The Toxic Avenger
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Voto:
Remake (o reboot?) di un cult della casa di produzione Troma da più di quarant’anni (the Toxic avenger, 1984) e icona di un modo di fare cinema, quello di Lloyd Kaufman e Michael Herz, selvaggio, baraccone, eccessivo e, alcune volte, divertente. Dopo un lungo percorso che ha visto il film debuttare al Fantastic Fest nel 2023, la pellicola arriva al pubblico più ampio, e senza rating, nell’agosto 2025. Macon Blair, più attore che regista, riesuma il mostro deformato dai liquami chimici e lo consegna a un pubblico contemporaneo, leviga il tutto con un budget di 2,8 milioni di dollari per mano della Legendary Pictures (Kaufman ne spese 475.000 ai tempi, cioè 1,5 aggiornato al 2026) e riesce ad accaparrarsi il volto del nano più famoso del cinema attuale, nonché Kevin Bacon, il quale, immagino, finisce dentro questo fusto radioattivo per farsi due risate e due soldini. Risultato, un incasso di 1,7 milioni di dollari, in pratica un flop in effetti non così imprevedibile, visto che, perlopiù, il giovane pubblico attuale ritiene vecchio tutto ciò che precede il 2000 e raramente ravana per recuperare eroi minori dell’horror. Probabile che questo recupero di Toxie sia stato messo in piedi targhettizando i nostalgici, i quali si vedono raccontare la seguente storia. Nella cittadina di St Roma's Village, ribattezzata affettuosamente Tromaville, Winston Gooze (Peter Dinklage) lavora come custode presso la BTH, colosso farmaceutico gestito dal magnate Bob Garbinger (Kevin Bacon). L’operaio, vedovo, prova a crescere il figliastro adolescente Wade (Jacob Tremblay) mentre riceve la diagnosi di una malattia cerebrale terminale, curabile solo con un farmaco che l'assicurazione non copre. Dopo aver tentato invano di supplicare Garbinger, il piccolo uomo viene aggredito dagli scagnozzi del CEO e scaraventato in una vasca di scorie tossiche. Ne emerge trasformato in una creatura mostruosa (Luisa Guerreiro): armato di uno spazzolone capace di dilaniare al solo contatto, Winston diventa il vendicatore del quartiere, affiancato da J.J. Doherty (Taylour Paige) e ostacolato dal fratello psicotico del boss, Fritz Garbinger (Elijah Wood). L'operazione conferma la tendenza degli ultimi vent'anni a recuperare e/o sfruttare l'immaginario horror e splatter degli anni Ottanta, ma, qui, l'operazione appare particolarmente paradossale: il feticcio poverista per eccellenza, l'anti-cinema che faceva della propria bruttezza una dichiarazione estetica, viene lucidato, riscritto e umanizzato. Kaufman, figliastro dell’anarchia video di John Waters (Pink Flamingos, 1972), rivendicando la propria natura di "scarto", ha sempre adottato un approccio frenetico, chiassoso e cinico, popolato da mutilazioni e nudità gratuite, violenze sguaiate contro soggetti socialmente deboli (vecchi, handicappati, obesi, …). Orbene, questo nuovo Vendicatore Tossico è, sì, visivamente disgraziato, ma è ripulito al punto da mancare di “bad taste”. Se la scelta di Dinklage, e poi di una donna nell’interpretazione del mostruoso Toxie, sembra seguire una vena di bizzarria, stona del tutto nell’ecosistema tromiano il tema emotivo di un padre in lutto, del lavoratore precario stritolato dal sistema sanitario americano - tale per cui la mutazione funziona come manifestazione di una rabbia proletaria altrimenti muta - e del suo rapporto col figlio, giovane attore inadatto a questo genere di set e più prossimo a cose del genere coming-of-age. Inoltre, si accumulano sottotrame e comprimari (la band di teppisti Killer Nutz, il fratello mostro, la giornalista e altro) senza trovare un vero baricentro. Resta un discreto splatter con teste che esplodono, arti mozzati, geyser di sangue ma in dosi ammansite, quasi dovute, sostenute da una CGI che, pure questa, cozza con l’artigianalità del lavoro effettistico di un mondo, quello tromiano, il quale, ci mancava poco, fosse gestito battendo i mestoli sui coperchi. Le cose possono essere rinnovate? Certo che sì, ma se si va specificatamente a toccare un lavoro artistico che ha una sua spiccata e specifica natura, o la si rispetta, o la si stravolge del tutto; le vie di mezzo, con chi le vie di mezzo non le ha mai percorse, non puoi usarle! Ne esce, insomma, un reboot intermittente, moderato, capace di divertire chi accetta il tono da fumettone tossico ma anche un po’ cringe nel suo inefficace tentativo di restituire fino in fondo la furia poverista, offensiva e sbrindellata dell'originale. Siamo al simulacro pop di qualcosa che aveva un’anima ribelle, ma ormai funziona così un po’ dappertutto. Poi, vabbè, lasciamo perdere che Lloyd Kaufman, non solo compaia nel film, ma sia anche uno dei produttori di questo blando remake, benedicendo di buon grado qualcosa che non rispetta il suo lavoro; ma il buon vecchio Llyod lo conosciamo, se c’è da fare cassa…
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Macon Blair
Durata, fotografia
102', colore
Paese:
USA
Anno:
2024
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
