Fantasie di una tredicenne
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Voto:
Valerie (Jaroslava Schallerová) vive ai margini di un villaggio imprecisato, in un tempo che sfugge a qualunque collocazione precisa; potrebbe essere il Medioevo, potrebbe essere l'inizio del Novecento, potrebbe essere entrambe le cose insieme. Vive con la nonna (Helena Anýzová), una donna che nasconde sotto l'apparenza severa un passato di depravazione e un segreto vampirico. Il giorno in cui Valerie ha il menarca - segnalato da una goccia di sangue su una margherita bianca - il villaggio comincia a muoversi intorno a lei in modo peculiare. Il Governatore (Jiří Prýmek), figura avvolta nel nero, è il primo a mette gli occhi sui suoi orecchini di perla e sul suo giovane corpo ora maturo. Il sacerdote Gracian (Jan Klusák) la cerca con la scusa di curarle l'anima. Orlik (Petr Kopriva), ragazzo fascinoso che potrebbe essere l'amante o il fratello (non verrà mai determinato) oscilla tra protettore e ulteriore minaccia. Tutti i personaggi, nel corso del film, cambiano identità senza preavviso: la nonna diventa cugina e poi madre; il Governatore moltiplica i propri ruoli come in una galleria di specchi. Solo Valerie mantiene, almeno superficialmente, la propria forma.
LA RECE
Dietro il titolo italiano fuorviante si nasconde un capolavoro della Nová vlna cecoslovacca: un percorso iniziatico femminile raccontato con la logica onirica e viscerale del sogno, nel quale vampiri, sacerdoti lussuriosi e incesti sfiorati non sono metafore ma la materia stessa dell'adolescenza. Jireš costruisce un film anticlericale e politicamente ambiguo - sopravvissuto alla censura sovietica proprio perché il regime non ne seppe cogliere il messaggio reale - di bellezza pittorica rara.
Titolo della distribuzione italiana disastroso, a suggerire un porno-soft di totale illegalità; un'operazione di marketing tanto “furba” quanto falsa che ha probabilmente condannato il film a pubblici sbagliati per decenni e che ha impedito o, meglio, disincentivato la visione agli occhi di un pubblico che, magari, avrebbe apprezzato le finezze di questo film. Il titolo originale, Valerie a týden divů - Valerie e la sua settimana delle meraviglie - restituisce la natura precisa dell'opera: un percorso iniziatico femminile (grandi paure e grandi esaltazioni) raccontato attraverso i modi del sogno, con tutta la violenza e l'erotismo che l'inconscio si concede quando nessuno lo sorveglia. Jaromil Jireš, figura della Nová vlna cecoslovacca, già autore de lo Scherzo (Žert, 1969), adatta qui il romanzo surrealista di Vítězslav Nezval, scritto negli anni Trenta e pubblicato solo un decennio dopo: materiale che il regime avrebbe voluto seppellire e che il regista riesuma con un'audacia formale difficile da trovare altrove nel cinema europeo del periodo. Non è un dettaglio di poco conto: il film sopravvisse alla stretta censoria che seguì l'invasione sovietica del 1968, probabilmente grazie al suo anticlericalismo esplicito, perfettamente allineato alla posizione ufficiale del Partito Comunista nei confronti della Chiesa. Il regime, tuttavia, non era culturalmente attrezzato a leggere ciò che il film diceva davvero, cioè che il corpo delle donne è il campo di battaglia sul quale si combattono le guerre di potere degli uomini, e che la sola risposta possibile è imparare a navigare quel territorio per conto proprio. Il film si comporta esattamente come un sogno: coerente nella logica interna, inaccessibile alla parafrasi razionale. Le singole scene hanno senso mentre le si guarda; è il risveglio, ovvero il tentativo di ricostruirle, che le dissolve. Jireš non insegue la linearità narrativa ma qualcosa di più perturbante: una fedeltà all'esperienza del desiderio nascente, che è sempre caotico, sempre simbolico, sempre minacciato da sistemi di controllo travestiti da tutela. La Chiesa, qui, è raccontata come l'istituzione più ipocrita e più pericolosa: predica castità mentre i suoi rappresentanti bruciano di lussuria, condanna il corpo mentre ne trae profitto. Che Valerie sia figlia di una suora e di un vescovo - dettaglio rivelato con nonchalance - non è un colpo di scena ma la conferma di una regola. Va anche segnalato che l'adattamento filmico sceglie di attenuare le connotazioni incestuose e alcune scene di nudità esplicitate dalla fonte letteraria, spostando il tono da fiaba vittoriana a qualcosa di più prossimo all'estetica gotica degli anni Settanta, scelta che lo ancora a un immaginario visivo riconoscibile. Il precedente più citato è "Alice nel paese delle meraviglie" (in versione psicanalitica), e non è sbagliato: come Alice, Valerie attraversa un mondo governato da regole assurde e da autorità che non meritano il proprio potere. Ma Carroll costruiva un non-sense intellettuale e ludico; Jireš, invece, lavora su pulsioni più viscerali. I vampiri, gli incesti sfiorati, i roghi, i sacerdoti lussuriosi non sono metafore alla lontana: sono la trama stessa dell'angoscia adolescenziale, tradotta senza filtri in immagine. Sensato anche il confronto con Picnic a Hanging Rock di Weir (1975), che condivide la stessa fotografia languida e la stessa idea di una forza primordiale che si risveglia di fronte alla sessualità emergente: Weir, però, lasciava l'irrisolto come dramma, mentre Jireš lo trasforma in liberazione. La fotografia di Jan Čuřík è di una bellezza che ci si aspetterebbe da un'opera d'arte più che da un film di settantanove minuti: ogni inquadratura composta come un quadro fiammingo contaminato da Böcklin, con luci che sembrano provenire da fonti interne alla scena. La colonna sonora di Luboš Fišer, è delicata, ipnotica, con echi di canto popolare boemo. Visivamente, il film è inattaccabile, con un erotismo visivo soave ed ellittico: all’inizio, i due orecchini di perle sospesi sul petto giovane della giovane quasi a richiamarne i capezzoli. Di Jaroslava Schallerová, al tempo quattordicenne, ben poco viene, giustamente, mostrato, se non il seno ma senza alcuna insistenza; sarebbe, d’altra parte, ipocrita negare che la grazia della giovane non abbia una attrattiva erotica, comunque mai così lasciva e discontrollata come inteso dagli occhi infoiati dei protagonisti maschili che, alternativamente, la desiderano e l’accusano di essere seduttrice diabolica. E comunque, non dimentichiamo mai di contestualizzare l’opera d’arte al tempo e alle geografie in cui fu prodotta. Sul piano narrativo, invece, Valerie a týden divů divide, e lo scisma è comprensibile: chi entra cercando una storia, troverà solo frammenti. Film d’essai e con i suoi anni sul groppone ma ancora capace di conturbare un poco, soprattutto per le sue soluzioni estetizzanti. Qualcuno (il Murgia di Maladolescenza, 1977, per dirne uno), guardando qui, potrebbe imparare a fare cinema sui turbamenti del coming of age.
TRIVIA
Jaroslava Schallerová (1956) dixit: “Tutti hanno cercato di rendere ogni scena il più credibile possibile. Non mi sentivo molto a mio agio sulla pira in una calda giornata estiva tra le fiamme. All'ultimo momento mi hanno liberato dalle corde e sono saltato velocemente giù. Mi sono cambiata d'abito e mi sono mischiata con le persone che guardavano le riprese. All'improvviso ho sentito una voce sussurrare: «Beh, stanno davvero bruciando quella ragazza, hanno pagato i suoi genitori…». So che la persona stava scherzando, ma ancora oggi il ricordo mi fa venire i brividi e, a volte, mi sembra un brutto sogno.» (IMBd.com)
⟡ Jaroslava Schallerová è stata scelta tra oltre 1.500 ragazze che hanno fatto il provino per il ruolo di Valerie.
⟡ Il film è stato anche proiettato in luoghi selezionati come film muto con un'orchestra dal vivo e una colonna sonora reinterpretata. Questa serie era conosciuta come The Valerie Project.
⟡ Questo film differisce in diverse parti dal materiale originale, che era un romanzo omonimo scritto nel 1932 da Vítezslav Nezval. Valerie e Orlík, nel libro, avevano la stessa età ed erano anche più grandi di Valerie nel film, che aveva solo tredici anni. Il film minimizzò anche le connotazioni incestuose e la nudità che erano esplicitamente presenti nel libro e omise completamente una parte del libro in cui Orlík appare nudo davanti a Valerie. Il libro, inoltre, è scritto più come una fiaba vittoriana. Il libro era rimasto poco noto per molti anni, soprattutto a causa della mancanza di una traduzione in inglese. La casa editrice di nicchia Twisted Spoon Press ha pubblicato un'edizione tascabile illustrata in inglese all'inizio degli anni 2000.
⟡ Questo film fa parte della Criterion Collection, numero 761.
⟡ Parlando delle sfide legate all'adattamento del romanzo al cinema, Jaromil Jireš ha dichiarato: «A prima vista, siamo rimasti incantati dal libro di Nezval, ma quando abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura, abbiamo scoperto che è impossibile adattare il testo originale, e nemmeno prendendosi delle libertà. Quindi, io ed Ester siamo stati costretti a scrivere una storia significativamente diversa in uno stile simile a quello di Nezval. Siamo stati fortunati che il nostro mecenate fosse l'unico figlio di Nezval, il sedicenne Robert Nezval. Quest’ultimo compare nel film nei panni di un ragazzo con un tamburo.
Fast rating

Titolo originale
Valerie a týden divů
Regista:
Jaromil Jireš
Durata, fotografia
77', colore
Paese:
Cecoslovacchia
Anno:
1970
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nel maggio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
