Piaffe
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Voto:
Piaffe: andatura equina del dressage, un elegante trotto sul posto nel quale il cavallo, potremmo dire, si pavoneggia. Zara (Simon Jaikiriuma Paetau), rumorista, viene ricoverata in una struttura psichiatrica dopo un esaurimento nervoso. Sua sorella Eva (Simon Bucio), quindi, si trova nella complessa situazione di completare il sound design al quale lavorava Zara. Si tratta di fare il foley per lo spot pubblicitario di uno psicofarmaco. Esso ha per protagonista un cavallo, dapprima lunatico e aggressivo nei confronti del suo addestratore, poi capace di eseguire una perfetta e armoniosa piaffe, a dimostrazione implicita dell'efficacia del farmaco. Alle prime armi, Eva scontenta il regista dello spot che le suggerisce a male parole di osservare i cavalli dal vivo. A contatto diretto con il mondo animale, qualcosa in Eva muta: all’altezza del coccige inizia a crescerle una coda di cavallo vera e propria, lussureggiante, nera, che ondeggia sotto il trench mentre cammina per la città. E, insieme alla coda, arriva una nuova audacia che trova il suo massimo nel rapporto con un uomo che si occupa di botanica: da lui, Eva si farà legare e addestrare con una devozione che è al tempo stesso resa e scoperta di sé. Il film di Ann Oren, che arriva al lungometraggio dopo un decennio di esperienza come artista visiva, non sorprendentemente pensa per immagini prima ancora che per narrazione, e costruisce il suo erotismo attraverso la logica del feticismo, ovvero la capacità di investire di desiderio oggetti, texture, suoni, dettagli minimi. Il tintinnio di una catena, il respiro trattenuto, il morso su un pezzo di metallo. In questo senso, Piaffe è un film sulla sinestesia, sulla porosità dei sensi, sulla loro disponibilità a confondersi e a contaminarsi. La trasformazione di Eva segue la logica del mito più che quella della psicologia. Non c'è trauma che giustifichi la coda di cavallo; c'è, semplicemente, la necessità narrativa di rendere visibile ciò che era già presente: un'animalità sopita, un desiderio senza nome, la corporalità di Eva - quella minuta e graziosa nella sua normalità - che cercava una forma. Ecco perché la protagonista accetta come ovvio ciò che è mostruoso. Riecheggia qualcosa di Romance (1999) della Breillat circa l'esplorazione della sottomissione come forma di conquista di sé e del desiderio femminile liberamente espresso. Ma dove la Breillat faceva stridere erotismo e duro realismo, la Oren preferisce passare per associazioni visive e simboli: le gambe di Eva in calzini bianchi accostate alle zampe di un cavallo, i riccioli dei capelli che rimandano alle foglie di una pianta, la rosa inghiottita come sintesi di romanticismo e potere. Interessante anche il personaggio della sorella Zara, l’assente che dà vita al tutto; Zara è interpretata da Simon(e) Jaikiriuma Paetau, artista non binaria, e il film mantiene intorno a questo dato la stessa impassibilità con cui tratta la coda di cavallo: non come cosa problematica o strana ma come semplicemente vera. Scelta stilistica e politica insieme. Se Piaffe ha un limite, esso è un ritmo non sostenuto (spesso quello scelto dal cinema erotico “alto”) e l'usurato tema erotico della donna domata e dominata e soddisfatta di tutto ciò; non che non abbia senso, non che non abbia un rispecchiamento nelle realtà, non che non si debba rappresentare ma, indubbiamente, è un tema già molto navigato nel cinema (cfr. Secretary, 2002). Comunque sia, pellicola ben realizzata, interessante, di difficile classificazione ed elegante.
Fast rating

Titolo originale
Id.
Regista:
Ann Oren
Durata, fotografia
86', colore
Paese:
Germania
2022
Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
