Charles Boyer

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Charles Boyer: l'amante che morì per amore

C'è un'ironia crudele nel destino di Charles Boyer, quell'ironia che solo la vita sa orchestrare con perfetta precisione quando decide di prendersi gioco delle nostre esistenze. Per quarant'anni quest'uomo incarnò sullo schermo il prototipo dell'amante romantico, l'uomo dalla voce profonda e dall'accento francese che sussurrava dichiarazioni d'amore a Greta Garbo, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman. Il pubblico femminile di mezzo mondo sognava di essere abbracciato da lui, di sentirsi rivolgere quelle parole appassionate, di perdersi in quegli occhi scuri che promettevano passioni senza fine. E quando, finalmente, la vita reale gli chiese di dimostrare quanto fosse sincero quell'amore che aveva mimato così bene per il cinema, lui rispose con il gesto più assoluto che un essere umano possa compiere: non sopravvisse alla morte della donna che amava. Due giorni. Furono sufficienti due giorni senza di lei per decidere che la vita non valeva più la pena di essere vissuta.

Da Figeac alla Sorbona: un filosofo che scelse il palcoscenico

Charles Boyer nacque il 28 agosto 1899 a Figeac, un piccolo centro del dipartimento del Lot, nel cuore dei Midi-Pirenei. Era figlio di Maurice Boyer, un commerciante, e di Augustine Louise Durand, un'amante del canto lirico che aveva trasmesso al figlio quella sensibilità artistica che avrebbe segnato tutta la sua esistenza. Quando Charles aveva dieci anni, il padre morì improvvisamente, lasciando la madre e il bambino in una condizione di relativa fragilità economica. Fu forse quel lutto precoce a insegnare al giovane Boyer quanto fosse importante aggrapparsi a ciò che si ama, finché lo si ha. Ragazzo timido e introspettivo, Charles trovò rifugio nel teatro e nel cinema, due mondi che gli permettevano di evadere dalla sua riservatezza naturale attraverso la finzione. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, non aveva inizialmente alcuna intenzione di fare dell'arte la sua professione. Si iscrisse alla Sorbona per studiare filosofia, disciplina che amò profondamente e che continuò a coltivare per tutta la vita. Ancora da adulto, Boyer era conosciuto a Hollywood come un «bookworm», un topo di biblioteca, un uomo che preferiva passare le serate a leggere piuttosto che partecipare ai party mondani che infestavano il Sunset Boulevard. Ma il teatro si rivelò più forte della filosofia. Nel 1920, a ventun anni, Charles debuttò sulle scene parigine con Aux jardins de Murcie e nello stesso anno fece la sua prima apparizione cinematografica in La giustizia del mare di Marcel L'Herbier. Era l'epoca del cinema muto, e quella voce magnifica che avrebbe reso Boyer celebre rimaneva ancora nascosta. Ma quando arrivò il sonoro, tutto cambiò.

Hollywood e la voce che faceva battere i cuori

Verso la fine degli anni Venti, Hollywood era alla disperata ricerca di nuovi volti e, soprattutto, di nuove voci. Il cinema parlato aveva rivoluzionato l'industria e gli studios cercavano attori teatralmente formati, con voci profonde, chiare, seducenti. Boyer aveva tutto questo e, in più, possedeva quel fascino continentale che faceva impazzire il pubblico americano. La MGM lo portò negli Stati Uniti nel 1931 per girare versioni francesi di film hollywoodiani, una pratica comune all'epoca in cui si giravano più versioni dello stesso film con cast diversi per i vari mercati internazionali. Il suo primo ruolo in lingua inglese arrivò nello stesso anno con The Magnificent Lie per la Paramount. Ma fu solo dopo aver firmato un contratto quinquennale con il produttore Walter Wanger, nel 1934, che la carriera di Boyer decollò veramente. In rapida successione recitò con Claudette Colbert in Mondi privati (1935), con Katharine Hepburn in Quando si ama (1935), con Marlene Dietrich in il Giardino di Allah (1936), dove interpretò Rudolf, il principe ereditario d'Austria, in Mayerling (1936). Fu però Un'americana nella casbah (1938), remake americano del francese Pépé le Moko, a consacrarlo definitivamente come icona romantica. Nel film, Boyer interpretava Pépé, un ladro rifugiato nella Casbah di Algeri che si innamorava perdutamente di una turista francese. La scena in cui sussurrava alla sua amata parole d'amore rimase impressa nella memoria collettiva. Seguirono un Grande amore (1939) con Irene Dunne, Paradiso Perduto (1940) con Bette Davis, e soprattutto Angoscia (1944), in cui recitò accanto a Ingrid Bergman in un thriller psicologico che gli valse la sua quarta e ultima nomination all'Oscar come miglior attore. Le altre tre erano arrivate per Maria Walewska (1937), un'Americana nella casbah e, molti anni dopo, per Fanny (1961). Non vinse mai. Ma il pubblico lo adorava comunque, e questo gli bastava.

14 febbraio 1934: il giorno di San Valentino che cambiò tutto

All'inizio del 1934, Maurice Chevalier, amico di lunga data di Boyer, organizzò un pranzo negli studi della 20th Century Fox. Invitò Charles e, tra gli ospiti, c'era anche una giovane attrice britannica di nome Pat Paterson. Nata Eliza Paterson il 10 aprile 1910 a Bradford, nello Yorkshire, Pat era arrivata a Hollywood nel 1929 e aveva ottenuto un contratto con la Fox. Non era una grande star, recitava in film di seconda fascia, ma aveva un viso luminoso e un'aria di dolcezza che colpirono immediatamente Boyer. Secondo quanto lo stesso Charles avrebbe raccontato anni dopo, fu un innamoramento a prima vista. Quattro settimane dopo quel pranzo, il 14 febbraio 1934, giorno di San Valentino, Charles Boyer e Pat Paterson si sposarono a Yuma, in Arizona. La stampa americana fece molto scalpore per quel matrimonio così rapido, tanto che alcuni giornali sostennero che Boyer avesse chiesto alla moglie di abbandonare la carriera per dedicarsi esclusivamente alla famiglia. In realtà Pat continuò a recitare fino al 1939, quando la guerra in Europa e l'impegno della coppia nel sostenere gli sforzi bellici di Francia e Gran Bretagna la portarono, di fatto, al ritiro dalle scene. Il suo ultimo film fu Spregiudicati (1939) con Clark Gable e Norma Shearer.

Quello che colpiva tutti, a Hollywood, era quanto quel matrimonio fosse anomalo rispetto agli standard della città. In un'epoca in cui i divi cambiavano partner come camicie, Charles Boyer e Pat Paterson rimasero insieme per quarantaquattro anni, fino alla morte di lei. Non ci furono scandali, tradimenti, divorzi. Solo un amore quieto, discreto, quasi fuori dal tempo. Vivevano in una casa modesta a Paradise Valley, in Arizona, lontano dal caos di Hollywood, e passavano il tempo a curare i loro cavalli e i loro cani. Boyer, star del cinema, rifiutava spesso ruoli che lo avrebbero tenuto lontano da casa troppo a lungo. «Ho imparato che è molto meglio essere felici che essere importanti», disse una volta. Era sincero.

9 dicembre 1943: nasce Michael, l'unico figlio

Il 9 dicembre 1943, Pat diede alla luce il loro unico figlio, Michael Charles Boyer. Charles aveva quarantaquattro anni, Pat trentatré. Furono genitori devoti, forse persino iperprotettivi. Michael crebbe all'ombra di un padre celebre, in una famiglia dove l'affetto non mancava ma dove il peso delle aspettative, inevitabilmente, c'era. Non si sa molto della vita privata di Michael: visse lontano dai riflettori, non intraprese la carriera cinematografica, frequentò scuole private. Ma sappiamo come finì la sua vita, e questo basta a gettare un'ombra cupa su tutta la storia.

Nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1965, nella casa di Michael a Coldwater Canyon, si tenne una festa. C'erano alcuni amici, tra cui la fidanzata di Michael e un ospite con la propria ragazza. Durante quella serata, la fidanzata di Michael gli comunicò che non voleva più vederlo. Michael, che secondo alcune testimonianze aveva bevuto, reagì male. Molto male. Poco dopo la mezzanotte, prese una pistola calibro .38, se la puntò alla tempia destra e premette il grilletto. Aveva ventun anni. Alcune fonti parlarono di una partita a roulette russa finita tragicamente, altre di un gesto impulsivo dettato dalla disperazione. Quel che è certo è che Michael Charles Boyer si tolse la vita davanti a due testimoni, e che quel colpo di pistola uccise non solo lui ma anche, lentamente, i suoi genitori. Charles e Pat non si ripresero mai dalla morte del figlio. Boyer, che aveva sempre mantenuto un'immagine pubblica di compostezza e di eleganza, parlava pochissimo di Michael. Ma chi lo conosceva bene notò il cambiamento. La sua recitazione, già intrisa di malinconia, divenne ancora più riflessiva, più cupa. I critici notarono che sembrava «più introspettivo» nei suoi ruoli successivi. In realtà era semplicemente un uomo distrutto dal dolore che continuava a recitare perché non sapeva fare altro.

Gli ultimi anni: Four Star Television e il lento declino

Nonostante il dolore, Boyer continuò a lavorare. Negli anni Cinquanta aveva co-fondato, insieme a Dick Powell, David Niven e Thomas McDermott, la Four Star Television, una casa di produzione televisiva di grande successo. Apparve in diverse serie antologiche, tra cui Four Star Playhouse (1952-1956) e Gli inafferrabili (1964-1965), dove recitava accanto a David Niven e Gig Young nei panni di tre truffatori gentiluomini. Furono anni di grande successo economico, che resero Boyer un uomo molto ricco negli ultimi decenni della sua vita. Egli continuò anche a recitare al cinema, spesso in ruoli di caratterista: l'affascinante e anziano playboy in Fanny (1961), che gli valse l'ultima nomination all'Oscar; il padre di Audrey Hepburn in Come rubare un milione di dollari e vivere felici (1966); il padrone di casa galante di Jane Fonda in A piedi nudi nel parco (1967). Nel 1974, egli ricevette un tributo speciale dalla giuria del Festival di Cannes per la sua interpretazione in Stavisky, il grande truffatore di Alain Resnais, dove recitava accanto a Jean-Paul Belmondo. Fu il suo ultimo film francese. Il suo ultimo progetto cinematografico fu Nina (1976), una fantasia musicale diretta da Vincente Minnelli che lo riunì con Ingrid Bergman. Dopo quel film, si ritirò dalle scene. Pat era malata. Aveva un cancro, e Charles decise di dedicarsi completamente a lei.

24 agosto 1978: Pat se ne va

Pat Paterson morì il 24 agosto 1978, dopo una lunga lotta contro il cancro. Charles le era rimasto accanto fino all'ultimo istante, vegliandola, parlandole, tenendole la mano. Quando lei si spense, lui rimase seduto accanto al letto per ore, incapace di credere che fosse finita. Quarantaquattro anni insieme. Avevano attraversato guerre, lutti, trionfi e fallimenti, sempre insieme. E ora lei non c'era più. Nei due giorni successivi, Boyer mise in ordine i suoi affari con una lucidità che spaventò chi gli stava intorno. Parlò con i suoi avvocati, sistemò alcune pratiche burocratiche, telefonò ad alcuni amici per salutarli. Nessuno capì che stava dicendo addio.

26 agosto 1978: due giorni senza di lei

Il 26 agosto 1978, Charles Boyer si trovava a casa di un amico a Scottsdale, in Arizona. Era il giorno prima del suo settantanovesimo compleanno. Prese una dose letale di Seconal, un potente barbiturico, e si sdraiò. Quando lo trovarono, era troppo tardi per salvarlo. Accanto a lui, sul comodino, c'era una fotografia di Pat. Morì come aveva vissuto: con dignità, senza clamore, senza lasciare messaggi teatrali o spiegazioni superflue. Non ce n'era bisogno. Tutti sapevano perché lo aveva fatto. Non era depressione, non era disperazione improvvisa. Era semplicemente l'impossibilità di immaginare un'esistenza senza la donna che aveva amato per quasi mezzo secolo. Era la dimostrazione, finale e assoluta, che quei sussurri d'amore che aveva recitato per decenni non erano finzione. Erano stati, fin dall'inizio, la verità.

Boyer Fu sepolto al Holy Cross Cemetery di Culver City, in California, accanto a Pat e a Michael. La loro tomba è segnata da una semplice lapide che riporta tre nomi: Charles Boyer, Pat Paterson, Michael Charles Boyer. Una famiglia distrutta dalla vita, riunita finalmente nella morte.

Vero Nome:

Charles Boyer

Luogo e data di Nascita:

Figeac, Lot, Francia, 28/08/1899

Luogo E Data Di Morte:

Phoenix, Arizona, USA, 26/08/1978

Scritto da Exxagon nel febbraio 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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