Terrore in città

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Voto:

Primo horror del compianto Chuck Norris, deceduto contro ogni possibile previsione nel marzo 2026, fino ad allora protagonista di mediocri avventure d’azione e, poi, vittorioso personaggio di altri action un poco più efficaci fra le quali ricordo con affetto Missing in action (1985), il Codice del silenzio (1985) e Delta Force (1986). Inoltre, qui il buon Carlos Ray Norris veste per la prima volta i panni di un ufficiale delle forze dell'ordine del Texas; uno sceriffo, al contrario del suo personaggio del Ranger in Walker Texas Ranger (1993-2001). Anche Terrore in città è soprattutto un action, con una scazzottata finale davvero male coreografata; anche vero che il villain non può essere fermato con i comuni strumenti, che siano pugni o armi, da qui l’orrore e l’etichetta attribuita al film di «Chuck Norris vs. Michael Myers». Nella cittadina texana di Hipointe, lo sceriffo Dan Stevens (Chuck Norris) accorre in una pensione dove John Kirby (Brian Libby), paziente psichiatrico, massacra gli inquilini armato di ascia. Per fermarlo servono più agenti e una sacco di proiettili. Portato nell'istituto di ricerca vicino, Kirby viene dichiarato morto, ma i dottori Philip Spires (Steven Keats) e Paul Vaughn (William Finley) non resistono alla tentazione di iniettare nel cadavere un siero sperimentale che rianima i cadaveri e cicatrizza le ferite. Mentre Dan riallaccia i rapporti con la sua ex, Alison Halman (Toni Kalem), sorella del dottor Tom Halman, il redivivo lascia la clinica e riprende a uccidere. La particolarità di Silent Rage, di fattura modesta e televisiva, fu combinare due figure che il cinema americano di quegli anni teneva rigorosamente separate: l'eroe di arti marziali e il mostro slasher, ovvero il soggetto imbattibile per tecnica, e l’altro imbattibile per natura. La pellicola inizia in modo promettente, con Kirby nella pensione, che, ascia alla mano, si affaccia attraverso le porte sfondate come Jack Torrance in Shining (1980), uscito appena due anni prima. Il mito di Frankenstein si aggiorna in chiave texana, e la hybris dei due scienziati di provincia porta con sé la diffidenza verso le istituzioni tipica di un certo cinema post-Watergate. Forse non è un dettaglio che il mostro sia un paziente psichiatrico: lo stigma del malato di mente come minaccia, già sfruttato da Halloween (1978), qui diventa tema narrativo con la scienza che fallisce due volte: prima non curando la patologia, poi amplificandola. Norris, qui ancora giovane ma lontano dal meme che poi diventerà, tenta qualche momento di recitazione sentimentale con la gradevole Toni Kalem, e anche qualche strappo ironico come buddy-cop del corpulento e non troppo sveglio Charlie (Stephen Furst), attore morto poi prematuramente per le conseguenze del diabete. Momento cult, la scazzottata del protagonista in un locale occupato da una banda di motociclisti, sistemati a suon di pugni e calci in una sequenza da saloon western. Momento ancora più cult, la motociclista Lillette Zoe Raley che mostra il seno, qui al suo unico ruolo al cinema. Leggenda narra che uno dei produttori la incontrò in un bar di Dallas durante la pre-produzione del film e le chiese se volesse partecipare; Lillette si mostrò subito disponibile ma fu messa sull'avviso che avrebbe dovuto mostrare il seno in una scena, cosa per la quale le fu chiesto se per lei fosse un problema. Lei si limitò a sorridere, si alzò la camicia per mostrare il seno e disse “Niente affatto”. Lo spettatore adatto a tutto questo (non a vedere seni, al film intendo)? Chiunque voglia far scorrere un quasi-horror sullo schermo mentre sta mettendo a posto negli schedari i documenti sanitari impilati insieme alle bollette, alle cose fiscali e via così. Fatelo, che poi è un casino, credetemi. Ecco, questo film può accompagnare bene. Non fidatevi del mio voto, è fin troppo severo.


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Titolo originale

Silent Rage

Regista:

Michael Miller

Durata, fotografia

100', colore

Paese:

USA

Anno:

1982

Scritto da Exxagon nel novembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0