Kraken
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Voto:
Ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. Con Kraken, imparo non solo che i salmoni, soprattutto quelli d’allevamento, sono soggetti a una schifosissima parassitosi con piccoli crostacei che gli si attaccano al corpo e succhiano loror il viscidume e il sangue; non solo che questi parassiti sono diffusissimi nei sistemi di allevamento ittico, ma anche che c’è tutto un dramma brutto legato ai salmoni in gabbie a rete aperta che provocano gravi danni agli ambienti fragili in cui sono situati, inquinando ecosistemi incontaminati e portando all’estinzione le popolazioni locali di salmone (guardate Laxaþjóð A Salmon Nation). Il film di Pål Øie (the Tunnel, Trappola nel buio, 2019), non l'unico nell'attuale panorama norvegese, prendere l'immaginario dei disaster movie hollywoodiani e lo riporta alla dimensione elementare del paesaggio fiordico, in cui la natura non è sfondo ma coprotagonista minacciosa. Quindi, si recupera uno dei più fascinosi miti nordici, quello del mostro marino con il nome più figo del bigoncio, e ci si innesta il tema delle ansie ecologiste. La biologa marina Johanne (Sara Khorami) viene inviata dall'Istituto di Ricerca Marina a Vangsnes, sulle rive del Sognefjord, il fiordo più profondo di Norvegia, per indagare su alcune morti sospette collegate all'allevamento ittico della Western Salmon. L'azienda, diretta dall'opportunista Jostein (Øyvind Brandtzæg), utilizza il "trasduttore sonico" Sonic Lice per debellare i pidocchi che infestano i salmoni; il dispositivo, tuttavia, ha risvegliato qualcosa che dormiva negli abissi. A complicare il quadro, contribuiscono la moglie di Jostein, Henriette (Ingvild Holthe Bygdnes), capo della polizia locale, e la figlia Maria (Jenny Evensen), militante ambientalista in aperto conflitto col padre. L’eco de lo Squalo (1975) è chiaramente udibile a partire dalla sequenza iniziale, il momento più spielberghiano dell'intera pellicola, con i due giovani turisti sulla moto d'acqua aggredita da qualcosa che non vediamo mai chiaramente: ombre che scorrono sotto la superficie, angolazioni che oscillano tra predatore e preda, la maestosità terrificante suggerita da una singola inquadratura dall'alto. Ahimè, come accadeva con i catastrofistici di quei tempi (guardatevi Panico nello stadio, 1976), bisogna aspettare quasi un'ora, su novanta minuti complessivi, prima che il Kraken si manifesti davvero; nel frattempo, il film si accontenta di declinare i classici nodi del genere natural o animal horror (l’esperta inascoltata, l’affarista, i giovani in pericolo, …), che qui si fa anche un po’ monster-movie con tanto di parassiti giganteschi, un po’ come si vedeva in Cloverfield (2008). Alcune scene di buon potenziale (una sequenza con dei kayakisti, un'altra ambientata in un ristorante con vetrata subacquea) non vengono sfruttate al meglio, forse per limiti effettistici. Il film, tuttavia, mantiene un'eleganza notevole, con gli ambienti nordici, sia sopra l’acqua che sotto, ben resi dal direttore alla fotografia Sjur Aarthun. Valide anche diverse situazioni tese e dinamiche. La riflessione ecologica che emerge dai freddi abissi è sempre quella. Il Kraken, qui, non è rimando mitologico - rammentiamo il suo esordio pop in Scontro di titani (1981) - bensì riemersione del rimosso ambientale: la natura offesa che si manifesta sbucando dalle profondità che l'antropocene ha creduto di poter gestire, e il trasduttore sonico funziona come metafora di un intero modello economico che infligge violenza silenziosa agli ecosistemi credendo di poterla contenere. Insomma, più un natural horror che un creautre feature Tutto, però, in Kraken, resta a livello superficiale, sia la relazione fra i personaggi fra i quali si spennellano drammi relazionali, sia lo stesso villain che è troppo misurato. Il finale, di una certa ambiguità nel rapporto fra la protagonista e il mostro, si ancora ad un inaspettato gesto di sacrificio, mentre l’inquadratura terminale, come da prassi, strizzata l'occhio ad un potenziale sequel. Film che si dimentica svelto ma che, nel suo, sa intrattenere; bene per la domenica autunnale. Il divino Kraken, bestione che ha sempre una allure lovecraftiana, resta in attesa del suo grande prime-time.
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Pål Øie
Durata, fotografia
100', colore
Paese:
Norvegia
Anno:
2026
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
