Attrice, Doppiatrice
Il 16 giugno, due volte
Il 16 giugno 2002, all'El Capitan Theatre di Los Angeles, Daveigh Chase aveva undici anni e sorrideva sul tappeto rosso della première mondiale di Lilo & Stitch. Era la voce di Lilo Pelekai, la bambina hawaiana bizzarra e solitaria che Disney aveva appena consegnato all'eternità dell'immaginario popolare. Il 16 giugno 2026, nella stessa città, moriva al Los Angeles General Medical Center, a trentacinque anni, dopo settimane di ricovero per malnutrizione grave, meningite batterica e un'infezione del sangue degenerata in sepsi. Era senza fissa dimora. Ventiquattro anni esatti tra i due 16 giugno: la stessa data, la stessa città, la stessa persona, ma irriconoscibile.
In Lilo & Stitch c'è una frase divenuta famosa: «Ohana significa famiglia, e la famiglia vuol dire che non si abbandona nessuno e non si dimentica nessuno». Daveigh Chase fu abbandonata. Per anni, quasi tutti la dimenticarono.
Tre voci, un solo anno: il paradosso del 2002
La particolarità della storia di Daveigh Chase è che, nello stesso periodo, il 2001-2002, la sua voce aveva dato vita a tre personaggi radicalmente diversi che sono diventati icone assolute della cultura popolare. Lilo Pelekai, la bambina hawaiana solitaria che affronta la perdita con una forma di eccentricità toccante. Chihiro Ogino, la protagonista della versione inglese del capolavoro di Hayao Miyazaki La città incantata (Spirited Away, 2001), una bambina che entra per sbaglio in un mondo di spiriti e deve trovare da sola il modo di tornare a casa. E Samara Morgan, la bambina fantasma che emerge dal pozzo in the Ring di Gore Verbinski, incarnazione dell'abbandono trasformato in terrore puro. Dolcezza e paura. Smarrimento e determinazione. Una bambina amata, una bambina perduta, una bambina buttata via. Tre facce della stessa voce undicenne, tre variazioni sullo stesso tema: l'infanzia come territorio di sopravvivenza.
Alla cerimonia degli Oscar del 2003 accadde qualcosa di mai visto prima: entrambi i lungometraggi d'animazione per i quali Daveigh aveva prestato la voce alle protagoniste vennero nominati nella stessa categoria, Miglior film d'animazione. Vinse La città incantata. La bambina che aveva doppiato la protagonista di entrambi non era presente alla cerimonia. Non risulta che nessuno, in quel momento, si sia fermato a riflettere su cosa significasse avere una sola voce in gara con se stessa sul palco più importante del cinema mondiale.
Albany, Oregon: il talento prima del nome
Nata il 24 luglio 1990 a Las Vegas come Daveigh Elizabeth Chase-Schwallier i il nome si pronuncia «De-vay» - crebbe ad Albany, nell'Oregon, dopo il divorzio dei genitori, adottando il cognome materno. Sua madre gestiva una fattoria; suo padre si era rifatto una vita altrove. Daveigh cominciò a esibirsi a tre anni in spettacoli comunitari locali, e a nove era già opening act di Reba McEntire. Non è una cosa che succede per caso a una bambina dell'Oregon: era un talento vero, riconoscibile anche prima che avesse un agente o un biglietto da visita. A sette anni, dopo una visita a Los Angeles, ottenne il suo primo spot televisivo per la Campbell's Soup. Poco dopo apparve in un episodio di Sabrina, l'apprendista strega — primo passo in un sistema che sa come riconoscere il potenziale e come usarlo. A undici anni era già in Donnie Darko (2001) di Richard Kelly, nel ruolo di Samantha, sorella minore del protagonista e membro del gruppo di danza "Sparkle Motion". Un ruolo apparentemente secondario in quello che si sarebbe rivelato uno dei cult-movie dei primi anni 2000.
L'anno impossibile: l'Annie Award e la bambina più spaventosa d'America
Per Lilo & Stitch, Daveigh Chase vinse l'Annie Award 2003 per il miglior doppiaggio in un lungometraggio d'animazione, unica vittoria del film su dieci candidature, il che dà la misura di quanto la sua performance fosse considerata il cuore pulsante di tutto. Ma fu il premio successivo a racchiudere in un'unica immagine memorabile il paradosso della sua carriera.
Agli MTV Movie Awards del 2003, la categoria Miglior Villain annoverava tra i candidati Mike Myers, Colin Farrell, Willem Dafoe e Daniel Day-Lewis. Vinse Daveigh Chase, dodici anni, per la sua interpretazione di Samara Morgan in The Ring. Una bambina che scende sul palco dei premi cinematografici più seguiti d'America e batte giganti del cinema adulto con la performance di un fantasma che striscia fuori da un televisore. Il padre di Daveigh, John Schwallier, avrebbe rivelato anni dopo alla stampa che sua figlia aveva cominciato a lottare con la dipendenza da droghe già all'età di tredici anni, cioè da quando stava ancora doppiando Lilo per i sequel e i cartoni animati della Disney, quando era ancora il volto sorridente delle première e il nome nei credits di ogni cosa che un bambino americano potesse amare.
Big Love: crescere davanti alla telecamera
Dal 2006 al 2011, Daveigh Chase interpretò Rhonda Volmer nella serie HBO Big Love, il dramma sulla vita quotidiana di una famiglia poligama dello Utah. Trentadue episodi su cinque stagioni, una delle presenze più continuative della serie accanto ad Amanda Seyfried, Aaron Paul, Harry Dean Stanton. Rhonda è un'adolescente cresciuta come sposa bambina in un compound fondamentalista, che ha imparato a sopravvivere attraverso la manipolazione perché nessuno le ha mai insegnato altro modo di stare al mondo. Non è difficile individuare il filo che attraversa i ruoli di Daveigh Chase: Lilo, la bambina che nessuno capisce. Chihiro, la bambina che si perde. Samara, la bambina che è stata eliminata. Rhonda, la bambina che è stata usata. Tutti e quattro i suoi personaggi più importanti sono bambine o adolescenti che il mondo degli adulti non sa proteggere o non vuole. Che un'attrice costruisca una carriera intorno a questo tipo di figure forse non fu casuale. Nel 2009 disse al magazine Interview: «Voglio solo fare qualcosa che amo e che la gente rispetti. Voglio fare cose che cambieranno la vita di qualcuno, non qualcosa che dimenticheranno domani». Lo disse durante le riprese di S. Darko, sequel di Donnie Darko in cui riprese il ruolo di Samantha. Stava ancora cercando di costruire qualcosa di duraturo.
Il ritiro, il silenzio, i verbali di polizia
Nel 2016, con i film Jack Goes Home e American Romance, Daveigh Chase recitò i suoi ultimi ruoli. Aveva ventisei anni. Si ritirò senza dichiarazioni pubbliche, senza la narrazione rassicurante della pausa creativa. Semplicemente smise di comparire. Quello che seguì è documentato non dalle riviste di costume ma dai verbali di polizia. Nel novembre 2017 fu arrestata a Los Angeles con l'accusa di aver viaggiato come passeggera in un veicolo rubato. Quello stesso mese fu interrogata in relazione alla morte di un uomo trovato davanti a un ospedale con cui aveva trascorso del tempo poche ore prima; nessuna accusa fu formulata nei suoi confronti, ma l'episodio rivela la traiettoria della sua vita in quel periodo. Nel 2018 fu arrestata per possesso di sostanze stupefacenti senza prescrizione e per possesso di attrezzatura per l'uso di droghe. Due accuse che avrebbero potuto portarla in prigione per un anno. Intorno al momento di quell'arresto, smise di postare sui social media. Il silenzio digitale fu il preludio a qualcosa di molto più definitivo: la sparizione totale dalla vita pubblica e, progressivamente, dalla vita stessa.
Skid Row: la ricerca che arrivò tardi
Nei mesi precedenti alla sua morte, il manager storico John Ryan Jr. e la sorellastra Gaia Brown avevano assunto un investigatore privato per trovarla. Un video circolato sui social media, e poi rimosso, sembrava mostrare Daveigh emaciata, priva di forze, in una tenda sul margine di Skid Row, il quartiere di Los Angeles tristemente famoso per le sue tendopoli di senzatetto. Si stima che il suo peso fosse sceso a circa trentaquattro chilogrammi. Gli amici si recarono fisicamente nella zona sperando di trovarla. Lei era già altrove.
«Eravamo così vicini a trovarla», dichiarò Ryan alla stampa dopo la morte. «Daveigh era la luce più dolce e brillante di tutta Hollywood. Non riesco a credere che sia reale.» Ryan aggiunse che lui e la sorellastra avevano programmato di portarla prima a riprendersi a Los Angeles e poi di farla volare in una struttura di riabilitazione in Costa Rica. Erano a un passo.
All'inizio di giugno 2026, il suo compagno Roy Hernandez aprì una raccolta fondi online. Daveigh era già ricoverata al Los Angeles General Medical Center per malnutrizione grave. I medici diagnosticarono meningite batterica e un'infezione del sangue che degenerò rapidamente in sepsi, con progressivo cedimento degli organi. Il 16 giugno 2026, il suo corpo non resse.
I personaggi che dicevano la verità
La storia di Daveigh Chase si legge inevitabilmente attraverso i personaggi che ha interpretato, non perché il destino abbia la coerenza narrativa di una sceneggiatura, ma perché certi talenti scelgono, o attraggono, certi ruoli in modo che non è mai del tutto spiegabile con la logica del mercato. I personaggi che l'hanno resa famosa non sembravano essere al sicuro nel mondo in cui si trovavano, cercano, in modi diversi, qualcosa che somiglia a casa. La voce che li abita tutti e tre — la stessa voce, la stessa ragazza di Albany, Oregon — finì le sue giornate per le strade di Los Angeles, cercata da amici che arrivarono sempre un passo dopo. Il 16 giugno 2026, la data della morte, era lo stesso giorno in cui quella storia era cominciata ventiquattro anni prima: la première di Lilo & Stitch, il tappeto rosso, il sorriso...
Daveigh Elizabeth Chase-Schwallier
Las Vegas, Nevada, USA, 24/07/1990
Los Angeles, California, USA, 16/06/2026
Scritto da Exxagon nel giugno 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0