Terror Is a Man
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Voto:
Ripresa palese, benché non dichiarata, del romanzo di H.G. Wells “L'isola del dottor Moreau” (1896), già ridotto cinematograficamente nel 1932 da Erle C. Kenton come l'Isola delle anime perdute. La piccola importanza storica di questa pellicola è relativa al fatto che essa inaugura la stagione dell'exploitation filippina, con i produttori americani attratti da costi bassi e assenza di vincoli sindacali. Lo stesso De Leon, insieme a Eddie Romero, arriverà un decennio dopo a Mad doctor of Blood Island (1969), preceduto da Brides of Blood (1968): gli stessi schemi, ma resi più redditizi da sangue e qualche concessione di più al sesso. Qui, i due, insieme al bianco e nero di Emmanuel I. Rojas a restituire un'umidità tropicale, ci raccontano del naufrago William Fitzgerald (Richard Derr), unico superstite di una nave perduta, che viene raccolto su una spiaggia di Blood Island e curato dal dottor Charles Girard (Francis Lederer), il quale vive sull'isola con la moglie Frances (Greta Thyssen) e con l'assistente Walter Perrera (Oscar Keesee), aiutati da personale locale tra cui la giovane Selene (Lilia Duran) e il fratello Tiago (Peyton Keesee). Fitzgerald si accorge presto che nel laboratorio medico avvengono cose immorali che, successivamente, gli verranno illustrate con dovizia dal medico stesso; quest’ultimo, tramite una soluzione ghiandolare di sua invenzione, ha progressivamente mutato una pantera in essere umano, tuttavia ancora psicologicamente allo stato belluino. Nel frattempo, tanto per non sbagliare, il naufrago William si invaghisce di Frances, evidentemente trascurata da suo marito troppo assorto dalle sue folli ricerche. Evidente low budget, tuttavia tecnicamente più competente di quanto ci sarebbe attesi da un lavoro di Leon e Romero, e ciò sia per la suddetta fotografia di Rojas, sia per qualche momento efficacemente sinistro nel sottoscala nel quale avviene l’esperimento, sia per il modo con cui il folle medico discute le implicazioni dei suoi studi: un campionario di intellettualizzazione e razionalizzazione che occultano il Male dietro metodo e linguaggio pacifico. Anche con la creatura, il folle dottore è premuroso, quasi paterno, tanto che l'orrore sta proprio nella cura che l’uomo le presta. Il paragone con il Moreau di Charles Laughton è interessante: lì il sadismo era dichiarato e teatrale, qui resta sottotraccia, e per questo ha un'occasione in più di risultare disturbante. Il mostro umano, anche lui, non manca di attrattiva. Medicocre effettisticamente quando viene mostrata per intero, la creatura richiama invece il mostro di Frankenstein quando è bendata: imprigionata e sofferente, suscita nello spettatore compassione, e quando elimina il balordo Walter non si può che parteggiare per lei. Diverse, però, le cose accennate e mai approfondite: le violenze che Walter sembra infliggere a Selene, il flirt tra Frances e Fitzgerald, il mazzo di fiori che Tiago nega di aver raccolto per l'ospite («è per mia madre») e che più avanti si ritrova su una tomba. È come se siano stati fatti dei tagli alla sceneggiatura che, completa, avrebbe spiegato di più sugli eventi. Per non dire che il film, girato in ambiente esotico, non sfrutta minimamente l’ecosistema che rimane marginale rispetto alla casa del medico, anche se la sezione domestica con le piogge monsoniche e i protagonisti stretti in casa ha una sua buonissima atmosfera. Impossibile, infine, non citare il gimmick stile William Castle, di un campanello (sembra più un telefono di quegli anni) fatto suonare poco prima di una scena di incisione cutanea, per avvertire i più sensibili così che potessero coprirsi gli occhi. Film che non piacerà se non agli appassionati di vecchi horror d’epoca; nondimeno, ha qualche punto di interesse in più rispetto agli altri prodotti degli stessi registi. Personalmente apprezzato.
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Gerardo de León
Durata, fotografia
90', b/n
Paese:
Filippine, USA
Anno:
1959
Generi e Temi
Mad Doc & Medical Horror, Monster movie, Avventuroso ed Esotico
Scritto da Exxagon nel novembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0