Crimson
Voto:
Ibrido sconcertante prodotto dalla sconcertante casa francese Eurociné. Crimson qui da noi, las Ratas no duermen de noche, in Spagna, l'Homme à la tête coupée in Francia, e, nei paesi anglofoni, the Man with the Severed Head. Si tratta di un crime di rapinatori che a metà strada cambia pelle e diventa fantascienza da laboratorio, esattamente come la Casa delle bambole crudeli (1974), sempre della Eurociné, passava dal kinky allo spionistico. Oltretutto, c’è anche un bel casino circa la cronologia. La data più solida per le riprese è giugno 1973, l'uscita, però, arriva quasi tre anni dopo. In Spagna esce, censurato, il 7 giugno 1976. In Francia esce il 19 settembre 1976. Vi può anche capitare di incappare in una visione derivata da un VHS Wizard Video che riporta un copyright dell'85 che, ovviamente, è la data di riedizione per il mercato home video. Ad ogni modo, la storia parte con il colpo in gioielleria della banda di Jack Surnett (Paul Naschy) che salta malamente perché uno dei ladri, insensatamente e mentre tutti stanno operando con grande finezza, si lancia su una collana di perle esposta facendo scattare l’allarme. Non stupisce, si tratta di Víctor Israel, un caratterista sghembo spagnolo che è anche un po’ il vettore della vena comica del film. L’allarme scatta e, durante la fuga, un proiettile della polizia raggiunge alla testa Jack. I complici Henry (Olivier Mathot), Karl (Victor Israel) e Paul (Yul Sanders) lo portano dal dottor Ritter (Carlos Otero), medico alcolizzato e in debito con la banda, il quale li indirizza al professor Teets (Richard Palmer), neurochirurgo che studia i trapianti cerebrali con l'aiuto della moglie Ana (Silvia Solar). Sequestratagli la figlia, il chirurgo si convince alla pazzesca operazione di trapianto cerebrale che lui eseguirà rigorosamente in casa sua. Serve, però, un donatore; la scelta cade sul boss rivale detto "Il Sadico" (Roberto Mauri), attirato in trappola da Ingrid (Gilda Anderson). Karl e Paul provano a staccare la testa al cadavere con esiti da cabaret; useranno un treno di passaggio per decollare il cadavere. L'intervento chirurgico riesce, ma il "trasferimento psichico" che Teets temeva si verifica puntualmente, mentre la gang del Sadico, con il braccio destro Willy (Richard Kolin) e la fidanzata Barbara (Evelyne Scott), stringe il cerchio attorno alla casa isolata. Il problema più evidente è che Naschy, la "star", resta in scena pochissimo: nella prima parte è un corpo steso su un tavolo, ma, in quelle condizioni, fa anche migliore figura di quando si alzerà con il testone fasciato con le bende. La prima parte del film è la più vivace, un miscuglio di noir, commedia nera e sexploitation recitato con serietà assoluta, aiutato da dialoghi e messe in quadro così scarse da immortalare un comico involontario. Non manca una sequenza insensatamente lunga e disconnessa dal racconto: un lungo numero di balletto in un nightclub con una cantante in bikini dorato che danza con due ballerini in costume primitivo o giù di lì. Sembra uno stacco di quelli danzerini che si vedevano nei programmi contenitore degli anni Settanta. Lei carina, comunque, si vede che la formazione è quella classica; peccato il passo falso del ballerino a destra verso la fine che cade, e risolve buttandosi addosso alla partner. Insomma, tragico pure quello. L'idea di fondo, comunque, non era nuova. Black Friday (1940), con Boris Karloff e Bela Lugosi, aveva già messo il cervello di un gangster nella testa di un professore, e il Cervello di Donovan (1953) aveva mostrato come un'identità estranea potesse colonizzare quella del suo ospite. Ma, ahimè, il tema dell'introiezione del persecutore, il nemico che abita il Sé e lo costringe a una doppia identità, dal regista Fortuny viene bypassato; non c'è crisi esistenziale né conflitto interiore: il Surnett ibrido si limita a grugnire, a palpeggiare donne che si dimenano, a ripetere la violenza come un riflesso. Il nuovo Naschy, lontano dalla tragicità del licantropo Waldemar Daninsky, appare soltanto brutale. Altro film Eurociné che mi sento di sconsigliare a cuor leggero. Forse buono solo per i fedelissimi di Naschy.
Fast rating
Titolo originale
las Ratas no duermen de noche
Regista:
Juan Fortuny
Durata, fotografia
87', colore
Paese:
Spagna, Francia, Belgio
Anno:
1973
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nel novembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0