Unsane
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Voto:
Sawyer Valentini (Claire Foy) ha un buon lavoro ma psicologicamente non sta bene, e la causa è una brutta relazione precedente. Per questo, si rivolge a un centro psichiatrico per un consulto, ma firma inconsapevolmente dei moduli che la obbligano ad un ricovero di 24 ore per osservazione. Le sue proteste vengono ignorate; uno scatto d'ira prolunga la detenzione a sette giorni. All'interno conosce la minacciosa Violet (Juno Temple) e il solidale Nate Hoffman (Jay Pharoah), che le rivela come l'istituto operi in modo fraudolento ai danni delle compagnie assicurative. Il trauma si moltiplica quando Sawyer riconosce in un infermiere, che si fa chiamare George Shaw (Joshua Leonard), il proprio ex, un folle che l’aveva perseguitata ma… nessuno le crede.
LA RECE
La percezione instabile della realtà, da cui l’utilizzo dell’iPhone per le riprese, costruisce una prima metà genuinamente, prima di appiattirsi sui binari prevedibili del thriller. Il sottotesto più inquietante, quello sul sistema psichiatrico americano che prolunga i ricoveri per ragioni assicurative, va un po’ a latere. Claire Foy regge il film quasi da sola con una performance volutamente fredda e poco empatica, funzionale a un racconto che non vuole che lo spettatore si fidi troppo della sua protagonista.
Thriller psicologico sulla visione e sulla percezione. Non è un espediente di budget la scelta di Soderbergh di girare, in soli dieci giorni, quasi interamente con un iPhone 7 Plus e l'app FiLMiC Pro in 4K, ricorrendo a una Panasonic Lumix GH5 per le scene che richiedono teleobiettivo o condizioni di ripresa incompatibili con lo smartphone (tipo in automobile, date le vibrazioni). L'iPhone restituisce un'immagine leggermente deformata ai bordi, con proporzioni insolite (formato 1,56:1, compresso tra il full-frame e il widescreen tradizionale) e un aspetto che richiamano la ripresa amatoriale e/o quella di sorveglianza, una soluzione, appunto, che esalta (o dovrebbe farlo) il tema dell'immagine catturata. Il meccanismo narrativo principale è l'ambiguità, in effetti uno stratagemma non così fresco e originale nell'ambito della salute mentale e della relazione di coppia (Angoscia, 1944). Per la prima ora non sappiamo se Sawyer stia davvero rivedendo il suo stalker nei corridoi dell'istituto o se sia una paranoide con delirio persecutorio. Parallelamente, anche qui con poca originalità (cfr. Qualcuno volò sul nido del cuculo, 1975), si costruisce una narrazione thriller-drammatica relativa ai meccanismi anti-ippocratici e capitalistici del sistema psichiatrico americano, il quale attiverebbe o prolungherebbe un ricovero psichiatrico coatto non per necessità clinica ma per ottimizzare i rimborsi assicurativi. Si tratta del sottotesto sia più inquietante dell'intera operazione, sia del tutto assurdo secondo una normale prassi sanitaria, almeno qui in Italia. E poi, lo stanzone dormitorio misto uomini e donne è qualcosa di davvero impotabile nel mondo del ricovero psichiatrico. Perdipiù, si tratta di un tema centrale che rimane, alla fine, colpevolmente marginale rispetto agli elementi più convenzionali del racconto, limitandosi ad offrire alcune immagini che lasciano intendere l’intervento delle autorità. Non stupisce che, in questo ecosistema, la voce del paziente, in modo ancor più specifico quello della donna, venga rilevata come sintomo ancor prima che come testimonianza; nessuno crede a Sawyer, né il medico, né l’avvocato, né il personale sanitario e, infine, anche lo spettatore coltiva i suoi dubbi sulla veridicità delle narrazioni della protagonista. Brava Claire Foy che regge quasi da sola il peso del film, con una performance che attraversa un arco intero di espressione, ivi comprese una certa freddezza personale che la rendono non gradevolissima ma, d’altra parte, il gioco vuole che lo spettatore non debba empatizzare facilmente con Sawyer, la quale, chissà, forse è una pazza e pure pericolosa. Svolta a metà film, emersione del tema della relazione tossica (qui tossicissima) e, però, appiattimento della dimensione ambigua in dirittura dei lidi più prevedibili del thriller. Finale teso e revenge. Cast ottimo - e fa capolino anche un Matt Damon come detective - il resto è un “ok, non ho perso tempo, ma non lo rivedrò”, anche perché l'impressione è che il buon vecchio Soderbergh si sia più concentrato sul come (dalla tecnica registica, alla resa attoriale) che sul cosa.
TRIVIA
Claire Foy (1984) dixit: “Non avrei potuto frequentare una scuola di recitazione quando avevo 19 anni. Non credo che fossi neanche consapevole di essere viva... Sembravo uno zombie. Ma quando ho finito l'università, ho capito... Vai e falla! Smettila di fare la buffona!” (IMDb.com)
⟡ Il budget è stato di soli 1,2 milioni di dollari.
⟡ Per ottenere riprese migliori e più fluide, Steven Soderbergh teneva l'iPhone su un DJI Gimbal mentre era seduto su una sedia a rotelle e un membro dell'equipaggio lo spingeva in giro.
⟡ Tutte le scene dell'ospedale sono state girate a Pomona, NY, presso il Summit Park Hospital che è stato recentemente chiuso.
⟡ Durante la scena in cui Nate conduce una discussione di gruppo nella sala comune, il film Full Frontal (2002) di Steven Soderbergh viene riprodotto su un televisore in sottofondo.
⟡ La società di produzione corresponsabile del film, Extension 765, è anche il nome del sito di merchandising cinematografico del regista Steven Soderbergh. Se visitate questo sito, tuttavia, vi renderete conto che tutto il materiale in vendita è in realtà esaurito o venduto, o meglio, che nulla di ciò che viene esposto è in realtà in vendita. Di fatto sembra essere un sito semplicemente di immagine e di realizzazione e di richiamo senza nessuna funzione se non di marketing o estetica.
Fast rating

Titolo originale
Id.
Regista:
Steven Soderbergh
Durata, fotografia
98', colore
Paese:
USA
Anno:
2018
Generi e Temi
Psicologico, Donna, Rape & Revenge, Mad Doctor & Medical Horror
Scritto da Exxagon nel maggio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

