Bird box
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Voto:
Il mito di Medusa ci ha insegnato che esistono cose che non si possono guardare senza esserne annientati. Bird Box riprende quell'intuizione antica e la estende a un intero pianeta: la fine del mondo non arriva con un'esplosione, ma con uno sguardo. Tratto dal romanzo d'esordio di Josh Malerman (2014), sceneggiato da Eric Heisserer, premio Oscar per Arrival (2016), e diretto dalla danese Susanne Bier, già vincitrice dell'Oscar al miglior film straniero con In un mondo migliore (2010), il film è stato uno dei fenomeni Netflix del 2018, al punto che la piattaforma dovette scoraggiare pubblicamente la "Bird Box Challenge", la moda di filmarsi mentre si compivano azioni quotidiane con gli occhi bendati. E vabbè. Malorie Hayes (Sandra Bullock), pittrice solitaria, incinta e poco convinta di poter amare il figlio porta in grembo, all'uscita da una visita in ospedale con la sorella Jessica (Sarah Paulson) assiste all'esplosione del caos: chi vede "qualcosa" all'aperto viene travolto da una follia improvvisa e si toglie la vita. Malorie trova riparo nella casa di Douglas (John Malkovich), cinico e ostile, insieme a un gruppo eterogeneo di superstiti: l'ex militare Tom (Trevante Rhodes), l'anziana Cheryl (Jacki Weaver), Olympia (Danielle Macdonald), anche lei in attesa di un figlio, il loquace Charlie (Lil Rel Howery), Lucy (Rosa Salazar) e Felix (Colson Baker). Finestre oscurate, spedizioni al supermercato, sospetti reciproci che crescono con il calare delle provviste. Poi si scopre che non tutti quelli che guardano muoiono: alcuni diventano adepti delle presenze e cercano di costringere gli altri a vedere. Svariate peripezie porteranno Malorie a gestire la vita di due bambini (Julian Edwards e Vivien Lyra Blair), avvertiti con durezza che togliere la benda significa morire. Il confronto con A Quiet Place (2018), uscito pochi mesi prima, è immediato. Il film di John Krasinski toglieva la voce, questo toglie la vista, ma entrambi appartengono a un filone più ampio di apocalissi sensoriali che va da l'Invasione dei mostri verdi (1962), a Blindness (2008) o Perfect Sense (2011). E se la premessa ricorda E venne il giorno (2008) di Shyamalan, con i suoi suicidi di massa innescati da una forza invisibile, la struttura dell'assedio domestico deve molto a The Mist (2007) di Darabont e King. Il film sembra istruire una sorta di casa infestata rovesciata. L'orrore non abita dentro le mura ma per le strade e, scelta coraggiosa, non vengono mai mostrate le creature o i demoni che inducono al suicidio. Questa sottrazione è la forza di Bird box ma anche il suo limite: l’invisibilità della minaccia inquieta più del mostro digitale medio, e la Bier costruisce le prime scene di panico con immagini semplici e crude; d’altro canto, il film non offre alcuna cornice. Il pivot del film, tuttavia, va cercati altrove, nel percorso di Malorie che conquistata a fatica una serena attitudine alla maternità. La donna che non voleva un figlio, e che rifiuta perfino di dare un nome ai bambini, mette in atto una difesa riconoscibile: non nominare significa non legarsi, e non legarsi significa non soffrire in caso di perdita. Il viaggio bendato diventa, così, una prova di fiducia verso i bambini e verso la possibilità stessa di amare, in un mondo che punisce chi apre gli occhi. Anche il titolo va letto in questa chiave: gli uccellini chiusi in gabbia, sentinelle che avvertono il pericolo come i canarini nelle miniere, sono l'immagine di una vita tenuta al riparo, fragile, ma ancora capace di sentire. La Bier sa dirigere gli attori ma è meno a suo agio con la meccanica pura della suspense: la discesa delle rapide, che dovrebbe togliere il fiato, resta sottotono. Il climax, infine, è gestito in modo sbrigativo, e il finale è prevedibile. Il cast, in compenso, è solido: Malkovich è perfetto come misantropo sarcastico, Rhodes offre calore, Hollander inquieta in pochi minuti. Bird Box è, perciò, un thriller apocalittico derivativo, ma abbastanza coinvolgente secondo parametri mainstream. Personalmente, molto poco incisivo, a parte una manciata di sequenze, e la Bullock nemmeno troppo efficace. Peccato, perché l'idea di queste visibili entità che portano alla disperazione mostrando chissaché aveva un suo potenziale. Il sequel spagnolo, Bird Box Barcelona (2023), tornerà sulla stessa premessa scavando più a fondo nella figura dei "veggenti".
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Susanne Bier
Durata, fotografia
124', colore
Paese:
USA
Anno:
2018
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0