Spermula

Voto:

Sul pianeta Spermula, divorato dall'ombra e prossimo al collasso, un gruppo di creature decide di raggiungere la Terra per garantirsi la sopravvivenza. Assunte le fattezze di splendide donne, le viaggiatrici stellari si insediano in un castello della campagna francese sotto la guida di Spermula (Dayle Haddon), affiancata dall'ambiguo Werner (Udo Kier), unico ermafrodita del gruppo. La missione consiste nel sedurre gli uomini terrestri per berne il liquido vitale, provocando la lenta estinzione del desiderio maschile sul globo. Le vittime designate appartengono a un ambiente altoborghese: fra queste Tristan (Francois Dunoyer), giovane rampollo che diventa oggetto d'attenzione della stessa comandante. Al fianco delle protagoniste si muovono Cascade (Jocelyne Boisseau), Gromana (Ginette Leclerc), Blanche (Isabelle Mercanton), Ruth (Radiah Frye), Gilda (Angela McDonald) e Diamant (Suzannah Djian), mentre nel castello si aggirano figure grottesche come Grop (Georges Geret), un cardinale, un nano e un contorsionista. La disciplina imposta dalla capostipite inizia a incrinarsi quando alcune adepte scoprono l'imprevisto piacere del coinvolgimento affettivo, tradendo la ragione stessa della loro venuta.


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LA RECE

Film dall'identità scissa, distribuita in due versioni diametralmente opposte: un dramma erotico-sociale in Francia e un bizzarro rimontaggio fantascientifico in Italia. Nonostante un'estetica molto curata e palesi ambizioni autoriali con echi che vanno da Fellini a Pasolini, personalmente lo stronco a causa di una sceneggiatura frammentaria, personaggi vuoti e un ritmo letargico. Un esperimento velleitario e di una noia insostenibile; un tentativo fallito di elevare il softcore a cinema d'autore che è decisamente meglio evitare.

Seconda e ultima prova registica di Charles Matton, pittore, scultore e fotografo prima ancora che cineasta, il film esiste in due configurazioni radicalmente differenti che condividono soltanto il titolo, quest'ultimo il vero plus dell'operazione. L'edizione francese originale, di circa 102 minuti, immagina una setta segreta dedita alla liberazione dei rapporti sessuali dai vincoli affettivi, scomparsa negli anni Trenta e riapparsa quarant'anni dopo per riscrivere le regole della famiglia borghese. Su questo canovaccio Matton innesta brevissimi inserti hardcore quasi subliminali, funzionali più al mercato liberalizzato dalla legislazione Giscard d'Estaing che a un reale interesse pornografico. Il rimontaggio anglofono e italiano opera, invece, una manomissione radicale: sfrutta il successo del kolossal di Lucas del 1977, aggiunge un cartello parodistico "Star Whores", elimina i quindici minuti espliciti, sostituisce la colonna sonora con brani tratti dall'LP “Roller” dei Goblin e ricontestualizza le protagoniste come aliene di un pianeta agonizzante. È in questa forma che il film circolò nelle sale italiane. Al di là della doppia identità, Matton persegue un'ambizione autoriale sorprendente: castello di campagna, interni sontuosi, specchi, giardini e costumi da alta borghesia restituiscono un'estetica più liberty che pop. Il repertorio di comparse eccentriche, un nano, un ermafrodita, una danzatrice di colore, un contorsionista, denuncia una vocazione alla farsa di tipo felliniano ma anche alle geometrie sessuali del Teorema pasoliniano. Il risultato resta, però, molto problematico e davvero tedioso come poche altre cose viste, e fino ad un punto di un viscerale fastidio: sceneggiatura frammentaria, ritmo dilatato fino all'indecenza, personaggi privi di consistenza; tutte cose che fanno oscillare l'operazione tra esperimento visivo pregevole ed esercizio di stile estenuante. Dayle Haddon, glaciale ed enigmatica, occupa lo schermo senza offrire appigli emotivi; Udo Kier contribuisce col suo carisma inquietante restando confinato in un ruolo funzionale. Qualche scena colpisce nel segno, ma nulla mi è arrivato come memorabile; lampi isolati in un paesaggio narrativo che si trascina e trascina lo spettatore in una visione di rara noia e, al di sotto dell'estetismo, di rara pochezza. Insomma, questo film mi ha indispettito alquanto! Di Spermula resta memorabile solo il bizzarro titolo. Il film in sé, testimonianza di un cinema europeo che tentava di innalzare il softcore al rango di opera d'autore ma senza trovarne la coerenza, potete evitarlo.


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TRIVIA

Dayle Haddon (1948-2024) dixit: “«A 38 anni ho perso mio marito e mi sono ritrovata sola, senza un soldo, con una figlia di 12 anni. Con lui se ne sono andate tutte le certezze morali e, per circostanze sfortunate, anche materiali. Il mio passato di modella e di attrice non valeva più nulla; dopo i trent'anni venivi considerata vecchia sul mercato della bellezza. Per sbarcare il lunario, ho accettato un lavoro di segretaria a New York: rispondevo al telefono, facevo il caffè, lavavo le tazzine, per un salario da fame. Grazie a un amico francese sono rientrata nel giro, con un lavoro da conduttrice su Canal Jimmy, a Parigi. Poi la CNN mi ha offerto di condurre trasmissioni sulle donne, ho aperto una società di consulenza su problematiche femminili, ho scritto due libri e ho ricominciato a lavorare con L'Oréal Paris».” (Vanity Fair)

⟡ Nel 1976 una rivista tedesca pubblicò un articolo in cui si esprimeva indignazione per il fatto che Irina Ionesco avesse permesso alla figlia Eva, all'epoca undicenne, di recitare in questo film “per adulti”, apparendo per di più nuda, anche se, evidentemente, non in scene di sesso. L'articolo includeva alcune foto di Eva scattate sul set, sia vestita che completamente nuda, oltre che insieme ad altre donne che compaiono nel film; quindi, è chiaro che a un certo punto lei fosse stata coinvolta nel progetto. Tuttavia, attualmente circolano tre diverse versioni di questo film, nessuna delle quali contiene alcuna scena con Eva Ionesco, né il suo nome compare nei titoli di coda. È quindi altamente plausibile che tutte le sue scene non fossero mai state pensate per essere effettivamente incluse nella versione finale del film, ma che l'intera vicenda sia stata solo una trovata pubblicitaria orchestrata da sua madre: una delle tante scovate dalla donna a metà degli anni '70 ai danni della figlia (cfr. Maladolescenza, 1977).

⟡ Il 27 dicembre 2024, l'attrice Dayle Haddon (26/05/1948) fu rinvenuta priva di sensi in una rimessa a Solebury Township, in Pennsylvania, proprietà di sua figlia Ryan e di suo genero. Dayle fu dichiarata morta sul posto e la causa del decesso è stata attribuita a un avvelenamento accidentale da monossido di carbonio causato da una caldaia difettosa. Aveva 76 anni.

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Titolo originale

Id.

Regista:

Charles Matton

Durata, fotografia

103', colore

Paese:

Francia

Anno:

1975

Generi e Temi

Sci-Fi, Alieni e UFO, Erotico, Weird

Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0