Insidious - la Porta Rossa
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Voto:
L'installazione meno riuscita di una saga nata nel 2010 con Insidious, e che, in effetti, pareva aver esaurito le carte migliori già da un po', benché i capitoli precedenti, centrati sull'anziana sensitiva Elise (Lin Shaye), avessero creato un lore abbastanza interessante, stratificando una mitologia del sovrannaturale che dialogava con lo spiritismo ottocentesco e l'estetica gotica delle haunted house classiche. Il passaggio di Patrick Wilson alla regia produce un film tecnicamente competente ma artisticamente inerte, capace di essere apprezzato solo secondo logiche di brand. La narrazione riprende le vicende della famiglia Lambert: Josh (Wilson) e il figlio Dalton (Ty Simpkins), ora giovane adulto alle soglie dell'università, sono perseguitati dal ritorno dei traumi legati ai viaggi nell'Altrove, quella dimensione onirica popolata da entità maligne che costituiva l'intuizione mitologica originale della serie; la terapia ipnotica aveva rimosso i ricordi, instaurando una pace apparente, ma il passato represso reclama il suo tributo con la forza di ciò che è stato cancellato anziché elaborato. L'impianto narrativo, costruito sul rapporto padre-figlio e sul passaggio generazionale del trauma, si risolve in dinamiche relazionali che rimangono sulla superficie dell'ovvio: Josh rimane confinato a un'espressione di permanente confusione senza evoluzione caratteriale, Dalton è un giovane privo di tratti distintivi, ridotto a stereotipo del ribelle sensibile. Le sottotrame, come il rapporto con Chris, risultano superflue. Il problema cruciale è la dipendenza ossessiva dal jump scare che sostituisce la costruzione della tensione; oltre a ciò, l'iconografia della serie - il demone rosso, l'Altrove, le apparizioni spettrali - appare ormai esausta, trasformata da catalizzatore di terrore a semplice logo commerciale svuotato di forza perturbante. L'unica sequenza di valore, almeno per chi soffre di claustrofobia, è quella della risonanza magnetica. Insomma, un film che non può essere definito un disastro tecnico ma qualcosa di peggiore: un'opera mediocre che conferma i pregiudizi più cinici sui sequel nei quali la ripetizione soffoca l'invenzione, e il rispetto delle formule uccide ogni possibilità di sorpresa. Io, oltretutto, già dopo pochi giorni dalla visione, mi ricordo ben poco del film visto, prova della pochezza della pellicola. O, forse, indice di senilità. Nel 2026 dovrebbe trovare realizzazione Thread: An Insidious Tale.
Fast rating

Titolo originale
Insidious: The Red Door
Regista:
Patrick Wilson
Durata, fotografia
107', colore
Paese:
USA, Canada
2023
Scritto da Exxagon nel gennaio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
