Satan Wants You

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Voto:

Steve J. Adams e Sean Horlor firmano un documentario che si configura come la genealogia di un'isteria collettiva, uno dei più devastanti fenomeni di panico morale della contemporaneità. Satan Wants You ricostruisce la genesi di quello che fu definito “Panico Satanico” attraverso la vicenda di Michelle Smith e Lawrence Pazder, autori del saggio "Michelle Remembers" (1980), testo che innescò un'ondata isterica di proporzioni globali. Senza dilungarci troppo, il testo si configura come resoconto dettagliato di sedute terapeutiche durate 14 mesi, durante le quali Smith avrebbe "recuperato", attraverso l'ipnosi, ricordi repressi di abusi rituali satanici subiti all'età di cinque anni, nel 1954-1955. Il libro descrive una serie di torture e rituali di crescente brutalità, con sua madre, membro della setta, che la obbligò ad assistere allo smembramento di feti, torture fisiche e psicologiche con il culmine narrativo che vedeva l'apparizione dello stesso Satana seguito da un'apparizione salvifica della Vergine Maria e dell'Arcangelo Michele che liberano la bambina. Il terapeuta Pazder non solo avallò scientificamente i ricordi della donna ma finì anche per legarsi sentimentalmente alla donna. Il successo popolare del saggio (pseudo) scientifico portò una serie di terapeuti a scatenarsi alla ricerca di pazienti che recuperassero ricordi sovrapponibili a quelli descritti dalla Smith. Le indagini successive smontarono completamente la veridicità dei ricordi e l’assenza totale di riscontri oggettivi; la madre di Michelle, deceduta prima della pubblicazione, non poté difendersi dalle accuse. La comunità scientifica, inizialmente divisa, converge oggi nel riconoscere Michelle Remembers come esempio paradigmatico di memoria falsa indotta iatrogeneticamente: le tecniche ipnotiche di Pazder - suggestione, domande orientate, rinforzo positivo delle "rivelazioni" - crearono ricordi che Michelle sperimentava come autentici ma che erano, in realtà, costruzioni colluse terapeuta-paziente. Il brillante psichiatra Nicholas Spanos ha ben illustrato la natura iatrogena in fenomeni quali la possessione demoniaca, abusi satanici e ricordi di rapimenti alieni, dimostrando come la teoria della “memoria repressa”, centrale negli anni Ottanta, si è rivelata fondamentalmente infondata: la memoria non funziona come registratore che può essere "riavvolto" attraverso ipnosi, ma come processo ricostruttivo estremamente vulnerabile alla contaminazione (Spanos N. P. (1996). Multiple identities & false memories: A sociocognitive perspective. APA.). Io, come psicoterapeuta specializzato in ipnosi clinica (approccio Neo-Ericksoniano), posso confermare che le tecniche utilizzate da Pazder sono oggi considerate non etiche e potenzialmente dannose, né è serio poter affermare di "recuperare" ricordi traumatici attraverso l'ipnosi (cfr. un mio vecchio video sull'Ipnosi). Peraltro, se fosse possibile e scientificamente riconosciuta la possibilità di recuperare memorie attraverso la trance ipnotica, essa sarebbe stata assunta come strumento probante dalla giurisprudenza, cosa che, come ben sappiano, non è. "Michelle Remembers" rappresenta, quindi, un testo doppiamente significativo: un artefatto culturale che innescò panico morale di proporzioni globali, e un documento di studio sulla vulnerabilità della memoria umana. Il film adotta il linguaggio del true crime contemporaneo. Adams e Horlor operano attraverso una doppia prospettiva, individuale e collettiva. Sul piano "micro", il film offre ritratto intimo dei due protagonisti attraverso testimonianze familiari che rivelano la natura della loro relazione, culminata nel matrimonio durante il tour mediatico. Per Michelle, la costruzione della falsa memoria rappresenterebbe un'elaborazione distorta del rapporto con il padre violento e la madre devota: le storie di abusi rituali satanici fungono da meccanismo proiettivo per attribuire le azioni paterne alla madre indifesa. Per Pazder, l'invenzione della storia di Michelle sembra servire per elaborare il disagio e la paura del tribalismo africano sperimentato come missionario cattolico. Sul piano "macro", invece, il documentario sottolinea la portata del fenomeno: vite distrutte, condanne basate su testimonianze estorte a bambini attraverso tecniche suggestive, caccia alle streghe fondata su false verità e pratiche terapeutiche screditate. Sul piano sociologico, il cattolicesimo americano conservatore, l’ansia per la disgregazione familiare, la paura della modernità, la necessità di identificare nemici esterni su cui proiettare ansie collettive (la Guerra Fredda fomentava), l'ansia per la controcultura fornirono terreno fertile per il panico sociale. E, qui, lo spettatore può compiere un parallelismo interessante con i meccanismi delle attuali teorie cospirazioniste e la disinformazione virale; i meccanismi psicologici e sociali che permisero il panico degli anni Ottanta restano intatti, anzi amplificati dalla tecnologia digitale. È questa la vera inquietudine che attraversa un film che ci interroga sulla facilità con cui narrazioni prive di fondamento possono diventare verità condivise quando incontrano ansie collettive e meccanismi di amplificazione culturale.


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Titolo originale

Id.

Regista:

Steve J. Adams, Sean Horlor

Durata, fotografia

88', colore

Paese:

Canada

Anno

2023

Scritto da Exxagon nel febbraio 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0