Non contate su di noi

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Voto:

Cinque anni prima di Amore Tossico, Sergio Nuti, montatore di formazione e collaboratore di Giordana e Bellocchio, firma il suo unico lungometraggio con un tono deliberatamente narcotizzato, quasi contratto dalla stessa atarassia che descrive. Il film, premiato con il Nastro d'Argento 1978 come miglior opera prima, scomparve quasi interamente dalle sale dopo appena otto giorni di proiezione e il film finì nel dimenticatoio a vantaggio di altri droga-movie, quello di Caligari in primis. Non contate su di noi film di giovani che ormai hanno perso il treno della rivoluzione e sui quali, appunto, conviene non contare, racconta di eroina ma la abita anche con le sue riprese a Primavalle e alla Balduina che restituiscono una Roma anonima fra i quali aleggiano attori non professionisti, molti dei quali autentici tossicodipendenti, tipico trick dei droga-movie che devono sempre essere un po' pasoliniani per conferire un'impronta documentaristica. Flauto (Sergio Nuti), giovane sognatore della periferia romana, incrocia per caso Maria (Francesca Ferrari), appena uscita di prigione. Fra i due nasce una relazione intensa, ma Maria è dipendente dall'eroina da tempo: ogni promessa di cambiamento si dissolve nell'irresistibile richiamo della prossima dose. Nell'orbita della coppia gravitano Robby (Maurizio Rota), tossicodipendente e musicista di talento, e un giovane soldato che, pur avendo di fronte un'occasione concreta di riscatto, non riesce a coglierla. Flauto, logorato dalla co-dipendenza e dalle continue scappatelle di Maria con uno spacciatore locale, cede alla siringa nella convinzione che questo li possa avvicinare. Quindi, mentre Caligari esasperava (simpaticamente) i toni per restituire la fisicità biologica della dipendenza e della società spiccia laziale che la abitava, Nuti centra il suo film sull'erosione progressiva della capacità relazionale e la co-dipendenza sentimentale come trappola speculare alla dipendenza chimica. Maria è, dunque, il perno narrativo e psicologico, personaggio che incarna il conflitto irrisolto (di ogni tossicomane) tra sentimento e bisogno chimico. Ogni promessa di Maria è reale nel momento in cui viene formulata e si dissolve nell'istante successivo, non per malafede, ma perché l'eroina opera come un sistema totalitario che colonizza la volontà dall'interno. Flauto sviluppa, nel frattempo, quella co-dipendenza che la psicologia definirebbe collusiva: non ama Maria malgrado la sua dipendenza, ma attraverso di essa. La siringa diventa il punto di massima prossimità della coppia, non la sua rottura. Questo nodo critico, psicologico e narrativo, viene, però, gestito “in sedazione”; una scelta anche sì coerente con l'idea alla base del film, ma che espone lo spettatore a reiterati quadretti di degrado, dilatati per un minutaggio peraltro eccessivo, con la noia come risposta istintiva ma anche poco consona per il materiale umano mostrato. Anche il finale (fuga disperata) è esitante e piace di più, fosse anche per gusto estetico, l’ultima ripresa che si lascia alle spalle Maria sulla strada. Maria è e rimane il plus del film, la sua femminilità dispersa ma ancora rintracciabile, le sue ambivalenze, il mistero della sua sorte (oltretutto, la Ferrari che fine ha fatto?). Film non entusiasmante, in conclusione, ma documento di un certo valore sul nichilismo generazionale dell'Italia post-sessantottina, e una delle rare analisi filmiche della co-dipendenza come meccanismo affettivo strutturale.


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Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di medio livello

Regista:

Sergio Nuti

Durata, fotografia

120', colore

Paese:

Italia

Anno:

1978

Generi e Temi

Droga-movie

Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0