Forced entry
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Voto:
Opera prima di Shaun Costello, pornografo negli anni Settanta e pubblicitario negli Ottanta, che qui firma anche la sceneggiatura e compare in una piccola parte. Forced Entry, girato in due giorni e montato in cinque mesi, è uno dei pochi roughie americani degli anni Settanta nei quali si avverte una precisa ambizione formale al di là della provocazione commerciale. La struttura temporale è già, in sé, una scelta di regia: il film si apre sull'epilogo della vicenda, per poi ricostruire a ritroso le circostanze che vi hanno condotto, un dispositivo narrativo che anticipa di molti anni la moda di tanti film di successo, senza, però, dimenticare i grandi esempi passati (cfr. Vale del tramonto, 1950). Parimenti, la figura del reduce alienato, ribollente di violenza, senza nome né collocazione sociale, mosso da un impulso distruttivo che non trova mai formulazione verbale, prefigura il Travis Bickle di Taxi Driver (1976) e il protagonista di Combat Shock (1984) di Buddy Giovinazzo. Là dove, soprattutto nel primo film, si elaborerà il trauma con maggiore profondità psicologica e capacità registica, Forced Entry coglie l'embrione del problema del soldato traumatizzato con notevole asprezza, istallando le proprie coordinate psichiche e morali in filmati di archivio relativi alla guerra del Vietnam introdotte dalle parole didascaliche del Dr. Robert Jay Lifton (1926-2025) che enuncia il referto clinico di un'intera generazione: «Questa è l'eredità che i veterani si portano a casa: una combinazione di paura, confusione, rabbia e frustrazione, e questo porta a un disperato bisogno di un nemico». Il protagonista è Harry Reems (1947-2013), attore del porno molto noto (Gola Profonda, 1972) che, in una carriera fatta di centinaia di pellicole hard, si disse pentito di aver girato solo Forced Entry, in un ruolo che, oltretutto, sembra anticipare la drammatica china sulla quale è discesa la sua vita. Chiusa la carriera nell'hard, Harry non riuscì a trovare altri lavori e divenne un alcolista che si aggirava per Los Angeles chiedendo l'elemosina per strada e dormendo nei cassonetti; considerò anche il suicidio, ma, nel 1989, si impegnò per smettere di bere, si convertì al cristianesimo, ottenne una licenza immobiliare e sposò Jeanne Sterret; il vizio del bere, però, il suo danno l’aveva già fatto e gli costò un cancro al pancreas che lo portò alla morte. Ad ogni modo, in Forced entry, Harry è un benzinaio senza nome, reduce dal Vietnam. Quando si ferma a fare rifornimento una giovane donna (Jutta David), che lo spettatore ha già incontrato nell'unica sequenza del film non connotata da violenza in compagnia del fidanzato (Shaun Costello), qualcosa si attiva nel soldato. Lo seguiamo mentre ne annota i dati personali e, quella notte, si introduce nell'appartamento di lei sotto la minaccia di un coltello. Il ciclo ricomincia quando una signora benestante (Laura Cannon) s'avvicina alla stazione per chiedere indicazioni: basta poco perché il benzinaio si procuri il suo indirizzo e la raggiunga a casa, dove la aggressione avviene mentre la donna è sotto la doccia. Le due aggressioni si concludono entrambe con l'omicidio delle vittime. L'epilogo coinvolge due ragazze hippie, l'unica nota stonata di un'opera altrimenti ferrea nella propria coerenza, oscura anche per la grossolanità delle due “attrici”, Ruby Runhouse e Nina Fawcett, due vere freakettone che lasciarono che i registi usassero il loro loft di Bedford Street come location gratuita a condizione che apparissero entrambe nel film; trivia, la loro scena necessitò di 5 ore di girato dato che le due erano strafatte di mescalina! Laura Cannon, invece, restituisce nella scena della seconda aggressione una performance di terrore autentico che trascende ampiamente i margini convenzionali del genere hard supportata da effetti speciali convincenti e da una regia a mano libera che non risparmia nulla allo spettatore. Il film, grezzo, non è ovviamente esente da cedimenti: alcune interpretazioni periferiche sono deboli, la sequenza delle due hippie rallenta e distrae (troppo lunga anche la prima scena di sesso con Jutta) e il finale sfuma la tenuta logica costruita fino a quel momento. Rimane, tuttavia, l’idea di un porno autoriale poggiato su un tema che, ai tempi, era un vero dramma sociale, quello dei soldati colpiti da Disturbo Post-Traumatico da Stress, non assistiti dalla società, emarginati e, alcuni, socialmente pericolosi. Inoltre, si tratta di un film la cui influenza silenziosa sul cinema successivo è stata quasi del tutto ignorata dalla critica. Un precursore trascurato, insomma. Consigliato? No, ma merita di essere conosciuto almeno come titolo, storia e idee.
Fast rating

Titolo originale
Id.
Regista:
Shaun Costello
Durata, fotografia
83', colore
Paese:
USA
Anno:
1973
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
