Annabelle 2: Creation

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Voto:

Prequel più riuscito di quanto lasciasse supporre il primo capitolo (Annabelle, 2014) di una, per ora, trilogia. Sulla sedia di comando di un lavoro secondario che va a riempire uno spazio nella mitologia del Conjuring-verse (l'Evocazione - the Conjuring, 2013), abbiamo il regista di Lights Out - Terrore nel buio (2016) ancora per la penna di Gary Dauberman che è la mente creativa dietro la faccia sinistra della bambola mica simpatica. Siamo negli anni Cinquanta, il fabbricante di bambole Samuel Mullins (Anthony LaPaglia) e sua moglie Esther (Miranda Otto) vivono il lutto straziante per la morte della figlia Annabelle, travolta da un'automobile. Dodici anni dopo, la coppia apre la propria casa isolata a un gruppo di orfanelle guidate da Suor Charlotte (Stephanie Sigman). La piccola Linda, affetta da poliomielite, e la sua amica Janice vengono accolte in quella dimora silenziosa e carica di ombre, dove alcune stanze restano misteriosamente sbarrate. Janice trasgredisce il divieto, apre l'armadio proibito, trova la bambola dal sorriso immobile e, da quel momento, qualcosa di antico e malevolo comincia a risvegliarsi. Sandberg e lo sceneggiatore Dauberman riescono a far funzionare un prodotto per il quale il pubblico non si aspettava poi molto, e lo fanno con una premessa anche sì bizzarra: questo gruppo di ragazzine pascolate da una suora bellissima che trovano albergo in una casa dalla quale dopo pochi minuti tutti dovrebbero scappare MA nessuno lo fa. E vabbè. Pur vero che, dopo un esordio di innegabile forza visiva (l’incidente stradale che porta alla morte la piccola Annabelle), e l’idea di depositare il tutto in un ecosistema da southern gothic - che rimanda sempre ad un immaginario di decadenza e colpa - il film si assesta sulla costruzione di diversi jump scares, i quali, indubbiamente, ottengono l’effetto sperato, anche se, a ben guardare, si tratta di spaventi telefonati, costruiti più sull'alzata di volume che sulla tensione progressiva, e, soprattutto nella seconda parte, producendo una ripetizione di sequenze analoghe che finisce per stancare. Sarà anche per questo che, dopo un primo colpo d’occhio positivo, la sceneggiatura comincia a cedere. I comportamenti dei personaggi adulti risultano incomprensibili: i Mullins riattivano deliberatamente ciò che dovevano tenere sigillato, la suora, come detto, non mette in salvo le bambine in momenti in cui sarebbe logico farlo, e la casa — pur saputa pericolosa — viene trasformata in dormitorio per innocenti. Questa fragilità narrativa indebolisce parecchio la credibilità della narrativa di Annabelle 2: Creation, trasformando il tema del “destino” sempre presente in questi sequel-prequel, in un gioco di pretesti belli e buoni. Soprattutto, i personaggi non hanno margine per svilupparsi oltre la superficie e l'orrore non raggiunge mai quel livello simbolico, diciamo pure perturbante, che distingue il cinema horror di livello. Ma ok, è pur sempre il sequel in un franchise a cui seguirà Annabelle 3 (2019).


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Titolo originale

Id.

Regista:

David F. Sandberg

Durata, fotografia

109', colore

Paese:

USA

Anno

2017

Scritto da Exxagon nel marzo 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0