il Mistero della donna scomparsa
Voto:
Rex Hofman (Gene Bervoets) e Saskia Wagter (Johanna ter Steege), giovane coppia olandese, viaggiano verso la Francia per una vacanza. Tra battibecchi affettuosi e riconciliazioni, si fermano in un'area di servizio autostradale. Saskia scende per comprare delle bibite. Non tornerà più. Rex la cerca disperatamente per tre anni al punto che la sua vita privata si ferma nel costante tentativo di tenere viva la ricerca e costringere il rapitore a mostrarsi, cosa che, alla fine, accade. Raymond Lemorne (Bernard-Pierre Donnadieu), rispettabile insegnante di chimica, padre di famiglia e uomo qualunque, è lo psicopatico che ha rapito Saskia dopo aver pianificato con meticolosa perizia il crimine. Raymond proporrà a Rex un patto perverso per scoprire cosa sia accaduto alla donna.
LA RECE
Thriller franco-olandese che sovverte le convenzioni del genere con una suspense contemplativa e un finale devastante. La forza del film sta nel suo villain ordinario, un sociopatico della porta accanto, e nell'ossessione autodistruttiva del protagonista. Un'opera che Kubrick stesso giudicò più impattante di Shining. Da evitare il remake americano del '93 che ne tradì completamente il senso.
Tratto dal romanzo “the Golden Egg” di Tim Krabbé, Spoorloos è il thriller franco-olandese che non ti aspetti, capace di rifiutare le convenzioni del genere (inseguimenti, colpi di scena urlati, …) e procedere con una calma implacabile verso un finale agghiacciante. E non che il corpus del film sia più tranquillizzante. L'atmosfera del lavoro di Sluizer è stata paragonata a quella di Frantic (1988) di Polanski, altro film sulla scomparsa inspiegabile di una donna, ma dove Polanski costruiva un thriller dinamico, Sluizer opta per una dimensione quasi contemplativa che ha a che fare con la scomparsa come vuoto che costringe i sopravvissuti a confrontarsi con l'insensatezza dell'esistenza. Le interpretazioni di Bervoets e Donnadieu sono magistrali nel loro understatement: due uomini ordinari, due ossessioni speculari, un destino che si compie con la precisione di una trappola. La grandezza perturbante di Spoorloos risiede soprattutto nella costruzione dell’antagonista, Raymond Lemorne, il mostro della porta accanto, un male che manca della grandezza e del carisma classico dei villain più stereotipati. Niente eleganza luciferina stile Hannibal Lecter per lui; Raymond è un uomo goffo, un po' impacciato, e forse, proprio per la sua ordinarietà, infinitamente più spaventoso. Bernard-Pierre Donnadieu (1949-2010) offre un'interpretazione di raggelante ironia, quella di un sociopatico perfettamente integrato nella società e capace di relazioni familiari apparentemente normali, eppure completamente privo di empatia. La sua motivazione non è sessuale né sadica nel senso convenzionale: è puramente epistemologica. Vuole sapere di cosa è capace. Quello di Raymond non è il male come devianza mostruosa ma come scelta deliberata di individui ordinari che si autolegittimano attraverso costruzioni mentali; meccanismo tipicamente narcisistico-psicopatico. Raymond, quindi, non è pazzo, è qualcosa di peggio: è un uomo che e trova nel proprio agito una forma perversa di autorealizzazione. Se Raymond incarna il male che si nasconde dietro la normalità, Rex rappresenta l'amore che si trasforma in autodistruzione. Gene Bervoets interpreta un uomo consumato da un'ossessione che trascende la semplice ricerca della verità; la sua ostinazione ha qualcosa di eroico ma anche di patologico. Rex è incapace di elaborare la perdita e si aggrappa all'oggetto scomparso passato distruggendo il presente; la sua nuova compagna, Lieneke, concreta, affettuosa, disponibile, è destinata a essere ignorata da un uomo ossessionato da un fantasma. Il “lutto complicato persistente” di Rex è aggravato dal suo umanissimo desiderio di sapere: l'incertezza è diventata per lui più insopportabile di qualsiasi verità, anche della più atroce. Ecco la crepa sfruttata dal maligno Raymond per dare un definitivo scacco matto a Rex, il motivo per cui Rex accetterà condizioni che qualsiasi persona razionale rifiuterebbe. La struttura narrativa, con i suoi continui flashback che alternano la ricerca di Rex ai preparativi di Raymond, potrebbe risultare dispersiva e, sicuramente, non è ricchissima di dinamica; tuttavia, essa funziona come un meccanismo di suspense atipico: sappiamo chi è il colpevole da subito ma, come in un poliziesco tipo Colombo, il piacere dello spettatore non sta nel "chi" ma nel "come e perché". Soprattutto, la curiosità di chi guarda finisce per condivide l’ossessione del protagonista: cosa è successo davvero a Saskia? Desideriamo saperlo benché sia ormai chiaro che si sia consumato un dramma irrimediabile. È impossibile discutere di Spoorloos senza affrontare il suo epilogo, unanimemente considerato uno dei più devastanti della storia del cinema. Non rivelerò i dettagli per chi non avesse visto il film ma va detto che la conclusione possiede una logica ferrea e, pur sembrandolo, non è un colpo di scena gratuito: è la conseguenza inevitabile di tutto ciò che il film ha costruito; si tratta di un finale che non offre catarsi né consolazione. D’altronde, Sluizer e Krabbé costruiscono un'indagine sul male che rifiuta spiegazioni facili e consolazioni a buon mercato. Il Mistero della donna scomparsa non è un film per tutti e non è un film che si "gode" nel senso convenzionale del termine, ma è, indubbiamente, un'opera che, una volta vista, si deposita in qualche angolo della mente e non se ne va più, come il sogno dell'uovo d'oro che attraversa tutto il film, inquietante ed irrisolto. Ahinoi, nel 1993, Hollywood con la smania di addomesticare storie che richiedono finali disturbanti, remacca il tutto trasformando questo capolavoro in prodotto di consumo: messo a dirigere lo stesso Sluizer e affiancandogli un cast all star (Jeff Bridges, Kiefer Sutherland, Sandra Bullock), venne stravolto completamente il terzo atto con un finale "positivo" che annullò tutto il senso dell'originale. Quello che molti considerano uno dei più clamorosi autogoal autoriali della storia del cinema. Voi non perdetevi questo originale dell’88, un film ammirato e ritenuto da Kubrick stesso di maggior impatto emotivo rispetto a Shining (1980), tanto per dire.
TRIVIA
George Sluizer (1932-2014) dixit: “Il film non era famoso perché non riuscivo a trovare un distributore da più di un anno, anche dopo essere stato a Cannes, nessuno era interessato... Nessuno... Né la Miramax, né nessun altro... Allora, cosa è successo... Al festival di Sidney mancava un film e il curatore, che conoscevo di appena, mi ha detto: "Pensavo che tu, George, avessi fatto un film. Ci manca un film nel programma perché qualcosa è stato cancellato. Puoi mandarlo qui”. Ho detto di sì, sono andato a Sidney, il film è stato proiettato e ha vinto il Premio del Pubblico. E quello è stato l'inizio”. (Criterion)
⟡ Il film è il numero 133 nella Criterion Collection ed è elencato fra i "1001 film da vedere prima di morire" da Steven Schneider. Nel 2004 è stato sottoposto a restauro digitale 2K dall'EYE Film Institute.
⟡ Tim Krabbé, autore sia del romanzo che della sceneggiatura da esso tratta, basò la storia su un articolo di giornale letto per caso su una turista scomparsa da un viaggio in autobus dopo aver comprato un chewing gum in una stazione di servizio in Francia. La polizia la cercò per due notti senza trovare traccia della ragazza. Dieci anni dopo, Krabbé fece ricerche approfondite e scoprì che la ragazza era ricomparsa viva e vegeta il giorno dopo; era semplicemente salita sull'autobus sbagliato. Krabbé la chiamò persino per ringraziarla di avergli fornito l'ispirazione per la storia. D’altra parte, il soggetto del romanzo recupera anche una leggenda metropolitana archetipica legata all'Esposizione Universale di Parigi del 1901. In essa si raccontava che una donna e sua figlia si fossero recate a Parigi per l'esposizione e, mentre la donna disfava le valigie, la figlia si fosse recata in un negozio lì vicino. Quando la giovane tornava in hotel, la madre non c'era più e nessuno nell'hotel ricordava di averla vista. L'idea è stata utilizzata anche per la Signora scompare (1938) di Alfred Hitchcock , Tragica incertezza (1950) di Terence Fisher , il Mostro della strada di campagna (1970) di Robert Fuest e la stanza della morte (1973) di Philip Leacock .
⟡ Il film fu presentato agli Academy Awards nel 1988 come candidato ufficiale olandese per il premio come miglior film straniero. Tuttavia, l'AMPAS lo squalificò perché riteneva che i dialoghi in francese fossero troppi per giustificare la candidatura olandese.
⟡ Secondo quanto riferito dal regista George Sluizer, il regista Stanley Kubrick lo chiamò dopo aver visto questo film per dirgli che era il film più terrificante che avesse mai visto. L'aveva visto dieci volte all'epoca, ed era rimasto colpito dalla struttura e dal finale del film, così come dall'interpretazione dell'attrice Johanna ter Steege. Così colpito che si dice le abbia offerto un ruolo nel suo film (incompiuto) Aryan Papers. Sluizer era scettico sul fatto che Kubrick trovasse questo film così spaventoso, così gli chiese: "Be’, tu hai diretto Shining…", al che Kubrick rispose: "Sì, ma quello era un gioco da ragazzi in confronto a questo!".
⟡ C'era tensione sul set tra il regista George Sluizer e Gene Bervoets poiché il primo nutriva dubbi circa il fatto di aver scelto la persona giusta per il ruolo. Durante le riprese, i due si sono rivolti a diversi psichiatri per cercare di risolvere i loro problemi.
⟡ Sluizer voleva un'attrice con un colore di capelli simile a quello di sua figlia per interpretare Saskia. Questo è uno dei motivi per cui è stata scelta Johanna ter Steege che era al suo debutto cinematografico.
⟡ Il regista Sluizer ha avuto accesso ai primi manoscritti del romanzo di Tim Krabbé e, dopo aver letto i primi capitoli, ne ha immediatamente acquistato i diritti cinematografici.
⟡ Il cassiere dell'area di servizio fa riferimento a Laurent Fignon con la "maglia gialla". Fu infatti il vincitore di due Tour de France negli anni '80. In un'altra occasione, lo si può anche sentire menzionato, sempre in francese, dalla radio locale, che trasmetteva lo stesso Tour. Lo scrittore Krabbé fu un ciclista professionista e scrisse anche un libro, "la Corsa", ritenuto molto importante da tutti gli appassionati di ciclismo
⟡ Il regista girò un finale alternativo in cui Raymond Lemorne veniva catturato dalla polizia. Questo finale non fu mai utilizzato né mostrato, poiché Sluizer riteneva che avrebbe attenuato l'impatto di quanto accaduto in precedenza.
⟡ Bernard-Pierre Donnadieu aveva metodi poco ortodossi per interagire con i suoi colleghi. Attaccò deliberatamente briga con Bervoets prima della scena del loro combattimento, in modo che la rabbia di Bervoets sembrasse autentica, e nella scena in cui droga il personaggio di Johanna ter Steege, strinse l’attrice così forte che lei non riuscì a respirare e patì un attacco di panico.
Fast rating

Titolo originale
Spoorloos
Regista:
George Sluizer
Durata, fotografia
107', colore
Paese:
Olanda, Francia
1988
Scritto da Exxagon nel gennaio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

