Le 10 lune di miele di Barbablù
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Voto:
Henri Landru (George Sanders), uomo colto e dall'aplomb impeccabile, si invaghisce perdutamente di Odette (Corinne Calvet), una soubrette da tabarin già legata a un altro uomo e interessata al suo spasimante esclusivamente per ragioni pecuniarie. Quando la donna lo raggira con la storia di una madre gravemente malata bisognosa di cure dispendiose, Landru si mette alla disperata ricerca di denaro. L'occasione si presenta sotto forma di una giovane vedova, Vivienne (Patricia Roc), desiderosa di vendere mobili d'antiquariato: un litigio degenera in tragedia, e Landru scopre quanto sia semplice appropriarsi dei beni di una donna sola. Da quel momento, l'antiquario adotta identità fittizie e seduce una serie di signore benestanti - Julienne (Jean Kent), Jeanette (Greta Gynt), Cynthia (Maxine Audley), Giselle (Ingrid Hafner) - corteggiandole con galanteria per poi eliminarle senza esitazione, acquistando sistematicamente due biglietti ferroviari per la sua villa di campagna: andata e ritorno per sé, sola andata per la vittima. Quando, infine, scopre che Odette lo ha ingannato fin dal principio, la trascina nella medesima villa per riservarle identico destino.
LA RECE
Ampie libertà rispetto alla vera storia di Landru per un film che trasforma il serial killer in un uomo accecato dalla passione per una soubrette manipolatrice, anziché in un padre di famiglia che uccide per il denaro (ed evidentemente anche per una sua peculiare libidine). Nonostante una regia poco dinamica che rende tediosa la parte centrale, il film conserva un suo fascino retrò grazie alle atmosfere curate, alla fotografia elegante di Stephen Dade e, soprattutto, alla sardonica e raffinata interpretazione di George Sanders nel ruolo del meticoloso psicopatico.
Il film più riuscito nella carriera del regista W. Lee Wilder è anche una storia che prende a prestito la cronaca nera francese per imbastire un racconto di seduzione, avidità e morte. Il punto di partenza di questo thriller britannico del 1960 è la cupa vicenda di Landru, il seduttore dalla statura modesta e dalla barba a vanga che, fra il 1914 e il 1918, eliminò circa undici donne, smaltendone i resti nella fornace della sua proprietà campagnola a Gambais. La sceneggiatura di Myles Wilder, figlio del regista, si prende, tuttavia, ampie libertà, eliminando del tutto la moglie e il figlio devoto del vero Landru e inventando di sana pianta il personaggio della soubrette Odette, che diventa il motore narrativo dell'intera vicenda: non più un padre di famiglia che uccide per mantenere i propri cari, ma un uomo accecato da una passione mal riposta per una donna volgare e manipolatrice; il paradosso curioso è che le vittime risultano più affascinanti e degne di attenzione della giovane disonesta per la quale Landru sacrifica tutto. George Sanders porta al ruolo il suo savoir-faire inconfondibile, e la sua interpretazione resta l'elemento di maggior pregio dell'intera operazione: il suo Landru è elegante, spietato e meticoloso, soprattutto con le spese che annota ossessivamente; uno psicopatico di classe superiore che Sanders incarnò con quella naturalezza sardonica che gli era propria; peraltro, con una resa superiore a quanto fece Burton nel Barbablù del 1972. Alcune delle interpreti femminili - la Calvet, la Roc al suo ultimo ruolo cinematografico, la Kent, la Gynt - aggiungono fascino a un cast che, al di là di queste presenze, rimane complessivamente anonimo. Questo perché la regia di Wilder (fratello maggiore del ben più celebre Billy, col quale Sanders dichiarò, nella propria autobiografia, di averlo confuso al momento di accettare la parte) procede in modo poco dinamico, rendendo un po' tediosa la parte centrale del racconto, a dispetto delle atmosfere curate e della fotografia elegante di Stephen Dade (la Bara del dottor Sangue, 1961). Film oggi con i suoi anni sulle spalle ed un ritmo compassato ma, anche per questo, con un suo fascino.
TRIVIA
Corinne “Calvet” Dibos (1925-2001) dixit: “Hai visto i miei film, no?! Se non l'hai fatto, posso dirti che non ti sei perso molto!” (IMDb.com).
⟡ Nella Parigi oscurata dalla Grande Guerra, mentre il fronte inghiottiva un'intera generazione di giovani uomini e lasciava dietro di sé una scia di vedovanze, un uomo piccolo, calvo e dalla folta barba scura trasformò la disperazione in un macabro affare. Era Henri-Desire Landru, passato alla storia come il “Barbablù di Gambais”. Truffatore metodico, pubblicava annunci matrimoniali sotto falso nome, presentandosi come un vedovo benestante in cerca di compagnia. Dietro quella rispettabile facciata borghese adescava donne sole, spesso dotate di modesti patrimoni. Dopo averne conquistato la fiducia, le convinceva a trasferirsi nella sua villa isolata di Gambais; lì, lontano da occhi indiscreti, si faceva cointestare risparmi o firmare procure per svuotarne i conti, prima di farle sparire. Per eliminare i corpi, secondo l'accusa, ricorreva a una stufa di ghisa in cui bruciava i resti delle vittime smembrate. A tradirlo non fu un'imprudenza, ma la sua stessa precisione burocratica: in un piccolo taccuino nero annotava ogni spesa, compresi i biglietti ferroviari di sola andata acquistati per le vittime e quelli di andata e ritorno per sé. Arrestato nel 1919 dopo le insistenti denunce dei parenti di due donne scomparse, Landru affrontò il processo come un attore sul palcoscenico, rispondendo ai giudici con battute taglienti e un'ironia gelida che affascinò e inorridì la Francia. Non confessò mai, ma quel taccuino contribuì a condannarlo alla ghigliottina, che pose fine alla sua vita il 25 febbraio 1922, a 52 anni. La “banalità del Male” di questo serial killer europeo segnò decisamente l'immaginario collettivo: è a Landru che Charlie Chaplin guardò per il suo Monsieur Verdoux, trasformando l'assassino in una feroce metafora delle logiche spietate del capitalismo, e che Claude Chabrol decise di raccontare anni dopo, restituendo sullo schermo la cupa e metodica quotidianità di uno dei criminali più enigmatici del Novecento (“Sono sempre stato affascinato dagli assassini sorridenti.” Chabrol in IMDb.com).
⟡ Chi voglia leggere della peculiare vita e fine dell'attore George Sanders segua il link.
⟡ George Sanders può non essere stato del tutto serio quando ha detto nella sua autobiografia di aver confuso W. Lee Wilder con il suo più famoso fratello Billy Wilder, ma è vero che W. Lee Wilder entrò nel mondo del cinema, a mezza età, solo perché voleva emulare il successo del fratello minore e sembra che si sia fatto chiamare deliberatamente «W. Lee» piuttosto che Wilhelm, incoraggiando la gente a chiamarlo «W. Lee» Willy», perché sperava di essere legato a lui. Billy Wilder non ne aveva un'opinione positiva e si preoccupò di separarsi dalle attività cinematografiche di suo fratello, che erano limitate ai film di serie B ed exploitation a basso costo. Nelle rare occasioni in cui parlava di lui agli intervistatori, era estremamente denigratorio.
⟡ Chicca da occhialino a raggi X. In una delle ultime sequenze con la balorda Odette giunta nella casa di campagna, si nota, senza troppa difficoltà, che la donna non indossa il reggiseno sotto un golfino a maglia sottile: risultato, si vedono i capezzoli di Corinne Calvet (1925-2001), cosa che deve essere sfuggita alla censura del tempo poiché, nel 1960, non si era tolleranti verso le mammelle; nudi al cinema ce ne sono stati tanti fin dagli inizi, ma solo nel 1963 il nudo cinematografico venne sdoganato da Jayne Mansfield in Promesse, promesse.
Fast rating
Titolo originale
Bluebeard's Ten Honeymoons
Regista:
W. Lee Wilder
Durata, fotografia
92', b/n
Paese:
UK
Anno:
1960
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
