the Brutes
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Voto:
Due playboy in cerca di avventura rimediano una serata in città. Werner (Klaus Löwitsch), rozzo e istintivo, e Mike (Arthur Brauss), calcolatore, si scaricano di una prima donna al mattino, sperperano il pomeriggio in un bar dove tentano approcci fallimentari sotto lo sguardo sarcastico di un rivale scapigliato (Rolf Zacher) che con le donne non ha bisogno di sforzarsi, e a notte fonda convincono Alice (Helga Anders) a seguirli in una cava di ghiaia alla periferia di Monaco. Congedano le sue amiche con un pretesto e lì, tra le sagome di sabbia illuminate dai fari dell'auto, avviano un gioco erotico che nessuno dei tre chiama con il suo nome, ma che tutti riconoscono per quello che è: una prova di forza. La cava diventa arena, l'alba una scadenza. Alice oscilla tra terrore e strategia, mentre Werner e Mike si smascherano vicendevolmente, ridefinendo minuto per minuto la gerarchia di quella minuscola società chiusa. Da lì in poi, la partita si sposta dal corpo della donna alla soglia del punto di rottura di ciascuno. Kammerspiel esistenziale contrabbandato come exploitation, Mädchen mit Gewalt è un film tedesco poco noto, girato dal fotografo e attore Roger Fritz (già assistente di Luchino Visconti e nome familiare a chi frequenta i film di Fassbinder e Peckinpah) con la calma clinica di un entomologo che studia tre insetti in un vasetto di vetro. La periferia industriale sostituisce lo scenario da salotto e la coppia si sdoppia in triade sartriana: l'inferno sono gli altri, e i tre non hanno nulla che li tenga in vita se non l'attrito reciproco. Löwitsch fornisce un Werner grumoso, tutto muscoli e coscienza sporca; Brauss un Mike che osserva più di quanto agisca, forse perché incapace di fare di più, forse perché il suo piacere è già tutto nella regia del gesto altrui; Helga Anders una vittima programmata che il film si rifiuta però di ridurre a bersaglio, giocando con la sua ambiguità sino a suggerire, senza mai concederci la certezza, che parte della sua resistenza sia recita, calcolo, o forse un enigmatico ripiego da sindrome di Stoccolma. Il paragone che il film richiama più insistentemente è Deadlock (1970) di Roland Klick, storia di tre uomini disperati che litigano per una valigia piena di soldi nel mezzo del deserto, ma nel repertorio prevalentemente citato entrano anche Cani arrabbiati di Mario Bava e la Sparatoria di Monte Hellman: matrici tutte segnate dalla stessa polvere, dallo stesso sole spietato, dalla stessa impossibilità di happy ending. Del film esistono due montaggi, la versione tedesca da 98 minuti e quella americana da 82: la prima, integrale, rivela un thriller psicologico opaco e stratificato; la seconda, decurtata di quei passaggi che scolpiscono la triangolazione di potere, si accontenta di un exploitation più diretto e di un impatto meno vertiginoso. Il finale resta uno degli epiloghi più ambigui del cinema europeo del periodo, e da solo giustifica il riscatto critico che l'opera merita fuori dai margini polverosi dell'exploitation. Film che, personalmente, non conquista, perché farragginoso e ben poco trascinante; tuttavia, la dinamica fra i tre è molto interessante, ed anche i discorsi razionalizzanti atti a far desistere la bella Alice - interpretata dalla disgraziata Helga Anders - dal denunciare la violenza sessuale si distinguono non solo come atto verbalmente manipolativo uno-a-uno, ma anche come meccanismo sociale più ampio di squalifica per la vittima di violenze. The Brutes, anche noto come Cry Rape, se la gioca con titoli sleaze ma, in effetti, è una pellicola d'essai.
Fast rating
Titolo originale
Mädchen mit Gewalt
Regista:
Roger Fritz
Durata, fotografia
98', colore
Paese:
Germania Ovest
Anno:
1969
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
