lo Strangolatore folle
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Voto:
Londra, 1880. James Rankin (Boris Karloff) è uno scrittore vittoriano dall'anima riformista, convinto che Edward Styles, impiccato vent'anni prima come "lo Strangolatore di Haymarket", fosse, in realtà, innocente. Le indagini lo portano a sospettare del vero colpevole, un certo dottor Tennant; per raccogliere le prove, fa riesumare la salma di Styles e vi trova sepolto il bisturi del medico. Nel momento stesso in cui afferra l'oggetto, qualcosa in lui “scatta”: il volto si contorce, il braccio si deforma, e il rispettabile intellettuale cede il posto ad un folle omicida. Rankin riprende a uccidere, svegliandosi ogni volta senza memoria di quanto ha fatto. Toccherà alla moglie Barbara (Elizabeth Allen) rivelargli la verità…
LA RECE
Gotico vittoriano costruito attorno alla struttura jekylliana e alle suggestioni irrisolte dello Squartatore. Si sprecano premesse solide con una regia priva di inventiva e un impianto psicologico troppo fragile per sostenere il peso del twist centrale. Karloff si divide tra un'ottima prima parte e un'interpretazione da villain che rasenta il grottesco involontario.
Le credenziali erano quelle giuste: una Londra ottocentesca ricostruita in un bianco e nero denso, lo spettro di Jack lo Squartatore che aleggia senza essere mai convocato esplicitamente, il mito del dottor Jekyll come struttura portante. Robert Day (il Primo uomo nello spazio, 1958) dirige con una compostezza che scivola troppo facilmente in piattezza, senza trovare mai lo scatto visivo o narrativo capace di elettrizzare le premesse. Il film respira l'aria di un solido studio in costume riuscito a metà, ben allestito, ma incapace di liberarsi da una certa rigidità che lo separa nettamente dall'horror più inventivo del decennio. Il confronto con Prima dell'anestesia - girato più o meno in contemporanea (1958), con gli stessi set, lo stesso protagonista e prodotto dalla stessa Amalgamated Productions - illumina le debolezze strutturali di entrambi i titoli ma, soprattutto, le specifiche di questo: laddove il film del ‘58 almeno fingeva di essere un dramma medico degenerato in horror, lo Strangolatore folle è horror dichiarato fin dall'inizio, il che aumenta le aspettative e, di conseguenza, il peso degli scivoloni. Il più vistoso di questi riguarda il twist centrale che non sto qui a dire per evitare spoiler; tuttavia, si tratta di una serie di passaggi che richiedono una sospensione dell'incredulità di notevole portata, forse eccessiva. Il film, inoltre, non si cura di fornire gli strumenti per arrivarci; il colpo di scena, quindi, invece di scuotere, genera una certa ironica perplessità. Più spinosa ancora è la questione Karloff. Nella prima parte, il grande attore offre il meglio di sé: il riformatore vittoriano testardo e civile è un personaggio credibile, sfumato, a tratti persino commovente. Ma quando deve abitare la personalità di Tennant, Karloff cede alla tentazione dell'istrionismo puro: il volto contratto in smorfia fissa, il braccio ripiegato ad artiglio, il passo da quasi-Quasimodo... quasi a voler mimare, ma in versione cheap, le estreme metamorfosi fisico-attoriali di Lon Chaney (il Fantasma dell’Opera, 1925). Si tratta di una recitazione che appartiene a un altro sistema espressivo e che oggi scivola pericolosamente verso il comico involontario, vanificando l'atmosfera costruita in precedenza. Ciò non toglie che il film conservi qualche interesse storico e qualche sequenza di buona fattura. I passaggi ambientati nei music hall (rudi, chiassosi, socialmente degradati) creano un contrasto efficace con l'ambiente borghese di Rankin e veicolano una critica implicita all'ipocrisia vittoriana che anticipa temi del cinema britannico di fine decennio. La fotografia è usata con mestiere, specie nella scena di riesumazione notturna. Il bisturi come feticcio scatenante, poi, ha una sua logica quasi freudiana (ovvio simbolo di aggressione fallica) che, in mani più spregiudicate, avrebbe potuto diventare materiale davvero interessante. Resta, alla fine, un film onesto ma di modesto interesse per la platea di appassionati. Per le nuove, poi, non ne parliamo affatto.
TRIVIA
William Henry Pratt a.k.a. Boris Karloff (1887-1969) dixit: “Mia moglie ha buon gusto. Ha visto pochissimi dei miei film.” (IMDb.com)
⟡ Mentre il regista Robert Day e il truccatore stavano discutendo su come dare un effetto orrorifico al volto di Karloff, l’attore si è tolto la dentiera mostrando un volto alterato nell’aspetto, cosa che aveva fatto anche quando interpretava il mostro di Frankenstein.
⟡ Una scena mostra una casella di prove contrassegnata da Constance Kent, si tratta del caso di Road Hill House, uno dei gialli più famosi dell'Inghilterra vittoriana. Il 29 giugno 1860, a Road (Wiltshire), il piccolo Francis Kent (4 anni) fu trovato morto nella latrina esterna della villa di famiglia. La gola fu tagliata e il corpo presentò una profonda ferita al petto. Il crimine sconvolse l’opinione pubblica: fu chiaro fin da subito che l’assassino fosse qualcuno che viveva dentro la casa. Fu chiamato da Londra l’ispettore Jack Whicher, uno dei primi veri detective di Scotland Yard. Whicher intuì subito il colpevole: la sorellastra sedicenne, Constance Kent; il movente fu la gelosia profonda verso la matrigna e il suo "figlio preferito". Tuttavia, Whicher fu ridicolizzato poiché, all'epoca, risultò impensabile che una giovane "gentildonna" potesse compiere un atto così brutale. Senza prove schiaccianti, il caso fu chiuso e la carriera di Whicher ne uscì rovinata. Cinque anni dopo, tormentata dal rimorso, Constance confessò l’omicidio al suo confessore anglicano. Ella fu condannata a morte, ma la pena fu commutata in ergastolo grazie alla giovane età e alla pietà popolare. Rilasciata nel 1885 dopo vent'anni di carcere, Constance cambiò nome in Ruth Emilie Kaye. Emigrò in Australia, dove lavorò come infermiera, diventando in seguito caposala. Morì a Sydney nel 1944, all’incredibile età di 100 anni, portando con sé il segreto di quella notte per quasi un secolo. Questo caso divenne fondamentale a livello narrativo, poiché segnò la nascita della detective fiction e ispirò autori come Wilkie Collins (La pietra di luna) e Charles Dickens, trasformando il detective da figura sospetta a eroe della logica deduttiva.
⟡ La cameriera del manicomio canta la popolare canzone vittoriana da music hall «The Rat Catcher's Daughter», scritta dal reverendo Edward Bradley e Sam Cowell all'inizio degli anni 1860. Nella canzone, la figlia senza nome si annega nel Tamigi dopo essere stata respinta da un uomo soprannominato «Lilly White Sand», cioè che vende sabbia scavata dalla riva del fiume. Nell'ultima strofa, Lilly White si taglia la gola con un frammento di vetro rotto. Sebbene non sia cantata nel film, il pubblico londinese contemporaneo avrebbe riconosciuto questo cenno musicale alla scena precedente in cui Rankin/Tennant ha tagliato il collo della guardia nello stesso modo.
Fast rating

Titolo originale
The Haunted Strangler
Regista:
Robert Day
Durata, fotografia
78', b/n
Paese:
UK
1957
Scritto da Exxagon nel maggio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

