Barbara Colby

Attrice

Un furgone, due spari, nessuna ragione

La sera del 24 luglio 1975, Barbara Colby stava attraversando un parcheggio a Venice, California, fianco a fianco con il suo compagno e collega James Kiernan. Avevano appena finito di insegnare un corso di recitazione. Stavano camminando verso la loro auto. Un furgone di colore chiaro si avvicinò, due uomini scesero e spararono. Barbara morì all'istante: un proiettile era penetrato attraverso il braccio e il petto, raggiungendo il polmone sinistro. Kiernan sopravvisse abbastanza a lungo da descrivere alla polizia gli assalitori e il loro veicolo, poi morì in ospedale. Non furono derubati. Non ci fu una parola, una richiesta, un motivo evidente. Nessuno fu mai arrestato. Il caso, a cinquant'anni di distanza, rimane irrisolto. Tre settimane prima, Barbara aveva compiuto trentasei anni.

La donna due volte: Brooklyn fuori, Muktananda dentro

Chi conosceva Barbara Colby descriveva sempre lo stesso paradosso: c'era la Barbara che si vedeva: voce un po' roca, capelli crespi e scuri, dentatura pronunciata, humor tagliente, quella sensibilità da Brooklyn che bucava lo schermo anche in un piccolo ruolo di supporto. Poi, c'era Barbara che si incontrava: una donna di profonda vita interiore, vegetariana rigorosa, astemia convinta, pratica di meditazioni quotidiane, devota seguace del guru indiano Swami Muktananda. Barbara credeva nella reincarnazione, nella forza del karma, in una connessione significativa tra tutte le cose. Portava con sé, nei suoi spostamenti, un furgone convertito in abitazione mobile, rifugio itinerante per ritiri meditativi.

Barbara era amica di Jack Klugman, Ron Rifkin, Marsha Mason: lo zoccolo duro di quell'ambiente teatrale newyorkese trapiantato a Los Angeles che negli anni Settanta stava reinventando il linguaggio della commedia televisiva americana. Insegnava recitazione a Venice Beach quasi ogni giorno, con la passione di chi ha qualcosa da trasmettere e non soltanto da esibire. La morte casuale che la raggiunse in quel parcheggio era, in un senso molto preciso, l'opposto di tutto ciò in cui credeva: assurda, priva di significato, inadatta a qualsiasi cornice spirituale.

New York, New Orleans, Parigi: la formazione di una performer

Nata il 2 luglio 1939 a New York City, Barbara crebbe prevalentemente a New Orleans, città nella quale il suo interesse per la recitazione prese forma durante gli anni del liceo. Dopo il diploma nel 1957, Barbara ottenne una borsa di studio al Bard College on the Hudson, la piccola università liberale nel cuore dello Stato di New York che avrebbe formato generazioni di artisti americani fuori dagli schemi; seguì anche un semestre alla Sorbona di Parigi, non abbastanza per diventare francese, ma abbastanza per capire che il teatro europeo aveva qualcosa che Broadway, da sola, non poteva darle. Fu questa doppia radice, la cultura classica europea e la vivacità sanguigna americana, a fare di Barbara Colby qualcosa di difficile da catalogare. Poteva interpretare Shakespeare con la stessa credibilità con cui portava in scena il sarcasmo yiddish di una commedia off-Broadway; poteva essere Portia e poteva essere Sherry la prostituta, e in entrambi i casi risultava totalmente vera.

Dal palcoscenico al Shakespeare Festival: la lunga gavetta

La carriera teatrale di Barbara partì dal basso. Una performance off-Broadway nel 1964 in Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello la fece notare abbastanza da portarla l'anno successivo al debutto a Broadway con The Devils (1965-66), al fianco di Anne Bancroft, Jason Robards e James Coco: una compagnia di lavoro che, anche solo a elencarla, dice già molto sulle ambizioni e sul calibro dell'ambiente in cui si muoveva. Nel 1966 interpretò Porzia nel Giulio Cesare all'American Shakespeare Theatre Festival di Stratford, Connecticut, e trascorse, poi, un paio di anni all'American Conservatory Theatre di San Francisco, quasi certamente il periodo in cui la sua vita spirituale si approfondì, in quella California degli anni Sessanta in cui lo yoga e la meditazione trascendentale stavano diventando la lingua franca di un'intera generazione di artisti.

Il teatro non la abbandonò mai, nemmeno quando la televisione iniziò a offrirle opportunità economicamente più consistenti. Negli anni Settanta recitò in produzioni eccentriche e ambiziose come House of Blue Leaves, The Hot L. Baltimore, Afternoon Tea; off-Broadway interpretò Elisabetta nel Riccardo III; e nel 1971 tornò a Broadway con Murderous Angels. L'ultimo suo impegno teatrale, nei primi mesi del 1975, fu il revival della Casa di bambola di Ibsen con Liv Ullmann e Sam Waterston, uno spettacolo di rilievo assoluto, con una compagnia di artisti seri. Quando quello spettacolo chiuse i battenti, Barbara tornò a Los Angeles con un'offerta che non si poteva rifiutare.

Il Columbo di Spielberg: dieci minuti che valevano un Emmy

Il suo primo ruolo televisivo significativo fu in un episodio di Colombo del 1971 che è rimasto nella storia della televisione americana per ragioni che vanno al di là della Colby stessa: quell'episodio fu diretto da un giovane Steven Spielberg - allora trentenne, reduce dal film TV Duel, ancora anni prima de lo Squalo e di qualsiasi forma di fama planetaria - e scritto da Steven Bochco, futuro creatore di Hill Street giorno e notte. Come antagonista c'era Jack Cassidy, uno dei villain televisivi più eleganti dell'epoca. Barbara vi interpretava una donna che ha la sventura di assistere a qualcosa di pericoloso: il killer la corteggia, la lusinga, le fa promesse; lei si inebbria leggermente e tenta un blando ricatto; le cose non finiscono bene. Un arco emotivo completo in pochi minuti di schermo. Qualche critico disse che Barbara Colby avrebbe meritato un Emmy solo per quella sola performance. L'industria non glielo assegnò, ma notò qualcosa perché, dopo quella puntata di Columbo (Un giallo da manuale - Murder by the Book, 15-9-1971), il telefono cominciò a squillare più spesso.

Sherry la prostituta e il tempismo comico di Brooklyn

Il punto di svolta televisivo arrivò nel 1974-75 con le due apparizioni nel Mary Tyler Moore Show. Nel primo episodio, che avrebbe dovuto intitolarsi semplicemente "Mary in prigione", Mary Richards finisce in cella per aver rifiutato di rivelare una fonte giornalistica al giudice, e vi trova come compagna di detenzione Sherry, una prostituta dal cinismo disincantato e dalla battuta pronta. L'accostamento tra l'ingenuità radiosa di Mary Tyler Moore e la saggezza irriverente del personaggio di Barbara generò uno dei momenti comici più memorabili dell'intera serie. I produttori della MTM Production rimasero così colpiti da quel tempismo impeccabile, quella capacità di dire tutto con mezzo sguardo e di far ridere senza mai calcare la mano, da richiamarla per un secondo episodio.

Mentre costruiva la sua presenza televisiva, Barbara non smetteva di lavorare anche per il cinema. Aveva avuto una piccola parte in California poker (1974) di Robert Altman - il grande film americano degli anni Settanta sulla dipendenza dal gioco d'azzardo con Elliott Gould e George Segal - e poi in Fuga a tre (1975) con Alan Arkin. Sono ruoli minori, ma i film di Altman degli anni Settanta non si sceglievano per la dimensione del personaggio: si sceglievano per il tipo di cinema che rappresentavano. Barbara si muoveva in ambienti artisticamente esigenti, con registi che avevano qualcosa da dire e con i quali valeva la pena di lavorare anche soltanto come caratterista.

Il suo agente stava costruendo qualcosa di solido. Due film in lavorazione, la televisione che la chiamava con crescente frequenza. Poi, la grande notizia: la MTM Productions l'aveva scelta come personaggio fisso in Phyllis (1975), la nuova sitcom di CBS con Cloris Leachman come protagonista. Il ruolo era Julie Erskine, proprietaria di uno studio fotografico commerciale e datrice di lavoro di Phyllis, posizione di rilievo in uno spin-off atteso, con una co-protagonista che veniva da un Emmy per lo stesso universo narrativo. Era il salto definitivo nelle prime file. Barbara Colby aveva pagato i suoi debiti, come si dice in quel mondo. Tre episodi erano già stati girati quando il furgone color chiaro si avvicinò nel parcheggio di Venice.

Il caso irrisolto: cinquant'anni di silenzio

La polizia di Los Angeles lavorò sull'omicidio per anni: interrogò centinaia di persone, tentò di collegare il duplice omicidio alla morte di Gloria Witte, moglie di un dirigente Lockheed, avvenuta la stessa notte a Santa Monica in una rapina a mano armata ma i calibri delle armi erano diversi, e i casi furono separati. Emersero alcune ipotesi alternative: quella del crimine casuale di una gang, e quella, mai corroborata da prove ma mai del tutto accantonata, di qualcuno con un movente personale in considerazione della separazione in corso tra Barbara e il marito Robert Levitt Jr., figlio della leggendaria star del musical Ethel Merman. Un'ipotesi che aggiunge un'ombra opaca alla storia senza illuminarla. Tim Lumas, sergente in pensione del dipartimento di polizia di Oxnard che ha studiato il caso nel corso degli anni, non ha escluso la possibilità di una risoluzione anche a questo stadio avanzato. «C'è qualcuno che sa», ha dichiarato a una testata specializzata. «La questione è se quella persona si senta abbastanza in colpa, abbastanza addolorata, o dica: "non posso portarmi questa cosa dentro per sempre", e contatti le autorità.» Cinquant'anni di attesa sono trascorsi. Nessuno ha ancora chiamato.

Il Theatricum e la questione del tempismo

La cerimonia commemorativa per Barbara Colby si tenne al Will Geer Theatricum Botanicum di Topanga Canyon, il teatro en plein air fondato dall'attore Will Geer, in uno dei canyon più belli della California del Sud. Era un luogo che Barbara avrebbe scelto: teatro, natura, comunità artistica. Il ruolo di Julie Erskine in Phyllis passò a Liz Torres, comica di talento che fece del personaggio qualcosa di suo; la serie, nonostante il Golden Globe vinto da Leachman, fu cancellata dopo due stagioni per ascolti insufficienti.

La domanda che rimane, e che non ha risposta, è quella del tempismo. Il cinema e la televisione americani degli anni Settanta stavano vivendo uno dei loro periodi più creativi: Altman, Cassavetes, il New Hollywood, la commedia televisiva di qualità della MTM Production. Barbara Colby si muoveva in questo universo, lavorava con le persone giuste, aveva il talento giusto, stava arrivando al momento giusto. Un furgone color chiaro e due proiettili hanno reso impossibile sapere quanto più avrebbe potuto essere. Rimane, nella scena del Columbo spielberghiano, come una delle figure più compiute di un'epoca che non ha finito di consegnare i suoi fantasmi.

Vero Nome:

Barbara Colby

Luogo e data di Nascita:

New York, New York, USA, 02/07/1939

Luogo E Data Di Morte:

Venice, Los Angeles, California, USA, 24/07/1975

Scritto da Exxagon nel giugno 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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