Attrice
Lupe Vélez: l'ultima scena rubata alla Mexican Spitfire
C'è una crudeltà particolare nel modo in cui Hollywood ricorda alcune delle sue figlie. A Lupe Vélez non è bastato morire a trentasei anni, sola, incinta e abbandonata, nella sua villa di Beverly Hills; le è toccato anche essere ricordata per una morte che non ha mai avuto. Per decenni, grazie a un libro fortunato e maligno, il pubblico ha immaginato la «Mexican Spitfire» riversa con la testa in un water, grottesca parodia del suo divismo. Il certificato di morte racconta un'altra storia, più sobria e più triste. Ma la leggenda, si sa, corre più veloce dei documenti.
La figlia del colonnello: San Luis Potosí e il cognome rubato alla madre
María Guadalupe Villalobos Vélez nacque il 18 luglio 1908 a San Luis Potosí, nel cuore del Messico, in una famiglia agiata e rispettabile. Il padre, Jacobo Villalobos Reyes, era colonnello nell' esercito di Porfirio Díaz; la madre, Josefina Vélez, aveva calcato le scene come cantante. Fu da lei che Lupe ereditò l'istinto per il palcoscenico, e fu a lei che, alla fine, rubò anche il nome: quando il padre si oppose con fermezza alle sue ambizioni teatrali, la ragazza abbandonò il cognome paterno e adottò quello materno. Un piccolo gesto di ribellione che conteneva già, in miniatura, il carattere di tutta una vita.
A tredici anni fu mandata a studiare in un collegio di suore a San Antonio, in Texas, dove imparò l'inglese e, soprattutto, a ballare. Tornata in Messico, negli anni turbolenti del dopo-rivoluzione, si fece strada nel mondo delle riviste musicali di Città del Messico, debuttando in uno spettacolo della celebre vedette María Conesa. In pochi anni divenne «La Niña Lupe», una piccola stella del teatro leggero: sfrontata e dotata di un'energia comica che pareva non conoscere pause.
Hollywood e la nascita di un'etichetta
Nel 1926 attraversò il confine verso Los Angeles, e Hollywood non perse tempo. Maria debuttò nel 1927 in un cortometraggio di Laurel e Hardy, Marinai in guardia, e nello stesso anno ottenne la sua grande occasione accanto a Douglas Fairbanks nel Gaucho, dove interpretava una selvaggia ragazza di montagna. Seguirono Il covo degli avvoltoi (Stand and Deliver,1928), La dama dei boulevards (Lady of the Pavements, 1929) di D.W. Griffith e La canzone dei lupi (Wolf song, 1929), e il passaggio al sonoro, che per molte attrici straniere fu una ghigliottina, per lei rappresentò quasi un'occasione: l'accento marcato divenne un marchio di fabbrica.
Il problema, semmai, fu che Hollywood decise molto presto chi fosse Lupe Vélez, e non le permise più di essere altro. Latina, esplosiva, capricciosa, sensuale: la «Hot Pepper», la «Whoopee Lupe», e più tardi, definitivamente, la «Mexican Spitfire». Lupe stette al gioco con un talento autentico per l'autoparodia, alimentando lei stessa con interviste scatenate e bizzarrie pubbliche il personaggio che la stampa le aveva cucito addosso. Ma è difficile, alla lunga, distinguere la maschera che si indossa per scelta da quella che non si riesce più a togliere.
Gary Cooper e Johnny Weissmuller: gli amori come risse
Sul set di Wolf Song conobbe Gary Cooper, allora giovane e silenzioso divo in ascesa. Fu l'inizio di una relazione di due anni, passionale fino all'autolesionismo, che i giornali seguirono come un romanzo d'appendice. La madre di Cooper la detestava apertamente, e la famiglia fece pressione perché il figlio chiudesse la storia; lui, consumato da quell'amore e dalle liti continue, perse quasi venti chili. Si racconta che quando Cooper, nel 1931, salì su un treno per andare a riposarsi lontano da Hollywood, Lupe si presentò in stazione e gli sparò con una pistola, mancandolo. Vero o no, l'episodio dice molto su come il mondo guardava a lei: una forza della natura, da ammirare a distanza di sicurezza.
Nel 1933, Lupe sposò a Las Vegas Johnny Weissmuller, campione olimpico di nuoto e Tarzan cinematografico per antonomasia. Il matrimonio fu un'alternanza di riconciliazioni e zuffe, con graffi e lividi che il campione esibiva sul set, e con tre richieste di divorzio in cinque anni. La separazione definitiva arrivò nel 1939. Lupe, che sulla scena era sempre quella che vinceva le liti, nella vita sembrava non riuscire a trattenere nessuno.
La Mexican Spitfire: il successo come gabbia
Proprio mentre il matrimonio con Weissmuller naufragava, la carriera di Lupe trovò un'insperata seconda giovinezza. Nel 1938 girò in patria La Zandunga, accolto con entusiasmo dalla critica messicana, e l'anno seguente la RKO la volle protagonista di The Girl from Mexico, accanto a Leon Errol. Il successo fu tale da generare una serie: dal 1940 al 1943 Lupe interpretò in otto film Carmelita Lindsay, la focosa cantante messicana sposata con un compassato pubblicitario americano. Erano commedie economiche, rumorose, perfino un po' sguaiate, ma incassavano bene e fecero di lei la più popolare attrice latina di Hollywood.
Il titolo della serie, Mexican Spitfire, divenne così il suo secondo nome. Lupe era ormai, in modo irreversibile, la caricatura di sé stessa; e quando la serie si esaurì, nel 1943, l'attrice di trentacinque anni si ritrovò con pochi ruoli all'orizzonte e con un personaggio pubblico che non lasciava spazio a sfumature. Nessuno, a Hollywood, sembrava interessato a sapere cosa ci fosse dietro quella risata.
Harald Ramond e il figlio che non poteva nascere
Dietro la risata, in quegli anni, c'era una donna che cercava disperatamente un approdo. Nel 1943 annunciò il fidanzamento con l'attore messicano Arturo de Córdova, ma lui era sposato e la moglie non volle concedergli il divorzio. Poco dopo Lupe conobbe Harald Maresch, un giovane attore austriaco di scarsa fortuna, noto con il nome d'arte di Harald Ramond. Nell'autunno del 1944 scoprì di essere incinta. Per una donna cattolica e devota come lei, cresciuta in una società per la quale un figlio nato fuori dal matrimonio era una vergogna indelebile, e per una diva la cui immagine era fatta tanto di scandalo quanto di rispettabilità, la situazione era senza uscita. L'interruzione della gravidanza era, per lei, impensabile; un figlio illegittimo, insostenibile. Il fidanzamento con Ramond fu annunciato alla fine di novembre, ma il 10 dicembre Lupe lo cacciò di casa. Le versioni su quanto accadde tra i due divergono: secondo alcuni lui si mostrò riluttante al matrimonio, secondo altri lo avrebbe accettato soltanto come una formalità. Qualunque sia la verità, Lupe si convinse che l'uomo non l'aveva mai amata.
14 dicembre 1944: la notte di Casa Felicitas
La sera del 13 dicembre, Lupe cenò nella sua villa di North Rodeo Drive, che aveva battezzato Casa Felicitas, con due amiche, l'ex attrice del muto Estelle Taylor e Venita Oakie. Nulla, o quasi, lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto. Rimasta sola, nelle prime ore del 14 dicembre, Lupe ingerì settantacinque compresse di Seconal, un barbiturico, accompagnandole con un bicchiere di brandy. Fu la sua segretaria, Beulah Kinder, a trovarla la mattina seguente nella sua camera da letto.
Sul comodino c'era un biglietto indirizzato a Ramond: «A Harald. Che Dio perdoni te e perdoni anche me, ma preferisco togliere la vita a me e al nostro bambino piuttosto che metterlo al mondo nella vergogna, o ucciderlo». E sul retro: «Come hai potuto, Harald, fingere un così grande amore per me e per il nostro bambino, quando per tutto il tempo non ci volevi? Non vedo altra via d'uscita per me, quindi addio e buona fortuna a te. Con amore, Lupe». In quelle poche righe c'è tutta la contraddizione della sua esistenza: la rabbia e la tenerezza, l'accusa e il congedo affettuoso, la teatralità e il dolore più nudo. E, soprattutto, uccidere un figlio per non dover abortire.
Il water di Kenneth Anger: quando la leggenda uccide due volte
Nel 1959, il regista e scrittore Kenneth Anger (Lucifer rising) pubblicò Hollywood Babylon, raccolta di pettegolezzi e scandali destinata a diventare un classico della mitologia nera del cinema americano. Nel capitolo dedicato a Lupe, Anger raccontava che l'attrice aveva preparato una messinscena sontuosa, fra fiori e candele, pettinata e truccata per essere trovata bellissima; ma che la cena messicana consumata poco prima, combinata con i barbiturici, le aveva provocato un violento malessere. Barcollando verso il bagno, sarebbe scivolata sulle piastrelle e sarebbe finita con la testa nel water, dove sarebbe annegata. La trovò lì, secondo Anger, una cameriera di nome Juanita.
È una storia perfetta, costruita con il gusto crudele del contrappasso: la diva che voleva morire come Giulietta e muore come in una comica slapstick. Peccato che non abbia alcun fondamento. Il certificato di morte indica chiaramente l'avvelenamento da Seconal; non c'erano tracce di vomito; e la biografa Michelle Vogel ha fatto notare come una simile dose di un barbiturico ad azione rapida rendesse pressoché impossibile qualsiasi spostamento. Nel 2013, inoltre, è emersa una fotografia della polizia che mostra il corpo di Lupe nella camera da letto, lontano dal bagno. Eppure la versione di Anger è sopravvissuta a tutto, citata da Frasier e dai Simpson, ripetuta da generazioni di appassionati di una Hollywood maledetta.
Il ritorno a casa
Il 22 dicembre 1944 si tenne una prima cerimonia funebre a Forest Lawn, a Los Angeles; tra coloro che portarono la bara c'erano Johnny Weissmuller, l'ex marito delle risse e delle riconciliazioni, e l'attore Gilbert Roland. Poi il corpo di Lupe fu caricato su un treno e riportato in Messico, dove migliaia di persone la salutarono in una seconda cerimonia il 27 dicembre. L'attrice riposa nel Panteón Civil de Dolores di Città del Messico.
Oggi Lupe ha una stella sulla Walk of Fame e, dal 2017, una scultura nella sua San Luis Potosí. Andy Warhol, nel 1965, immaginò la sua ultima notte in un film sperimentale con Edie Sedgwick, un'altra ragazza bruciata troppo presto. Ma forse il modo più giusto di ricordarla è ripartire da quel biglietto sul comodino, e dalla donna che lo scrisse: una delle prime attrici messicane capaci di conquistare Hollywood, e una donna di trentasei anni che, in una notte di dicembre, non riuscì a immaginare un domani.
María Guadalupe Villalobos Vélez
San Luis Potosí, Messico, 18/07/1908
Beverly Hills, California, USA, 14/12/1944
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0