiori dubbi circa Hardcore riguardano la digressione mal calibrata sullo snuff, confuso in modo problematico con il sadomaso, una certa didascalicità sul porno (ma ai tempi era cosa abbastanza nuova e da spiegare) e, soprattutto un epilogo affrettato e accomodante che violava le migliori intenzioni del regista, il quale avrebbe voluto che Jake Van Dorn scoprisse che sua figlia era morta in un incidente stradale del tutto estraneo alla vicenda e, a quel punto, lui sarebbe semplicemente tornato a casa (cfr. Chinatown, 1974); il produttore di allora della Columbia Picture, Daniel Melnick, pretese che Schrader realizzasse un finale più conciliante che, a detta dello stesso regista, ha rovinato il film. Rovinato no, ma gli ultimi dieci minuti lasciano appeso il rapporto con Niki e obbligano ad un dialogo un po’ banale con Kristen. Al di là di ciò, Hardcore resta una pellicola capace di dipingere un certo settore del sex work come psicologicamente sinistro - e, francamente, alcuni settori lo sono (cfr. Graphic sexual horror, 2009) - nonché trasporre il racconto di una figlia perduta nella crisi irreversibile di un sistema di certezze.

TRIVIA

Paul Schrader (1946) dixit: “Quando l’ho scritto, avevo in mente Scott. Ma sai com’è lui, annuncia il suo ritiro ogni anno. Warren Beatty voleva acquistare la sceneggiatura, ma non mi avrebbe accettato come regista. E nella sua versione, sarebbe stata sua moglie, non sua figlia, a partire per la Costa. Non andava bene. Ho tenuto duro. Ho rifiutato una somma di denaro molto ingente. Ho cercato di convincere Scott e ci sono riuscito. Uno dei più grandi attori del mondo.” (Rogertebert.com).

⟡ George C. Scott e il regista Paul Schrader non andavano d’accordo, al punto che a un certo punto Scott si rifiutò di uscire dalla sua roulotte e minacciò di abbandonare il film. Scott accettò di uscire solo dopo aver costretto Schrader a promettere che non avrebbe mai più diretto un film. Ovviamente, Schrader non mantenne la promessa.

⟡ Quando il responsabile delle location Paul Pav stava cercando negozi di porno per il film, si è scontrato con un muro di ostacoli. Pav ha ricordato: «È stata la peggiore esperienza della mia vita. Hanno tutti paura di parlarti. Se dici a un gestore che vuoi girare nel suo negozio di articoli per adulti, ti risponde: ‘Vattene!’. A quel punto devi andare a cercare il proprietario del negozio. È questa la cosa più difficile. Spesso sono avvocati o medici. Dovevo lasciare il mio nome, poi qualcuno mi richiamava. Spesso finivo per parlare con le persone a porte chiuse.”

⟡ Il regista Paul Schrader osserva nel commento audio del DVD del film che George C. Scott aveva cinque giorni di «pausa» previsti nel suo contratto per affrontare i suoi «problemi con l’alcol», se necessario.

⟡ Si è spesso detto che il film abbia ispirato il successivo film del 1999 di Joel Schumacher, 8MM (1999).

⟡ A causa del carattere molto religioso e conservatore della città di Grand Rapids, nel Michigan, durante le riprese la produzione operò sotto il nome di “The Pilgrim”. Quando fu rivelato che il titolo sarebbe stato “Hardcore”, molte attività commerciali e molti cittadini si indignarono, affermando che, se avessero saputo del titolo, probabilmente non avrebbero permesso alla produzione di girare nelle loro location.

⟡ L’attrice di film per adulti Marilyn Chambers fece un provino per il ruolo di un’attrice porno, ma il direttore del casting le diede un’occhiata e disse che era troppo “perbene” per interpretare una regina del porno. La Chambers ha dichiarato in un’intervista che cercavano una donna con i capelli arancioni che masticasse gomma, portasse una borsa grande e indossasse tacchi a spillo, cosa che lei riteneva un vero e proprio cliché. Al suo posto fu scelta Season Hubley.

⟡ George C. Scott ammise in seguito che, sebbene la sceneggiatura gli piacesse, non avrebbe mai accettato il ruolo se avesse saputo che il film sarebbe stato girato in luoghi malfamati della vita reale.

⟡ Il personaggio di Niki indossa una maglietta nera con l’illustrazione di una pillola bianca recante la scritta «Rorer 714», che è Quaalude. Questa maglietta è ancora in produzione. La maglietta è stata realizzata appositamente per questo film, così come quella con la scritta «Sniff» indossata da Niki.

⟡ All’inizio del film, l’uomo che spala la neve da un’auto in un vialetto è il padre del regista Paul Schrader. Sua madre appare in primo piano nell’inquadratura al minuto 3:52. La donna venne a mancare prima dell’uscita del film.

⟡ Nelle scene di sesso, i partner di Season Hubley erano veri attori porno. «L’altra donna era una vera pornostar», spiega. «Ero andata a vederla esibirsi in uno spettacolo di striptease a New York ed era affascinante. Anche l’altro uomo era una vera pornostar, e poi c’ero io. Era un po’ strano, ma Paul mi ha rassicurata molto». Ilah Davis, che interpretava la figlia fuggita di casa di Scott, era lei stessa una sex worker, la quale, peraltro, trascorse gran parte della propria vita con gruppi marginali come gli Yippies e la Rainbow Family. Ila era con questi ultimi quando è deceduta nel 2007 per sclerosi multipla.

⟡ Il film è stato candidato all’Orso d’oro alla 29ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino. E, non si sa secondo quale criterio, ma venne pure nominato per il premio come «Peggior film» alla seconda edizione degli Stinkers Bad Movie Awards della Hastings Bad Cinema Society nel 1979.

⟡ George C. Scott ha interpretato un devoto calvinista in questo film, ma nella vita reale era ateo.

⟡ In Sudafrica, il film è stato vietato dalla commissione di censura dell’apartheid.

⟡ Solo due anni prima, nel 1977, era uscito un film con lo stesso titolo, Hardcore, qui in Italia Hardcore - Disposta al piacere; si tratta di un’autobiografia romanzata della pornostar anni ’70 Fiona Richmond, anche lei figlia di un uomo religioso.

⟡ Il film snuff del film viene organizzato da un personaggio di nome Tod. “Tod” è la parola tedesca che significa “morte”.

⟡ Circa tre anni dopo l’uscita di questo film, l’attrice Season Hubley recitò in un altro film ambientato nello stesso tipo di contesto: Vice Squad (1982).

Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di buon livello

Titolo originale

Id.

Regista:

Paul Schrader

Durata, fotografia

108', colore

Paese:

USA

Anno:

1979

Generi e Temi

Drammatico, Crime.

Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0