Hokum
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Voto:
Ohm Bauman (Adam Scott), romanziere americano di successo, in cerca d'ispirazione, ma in condizioni psicologiche assai precarie, torna al Bilberry, un remoto albergo intorno a Cork, nell'Irlanda del sud, posto in cui i suoi genitori avevano trascorso la luna di miele. L’intenzione è spargere le loro ceneri sotto un albero immortalato in una vecchia fotografia della madre. L'accoglienza è tutt'altro che calorosa, sia da parte degli albergatori, sia per il carattere cinico e sgradevole di Ohm, che si vede negare la permanenza nella suite nuziale perché, si dice, abitata da una strega. Poco dopo l'arrivo, Ohm tenta di togliersi la vita impiccandosi; a soccorrerlo è la barista Fiona (Florence Ordesh), che aveva intuito il pericolo. Dimesso, lo scrittore torna a riprendere le proprie cose all'hotel che sta chiudendo per fine stagione, venendo a sapere che Fiona è svanita nel nulla la stessa notte nella quale l’aveva salvato. Deciso a ritrovare la giovane donna, Ohm ignora lo scetticismo degli uomini del posto, tra cui Cob (Brendan Conroy) e Mal (Peter Coonan), trovando, invece, un bizzarro alleato nel senzatetto Jerry (David Wilmot), che vive attorno all'albergo, io quale gli procura le chiavi della camera proibita.
LA RECE
Il terzo film di Damian McCarthy è un Old Dark House ambientato in un albergo, con forti richiami a Shining e, soprattutto, a 1408. Il protagonista Ohm (Adam Scott), uomo sgradevole e governato da un lutto irrisolto, affronta una discesa letterale e metaforica negli inferi dell'edificio, una catàbasi che è insieme punizione e possibile redenzione. McCarthy eccelle nello spavento periferico e nella costruzione di figure iconiche (la strega, il Diavolo con occhi a palla), ma la sceneggiatura accumula troppi temi senza concertarli a dovere. Resta comunque un film che fermenta nella memoria dopo la visione, e che si ha voglia di rivedere.
Terzo lungometraggio per Damian McCarthy dopo Caveat (2020) d’esordio e il notevole Oddity (2024); Hokum ottiene l’apprezzamento del pubblico mainstream e fa del regista una delle voci più interessanti nel panorama horror internazionale, qui, oltretutto, prodotto dalla Image Nation Studios di Abu Dahbi, cosa che passa un poco sotto silenzio per il generale disinteresse del pubblico circa i finanziatori, voce che, invece, è parecchio interessante per capire come si stanno spostando i pesi cretivo-produttivi. Insomma, un Old Dark House stregonesco con un piede nel folk irlandese prodotto dagli Emirati Arabi. Ad ogni modo, Hokum si iscrive nella tradizione nobile della casa infestata declinata in albergo, il cui vertice resta Shining (1980) di Kubrick ma, qui, con una parentela molto più marcata con 1408 (2007), film nel quale John Cusack, scrittore scettico con trauma emotivo, finiva per diventare prigioniero di una stanza maledetta. Finché Ohm resta sigillato nella suite nuziale, Hokum dialoga apertamente col film di Mikael Håfström, salvo poi dilatarsi oltre la stanza, giù per il montacarichi, fino a un seminterrato che funziona da vera e propria discesa nell’inconscio e nell’Inferno che esso può rappresentare o spalancare. Il cuore dell'opera è il trauma, ed Ohm è un uomo interamente governato da un lutto irrisolto: la madre morta in un incidente, il padre affondato nell'alcol, un'infanzia disgraziata e l'età adulta devastata dal senso di colpa. Da qui, la scelta coraggiosa di scrivere un protagonista sgradevole, arrogante, sprezzante, capace di gesti meschini. Insomma, l'ostilità come corazza contro un dolore mai attraversato. La sua catàbasi, cioè il tropo letterario del viaggio compiuto da un personaggio vivo nel regno dei morti o nell'oltretomba, assume sia il valore di una spaventosa punizione, sia la necessaria ordalia che permette a chi ha, in fondo, il cuore puro, di riemergere a vita nuova. Chi vive nel peccato, invece, rimarrà nell'orribile dimensione ipogea. A tenere in equilibrio l'operazione è Adam Scott, più eloquente nel silenzio che nella parola, il quale restituisce bene la paura crescente, il rimorso, la scontrosità di Ohm. Di grande efficacia orrorifica, poi, la strega che vive nel fondo dell’albergo e che traghetta al peggio i peggiori. Iconico anche quello che pare essere il Diavolo, con gli occhi a palla e le orecchie da coniglio. Damian McCarthy è maestro nello spavento periferico: sagome che affiorano alle spalle del protagonista, la figura materna che lo insegue da dietro una porta, campi larghi grandangolari che costringono lo spettatore a frugare ogni angolo dell'inquadratura temendo l'agguato. Cose spaventose in ogni dove, seppur secondo meccanismi noti. La fotografia di Colm Hogan, già in Oddity, usa spazio negativo e ombre con raffinatezza. Quello che, tuttavia, non funziona in Hokum è l’accumulo di temi, pur individualmente interessanti. Abbiamo detto del lato esoterico. Su questo si innesta, non benissimo, l'agire di un killer fin troppo terreno le cui motivazioni, e il connesso dramma relazionale, sono un orrore a sé stante. La sceneggiatura si intreccia fra il dramma di coloro che abitano l’albergo, il dramma del protagonista, quello antico della strega Cailleach, gli spunti lisergico-medianici della psilocibina, e tante scene costruite per atterrire il pubblico. Idee sovrabbondanti e non ben concertate. Vero, però, che il film ha un certo potere di fermentazione post-visione per accumulo di elementi: il finale, il programma tv presentato dal Diavolo - o quel che è - il montacarichi e l’esoterica architettura di quel posto; infine, la povera Fiona (un'affascinante Florence Ordesh) che muore in un modo atroce e resta lì sulla sedia con l’occhio vitreo. Un giorno di questi avrò voglia di rivedere Hokum; cosa che, per quanto mi riguarda, è sempre un buon segno. E non solo per la Ordesh...
TRIVIA
Damian McCarthy (1981) dixit: “Credo che chiunque realizzi un film horror, di qualsiasi genere esso sia, si trovi inevitabilmente all’ombra di Stephen King. Insomma, è un autore così prolifico. Ha fatto davvero tantissimo. Qualunque sia l’argomento che si voglia affrontare, lui l’avrà già trattato in modo brillante. Ovviamente, Shining è il migliore. Non credo che il film gli piaccia, ma Shining è, probabilmente, il miglior film su un hotel infestato dai fantasmi. Penso che lo sarà per sempre. Quindi, si tratta semplicemente di chiedersi: Come lo realizzerei se dovessi affrontarlo? Ecco come lo interpreterei io. Adoro i cliché dell’horror, gli oggetti infestati, le bambole inquietanti e tutto questo genere di cose. Adoro tutto questo. Non so se ci sia qualcosa di particolarmente originale in quello che sto facendo, ma è semplicemente la mia interpretazione.” (In review online)
⟡ Per catturare immagini ravvicinate dettagliate delle teste in miniatura dell'orologio, la produzione ha creato versioni sovradimensionate degli oggetti di scena.
⟡ La campana dell'hotel vista all'inizio del film è lo stesso oggetto di scena usato in Oddity.
⟡ La scritta sulla porta graffiata con il gesso nel seminterrato dell'hotel - piccole linee orizzontali e diagonali graffiate su una linea verticale più lunga - si chiama Ogham e si pronuncia come il nome di Ohm.
⟡ «Hokum» è definito come «un dispositivo usato (come dagli showmen) per evocare la risposta desiderata dal pubblico» o «un'assurdità pretenziosa».
⟡ Damian McCarthy ha continuato il suo modello di utilizzo di titoli brevi e ambigui di una sola parola, così come aveva fatto per Caveat (2020) e Oddity (2024).
⟡ Continuando la tradizione delle arance associate alla morte dal Padrino, durante il sogno di Ohm sulla morte di sua madre, lascia cadere diverse arance.
⟡ Quando a Ohm viene mostrato sul giornale la scomparsa di Fiona, il titolo sottostante parla di una «seconda possibilità» che è esattamente ciò che Fiona ha dato a Ohm dopo averlo salvato.
⟡ Il proprietario dell'hotel si chiama Mr. Cob, mentre il gestore si chiama Mal. Cobb era il nome del personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio in Inception (2010), sposato con Mal (Marion Cotillard). In Hokum, il signor Cob è il suocero di Mal; Mal è il principale antagonista di entrambi i film. La parola «mal» richiama il latino “malus” che sappiamo bene cosa significhi.
⟡ Similmente a Shining (1980), il film si apre con uno scrittore che guida su lunghe strade tortuose che portano a un hotel isolato e infestato.
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Damian McCarthy
Durata, fotografia
107', colore
Paese:
Irlanda, Emirati Arabi Uniti
Anno:
2026
Generi e Temi
Old Dark House, Strega e Necromante, Ghost, Folk horror, Demoniaco, Spooky fest
Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
