Tunnel

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Voto:

Incipit. Marco (Helmut Berger), dritto in faccia al pubblico di “borghesi fottuti”, sputa tutto il disprezzo di una generazione fallita. Marco è un eroinomane di buona famiglia, ridotto a vivere in una roulotte alla periferia di Roma insieme a Pina (Corinne Cléry): fra i due, la dipendenza ha spento ogni rapporto fisico e la coppia si tiene a galla con elemosine strappate all'ex moglie di lui, piccoli furti e le occasionali prestazioni di Pina sulla strada. Quando muore il padre di Marco, l'eredità permette al protagonista, insieme all'amico Toby (Marzio Onorato), di tentare il “salto di qualità” nella dimensione dello spaccio, rifornendosi da un cliente abituale di Pina (George Ardisson) che funge da intermediario. La loro eroina, però, è troppo buona, e la piazza non lo perdona: Alfredo (Franco Citti), un pusher noto come Colonnello (che poi diventa Sceriffo senza apparente ragione), gli fotte l’intera scorta, sicché Pina fa la spiata alla polizia e questo porta i nostri eroi ad essere bollati come infami e trattati come paria. Trovato qualcuno che cede loro dell’eroina, questa si rivela tagliata con veleno e uccide il quattordicenne Angelo (Karl Zinny), altro benestante che da poco s'era connesso al gruppetto. Spinti all'angolo dalla disperazione, Marco, Pina e Toby decidono di rapinare il fornitore durante una consegna. Grave errore. Massimo Pirri, cresciuto come documentarista e deceduto molto giovane (1945-2001), gira il suo droga-movie - che pare sia passato a Cannes come Eroina - non ambendo a quel taglio un po’ neorealista di quasi tutti i film del genere, ma adottando una stilizzazione del crime all'italiana, mutuando dal cinema-verità solo una certa ambientazione romana trasandata e poveristica in linea con le leggi del dramma droga-correlato. La proposta più interessante, anche se non inaudita, resta quella dell’origine della tossicodipendenza di Marco, non il duro di strada da manuale, né uno sbandato, ma un ragazzo che, sulla carta, avrebbe potuto avere ogni cosa e che ha scelto la voragine dell'eroina; un cortocircuito di classe riproposto sia dal giovanissimo Angelo, sia da Pina. Ed è soprattutto nel caso della Cléry che questa scelta mostra il suo limite, perché la bella attrice francese non restituisce mai la devastazione fisica che si dovrebbe rendere evidente in un percorso in negativo come quello che Tunnel vorrebbe dipingere. Il personaggio di Marco, cinico e consapevole di sé, ed anch'egli troppo azzimato, sembra anticipare, per certi versi, il protagonista di Trainspotting che comparirà sedici anni dopo. Qualche punto in più d’originalità, rispetto ai consimili, per l'addizione, al tema della “droga fra amici”, della criminalità organizzata e il rischio reale dell'eliminazione fisica per chi cade in disgrazia con la piazza sbagliata. Il film, però, nel suo complesso, non strega e pesa nel confronto con il più scarno, vero e simpatico Amore Tossico, film che, per questioni di distribuzione, approdò nelle sale italiane lo stesso anno di Tunnel, nonostante quest’ultimo fosse stato girato tre anni prima, trasformando il presunto antecedente in un fratello minore del più celebre erede. A legare l'insieme interviene la colonna sonora, l'intero album d'esordio nientemeno che dei Pretenders, i cui diritti d'uso integrale risulta quasi "sproporzionata" per un droga-movie di serie B: una scelta che paga in atmosfera ma che, in realtà, non porta alla svolta. Lavoro onesto nella sua natura ibrida di autorialità ed exploitation; forse da recuperare ma nutro riserve.


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Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di medio livello

Regista:

Massimo Pirri

Durata, fotografia

90', colore

Paese:

Italia

Anno:

1980

Generi e Temi

Droga-movie, Crime

Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0