Annabelle 3
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Voto:
Dal Conjuring Universe, che negli anni ha percorso una parabola progressivamente meno competente, eccoci al terzo capitolo, o secondo sequel che dir si voglia, dello spin-off nato con Annabelle (2014), la bambola infestata da un demone d'aspetto classico, corna e tutto il resto. Gary Dauberman, al suo esordio in regia dopo una carriera come sceneggiatore di casa (Annabelle 2: Creation, 2017; the Nun - la Vocazione del male, 2018), scrive anche qui a braccetto con James Wan e ci racconta dei coniugi Warren - Ed (Patrick Wilson) e Lorraine Warren (Vera Farmiga) compaiono soltanto in apertura e chiusura del film, con un coinvolgimento ridotto al minimo - che lasciano la figlia Judy (Mckenna Grace) alle cure della babysitter Mary Ellen (Madison Iseman), con una raccomandazione precisa: nessuno deve avvicinarsi alla stanza dei manufatti maledetti che i due investigatori del paranormale custodiscono in casa propria. La regola viene infranta dall'arrivo di Daniela (Katie Sarife), migliore amica di Mary Ellen, la quale, spinta da un dolore irrisolto per la morte del padre, apre la teca di vetro che contiene Annabelle. Il gesto scatena le energie maligne incarnate nella bambola, trasformando la villa dei Warren in un catalogo ambulante di presenze soprannaturali. Il neoregista, mano lunga di una produzione che ha standardizzato un certo modo di narrare e spaventare, sa come gestire gli spazi e, insieme al direttore della fotografia Michael Burgess, costruisce un'atmosfera oppressiva, sfruttando efficacemente le ombre della villa Warren; notevole, ad esempio la sequenza con quello che sembra un volto i cui occhi si rivelano monete che cadono a terra. Il problema è che si rimane in superficie. Il meccanismo narrativo poggia su convenzioni consumate. I personaggi fanno sovente ciò che non dovrebbero fare, a partire dalla scelta di andarsi a intrufolare in una stanza chiusa e sinistra dove viene custodita una bambola orribile in una teca chiusa; nessuna persona con un minimo di senno, ancor meno una ragazzina da sola, si avventurerebbe in un luogo del genere! Ma vabbè, siamo in un horror... Quindi, Daniela, che avrebbe dovuto incarnare una fragilità emotiva reale a motivo del suo lutto, diventa, piuttosto, un “dispositivo” narrativo - un deus ex machina - piuttosto che un essere umano credibile. Vera Farmiga e Patrick Wilson, risultano, come detto, marginali ma, cosa strana, anche la stessa bambola del titolo, a ben guardare, non è poi così presente nel film e non si muove quasi mai: emblema perfetto di un franchise che vende l'immagine di un prodotto che, alla fine, non intende davvero consegnare, ricordando che Annabelle dovrebbe essere una saga horror su un “cursed object” persecutorio, il quale, invece, non ha quella capacità dinamica che ci si attenderebbe da una bambola mortifera (cfr. la Bambola assassina, 1988). Può essere ok, però, se volete un horror di intrattenimento leggero ma portatore di una buona manciata di jump scare; il prodotto funziona su questa meccanica, e sarebbe disonesto ignorarlo, ma è del tutto privo di una costruzione drammatica che trasforma lo spavento in terrore vero, tenuto anche conto che la pellicola sembra anche poggiare sulla formula della Old Dark House ma senza comprenderne al meglio i meccanismi. Credo che il target specifico del film sia esattamente rappresentato dalle principali interpreti, ovvero giovani ragazze o anche preadolescenti che guardano distrattamente i film horror mentre si fanno i buchi alle orecchie e si mettono lo smalto. Sono un uomo del ’76 e quindi per me le adolescenti fanno le cose che facevano Rizzo e Sandy in cameretta, e non voglio sapere altro.
Fast rating

Titolo originale
Annabelle Comes Home
Regista:
Gary Dauberman
Durata, fotografia
106', colore
Paese:
Stati Uniti
2019
Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
