Mondo senza fine

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Voto:

1957, un quartetto di astronauti, di ritorno da Marte, finisce in una spirale spaziotempo che li proietta sulla Terra del 2508. Il comandante John Borden (Hugh Marlowe), Herbert Ellis (Nelson Leigh), Henry Jaffe (Christopher Dark) e Herb Ellis (Rod Taylor) scoprono che il nostro pianeta, dopo la guerra atomica, è abitato in superficie da mutanti regrediti allo stato primitivo, e sottoterra, invece, si nasconde un’umanità pacifica ma imbelle, e maschi un po’ melliflui... con grande frustrazione delle donne come Garnet (Nancy Gates) ed Elain (Lisa Montell). Gli astronauti del XX secolo portano con sé spirito combattivo e conoscenze che potrebbero salvare o condannare questa fragile civiltà sotterranea.


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LA RECE

Astronauti di “oggi” si trovano proiettati nel 2508 post-atomico e, così, una società sotterranea passiva incontra la virilità novecentesca. Una fantascienza non rigorosa si fa domande non sciocche su genere, trauma e progresso.

Metà degli anni Cinquanta. Il mondo si ridestava dalla Second Guerra Mondiale per infilarsi nella Guerra Fredda e nella corsa atomica, oltre alla competizione per la supremazia nell'ambito dell’esplorazione spaziale. La Allied Artist, con Mondo senza fine, elaborò tutto questo a proprio modo, fra alti e bassi. Abbiamo, quindi, l’uso del CinemaScope e del Technicolor, una rarità per uno sci-fi dell’epoca, ma anche leggerezze tecniche assurde da comprendere: astronauti con scarpe di cuoio e un abbigliamento da picnic?! Ciò accaddeva perché la Allied, ex Monogram, con questo film cercava di scollarsi di dosso l’etichetti di casa di produzione “poverty row” e, quindi, impegnò più capitali per dare una patina di maggior professionalità alla propria pellicola ma si trascinava dietro le leggerezze produttive che l’avevano sempre contraddistinta, risparmiando dove si poteva, ad esempio sfruttando alcune brutte riprese di repertorio di Volo su Marte (1951) della Monogram. La struttura narrativa ricorda l’Uomo che visse nel futuro realizzato cinque anni dopo da George Pal e tratto dal romanzo di H.G. Wells, anche se ci sono divertenti capovolgimenti tra le due culture sopravvissute: nel racconto di Wells, gli Eloi, umani ma ignoranti, vivono in superficie, mentre i Morlock, mostruosi ma evoluti, vivono sottoterra; quindi, l’opposto di quanto offerto da Bernds che ci offre, cosa interessante, protagonisti mascolini e vigorosi che si aggirano a torace nudo infiammando i desideri delle donne del futuro - peraltro tutte splendide! - parecchio frustrate sessualmente per i loro maschi svirilizzati dal trauma bellico. Ne esce una “cartografia antropologica” interessante, ovvero un riflesso fra localizzazione dei protagonisti e la loro valenza, un mondo superficiale (deserto minaccioso ma liberatorio) vs uno ipogeo (utero protettivo ma soffocante), ed il primo abitato dalla proiezione/negazione della visceralità degli umani sotterranei e nevrotizzati da un buonismo che li ha resi istintivamente inabili. Il futuro, insomma, riserva una malnata scissione fra istanze istintive e cognitive - profezia mica troppo distante dal reale quella dell'intellettualizzazione nevritica - con l’uomo del passato capace, fra scienza e virilità, di gettare un ponte fra questi due mondi/modi. Bernds costruisce dinamiche di genere interessanti per l'epoca. L’azione femminile è sorprendentemente audace: le donne scelgono e gli uomini subiscono. In effetti, a ben guardare, questa inversione, lungi dal rappresentare un’utopia femminista, sembra rappresentare un sogno erotico maschile abitato da splendide donne desiderose e disponibili, e rivali incapaci. L'arrivo degli uomini del XX secolo restaura “l'ordine fallico” ma Bernds mantiene la cosa sufficiente ambiguità da non celebrare tale restaurazione in modo brutale. Meglio svolto nei concetti che nelle sequenze, Mondo senza fine affronta con una certa lucidità la questione tecnologica: gli astronauti portano conoscenze che potrebbero salvare l’umanità del futuro ma che potrebbero anche condannarla, ribadendo un leitmotiv della fantascienza degli anni Cinquanta e Sessanta che voleva il progresso tecnico inscindibile dalla violenza. Anche qui, Bernds non risolve il dilemma in modo marcato benché il finale sia prevedibilmente positivo. Insomma, un film poco noto e ormai visto di rado ma che andrebbe recuperato, se non del tutto rivalutato, per la sua capacità di portare sul tavolo di diversi piatti importanti, benché serviti da astronauti che se ne vanno in giro vestiti come dei ranger dei boschi.

TRIVIA

⟡ Bernds riutilizzò i ragni motorizzati di La regina di Venere (1958) e La valle dei draghi (1961).

⟡ Sebbene i film non avessero nulla in comune se non il viaggio nel tempo, gli eredi di H.G. Wells fecero causa ai produttori per plagio, citando somiglianze con il romanzo di Wells "La macchina del tempo".

⟡ Il film uscì in double-bill con L'uomo che uccise il suo cadavere (1956).

⟡ Lo sceneggiatore e regista Edward Bernds cercò inizialmente di ingaggiare Sterling Hayden e poi Frank Lovejoy per il ruolo principale. Il produttore Richard V. Heermance, alla fine, assunse Hugh Marlowe che chiese solo un quarto degli stipendi degli altri attori. Secondo Bernds, Marlowe era spesso pigro e impreparato.

⟡ Fatto insolito per un film di fantascienza, nessuno di coloro che hanno lavorato agli effetti speciali viene menzionato sullo schermo.

⟡ Mentre gli astronauti iniziano a risalire la montagna, avvistano una colonna di fumo più avanti. I massi giganti in queste inquadrature sono le famose formazioni del Giardino degli Dei presso l'Iverson Movie Ranch, dove sono state girate le scene in esterni. Queste formazioni sono state utilizzate in molti film, dai poemi epici biblici come La tunica, ai western come Ombre rosse; si tratta di oltre 2.000 produzioni in oltre 100 anni!

⟡ L'idea di viaggiare nel tempo ad alta velocità, trovata tecnica di questo film, è utilizzata da Pierre Boulle nel suo romanzo del 1963 "la Planète des singes", che è diventato l'ispirazione per il film Il pianeta delle scimmie (1968).

⟡ I pannelli di controllo individuali e oscillanti della nave erano già stati utilizzati in Uomini sulla luna (1950).

⟡ Nei titoli di testa viene mostrata una Terra che ruota attorno al suo asse; si tratta ovviamente di un modellino. È possibile identificare i film di fantascienza realizzati prima del 1959 poiché, solo dopo quella data, abbiamo avuto le immagini della Terra dallo spazio che ci hanno mostrato quanta della superficie del nostro pianeta sia sempre coperta da formazioni nuvolose!

⟡ Il futuro regista Sam Peckinpah fu il direttore dei dialoghi di questo film (non accreditato).

Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di buon livello

Titolo originale

World without end

Regista:

Edward Bernds

Durata, fotografia

80', colore

Paese:

USA

Anno

1955

Scritto da Exxagon nel gennaio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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