La terrificante notte dei robot assassini

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Voto:

Film reperto. Il primo, fra quelli della serie "luchadoras", ad essere realizzato a colori e, in sostanza, una sorta di remake di Las luchadoras contra el médico asesino (1963), dato che ci ritroviamo lo stesso copione, molte sequenze girate allo stesso modo e persino con le stesse inquadrature. Le lottatrici della tradizione messicana vennero affidate, fra il 1963 e il 1969, all'artigiano René Cardona (Korang, la terrificante bestia umana, 1969). Alla faccia di ogni principio di originalità, il film, sceneggiato da Alfredo Salazar, si rivela un remake camuffato del terzo episodio, the Cybernauts, della serie Agente speciale (the Avengers, 1961-1969): viene plagiato l’aspetto del robot con la maschera argentea e l’assurdo cappello a tesa larga... perché mettere ad un robot un cappello di quel tipo? La trama vede Gaby Reina (Regina Torné), baldanzosa campionessa di wrestling femminile che si allena con la coinquilina Gemma (Malú Reyes), sua collega di ring. Il fidanzato poliziotto la trascina nel caso del dottor Orlak (Carlos Agosti), scienziato solitario ossessionato dalla costruzione del "servitore perfetto", nonché dall’avere il mondo ai suoi piedi, paradigma di ogni grande delirio di potenza. A questo fine, il mad doctor ha rapito una serie di specialisti per farsi assistere nel completamento di un congegno di dominio mentale capace di trasformare uomini comuni in automi obbedienti. Nei sotterranei, si aggira Carfax (Gerardo Zepeda), esperimento fallito ridotto a mutante scimmiesco che si accanisce sulle infermiere di turno. Quando polizia e luchadoras irrompono nel covo, Orlak fugge in un secondo laboratorio, trasferisce la coscienza di Carfax nel corpo di una ex lottatrice e la corazza in un'armatura metallica: nasce Elektra, il nuovo "robot umano" che sfiderà Gaby sul ring. Evidentemente nessuno compie visite pre-incontro. Il lavoro che fa Cardona non è quello di fino: alcune scene di lotta sono dilatate e anche rigide, benché debbano veicolare dinamismo e un sottile erotismo con le donne in calzamaglia impegnate in catfighting; le poche invenzioni visive denunciano un immaginario ormai spompato già ai tempi. Su questa superficie usurata, il film innesta, però, una traccia teorica involontariamente interessante: lo spandex delle atlete non funziona soltanto da adescamento scopofilo ma inverte l'economia dello sguardo. Qui, la donna pesta duro e il mostro maschile viene trasfuso in un corpo femminile di sostituzione che l'eroina dovrà annientare per riaffermarsi. Questo è l’unico spunto un poco interessante, a voler tirare le lenzuola. E immagino anche non discusso troppo a tavolino. Cardona, d’altro canto, non ha nulla da inventare e, in questo riverbero kitsch, consegna il fossile imperfetto ma emblematico di una tradizione al capolinea. Attempata anche la clownerie dell'attore Héctor Lechuga che fa le facce buffe innalzando di buon livello il vissuto cringe dello spettatore. Film non sconsigliato, però, perché mi ha divertito, a partire dalle risate del medico folle che dovrebbero rimarcare la sua pazzia. E poi la storia del robot col cappello a tesa larga…


Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati sufficienti o mediocri

Titolo originale

Las luchadoras vs el robot asesino

Regista:

René Cardona

Durata, fotografia

80', colore

Paese:

Messico

Anno:

1969

Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0