Cruising
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Voto:
New York, una serie di omicidi nel mondo gay scuote New York City tra il 1962 e il 1979. Su questa base, il film racconta del capitano Edelson (Paul Sorvino) che affida a Steve Burns (Al Pacino), giovane agente di polizia, una missione sotto copertura: infiltrarsi nella sottocultura gay sadomasochista della città per stanare un serial killer che prende di mira uomini frequentatori dei leather bar del Greenwich Village. Burns corrisponde fisicamente al profilo delle vittime, e questo lo rende il candidato ideale. Assunta l’identità fittizia di John Forbes, Steve s’immerge in un mondo di gay-fetish, lasciando alle spalle la fidanzata (Karen Allen), sempre più estranea a ciò che lui sta diventando. Man mano che l'indagine avanza, il detective individua un sospettato principale, uno studente di musica psicotico della Columbia (Richard Cox), ma la caccia al killer si rivela più labirintica del previsto: i sospettati si assomigliano, le vittime si assomigliano, e persino l'assassino sembra moltiplicarsi in una galleria di maschere identiche. Accanto a Burns gravitano figure ambigue come Ted Bailey (Don Scardino), aspirante drammaturgo gay che vive nel suo stesso edificio, il travestito DaVinci (Gene Davis) e il poliziotto corrotto DiSimone (Joe Spinell).
LA RECE
Nelle viscere di una New York notturna e predatoria per raccontare, attraverso il registro del thriller, la destabilizzazione identitaria di un poliziotto infiltrato nei leather bar gay. Cosa accade alla psiche di Burns quando quel mondo entra sottopelle. Opera non perfetta, incompiuta e segnata dalle pressioni produttive ma la cui inquietudine non si estingue con la visione.
Opera controversissima nella carriera di William Friedkin - autore già consacrato da Il braccio violento della legge (1971) e l'Esorcista (1973) - e, a distanza di decenni, un oggetto cinematografico visivamente “energico”, anche se la tematica gay, anche quella nella sua declinazione fetish-leather, non è cosa più così disturbante come allora. Tratto dal romanzo di Gerald Walker, il film si inscrive in un ciclo di produzioni hollywoodiane mainstream che, nei primi anni Ottanta, portarono sullo schermo coppie gay e personaggi drag - da Making Love a Victor/Victoria, da Tootsie a Due donne in gara, tutti del 1982 - ma lo fa con un'angolazione radicalmente diversa, scegliendo il registro del thriller poliziesco e il buio dei bar underground come teatro d'azione. Persino il titolo porta in sé una tensione irrisolta: cruising descrive tanto la pattuglia degli agenti di polizia quanto la ricerca di rapporti sessuali occasionali, e questa ambivalenza semantica non è un dettaglio secondario. Prima ancora di arrivare nelle sale, il film aveva già attraversato dei problemi. Durante l'intera estate del 1979, la comunità gay di New York scese in piazza contro la produzione, indignata dalle notizie trapelate sul ritratto della vita gay che il film avrebbe offerto. I manifestanti intasavano le strade, salivano sui tetti per puntare riflettori sul set e disturbare l'illuminazione, distribuivano fischietti e trombe ai passanti, diffondevano musica ad alto volume vicino alle location. Un migliaio di persone marciò attraverso l'East Village chiedendo alla città di ritirare il sostegno alla produzione. Le interruzioni costarono allo studio ingenti somme per il tempo di ripresa perduto e per il successivo doppiaggio in studio. Friedkin, dal canto suo, affermò che nessuno dei partecipanti alla produzione pensava che il film potesse essere rappresentativo dell'intera esperienza gay, anche se la cornice scelta, quella di un mondo sotterraneo e decadente, certo non esaltavano il mondo omosessuale. Il film, che disgustò Richard Heffner, capo della commissione di classificazione MPAA dei tempi, uscì, poi, nelle sale con tagli significativi. Cosa viene mostrato di tanto sconvolgente? Cruising scende nelle viscere di una New York notturna e kinky, nei leather bar gay dove la musica non è la disco che ci si aspetterebbe ma un punk rock aggressivo e straniante; scelta di sound design non banale che Friedkin usò per spostare il tono dell'intera operazione verso qualcosa di più aspro e predatorio. L'approccio quasi documentaristico, con riprese nei locali reali di Manhattan, conferisce alla pellicola una densità visiva rara. È un'etnografia urbana di luoghi di sballo decadente post-moderno, costruita sull'occasionalità dell'incontro fisico e su pratiche sessuali che un tempo sconvolgevano le menti — il fisting anale, per citarne una — e che oggi sono diventate argomento di conversazione fra teenager cresciuti a YouPorn e stand-up comedian che scuotono la platea con le parolacce, esattamente come si faceva alle elementari per strappare due risate agli amici. Questo sguardo di Friedkin a quel mondo gay, percorso da un Pacino dall’occhio sbarrato, costituisce il problema più spinoso del film. In primis, è forse possibile rintracciare una vena exploitation, una volontà di ravanare un po’ nel torbido ma ciò, a distanza di anni, non sembra essere il problema maggiore. La vera domanda drammatica che, invece, rimane irrisolta è cosa accada a Steve Burns, ovvero nella sua mente. Cosa prova nell'entrare in così stretto contatto con quella sottocultura underground? La sua sessualità, la sua identità viene toccata, deviata? Il film espone con chiarezza il turbamento del protagonista ma non risolve la questione e si chiude con una certa ambiguità. Vero che, come detto, la produzione fu accompagnata da vivaci proteste della comunità gay newyorkese, cosa che portò i produttori a ritoccare in sceneggiatura il protagonista, alterandolo, ammorbidendolo. Una certa ambiguità, però, trasuda da certe sequenze. C'è una scena, apparentemente laterale, nella quale Burns supplica il suo superiore di toglierlo dall'incarico: dice che non riesce più a togliersi quella vita di dosso, e il modo in cui lo dice suggerisce che i rischi temuti non siano soltanto fisici. È uno dei momenti più onesti di tutto il film. Altrove, quando dice alla sua ragazza «ci sono molte cose di me che non conosci», la frase suona come una confessione mascherata da dialogo ordinario. Sul piano tecnico, gli omicidi sono violenti e feroci, con un uso di immagini subliminali che accostano la brutalità del coltello alla sessualità, una “aggressione fallica” certamente non casuale. L’intrigo giallo, in una cornice che privilegia suoni, colori e provocazione (omo)sessuale, va un po’ sullo sfondo mentre emerge piacevolmente, piacevolmente fra virgolette, la fotografia di James Contner con la quale si mette in quadro un mondo deteriore che s’appaia a certe dimensioni sociali e dell’anima già viste: Taxi driver (1976), Hardcore (1979), Maniac (1980) e persino l’Esorcista (1973) che potremmo considerare lavoro preparatorio per acclimatarci ad un “demoniaco” che prima è solo domestico e poi diviene universale. E ci sta anche porre un parallelo fra la possessione di Padre Karras del '73 e, qui, lo sconvolto poliziotto Burns. Opera forse un po’ incompiuta ma la cui inquietudine non si estingue con la visione. Ad ogni modo da recuperare perché, passato lo scandalo, Cruising resta il documento di uno dei film meno battuti del grande Pacino, nonché il ritratto di un mondo ad un passo dal dramma dell’AIDS che da lì a solo un anno avrebbe cambiato parecchie dinamiche della geografia urbana gay newyorkese e non solo.
TRIVIA
William Friedkin (1935-2023) dixit: “È solo un giallo, con la scena gay leather come sfondo. A un altro livello, parla di identità: chi di noi sa davvero chi è la persona seduta accanto a noi o che ci guarda allo specchio? Ma il livore con cui il film è stato accolto mi lascia ancora perplesso.” (IMDb.com)
⟡ Dal 1975 al 1977, la comunità gay di New York City fu terrorizzata da una serie di crimini che sarebbero rimasti impressi nella memoria collettiva come gli omicidi dei sacchi neri. Sei vittime di sesso maschile furono uccise, mutilate e smembrate; i loro resti, avvolti in sacchi di plastica neri, vennero gettati nel fiume Hudson. Alcuni frammenti raccapriccianti riaffiorarono sulle coste del New Jersey, altri furono recuperati nelle acque vicino al World Trade Center. La polizia riuscì a risalire ad alcuni capi di abbigliamento acquistati in un negozio del Greenwich Village che riforniva la comunità gay, e tatuaggi distintivi permisero di identificare almeno una delle vittime come figura nota in quell'ambiente. Poiché molti dei casi riguardavano persone non identificate e non era possibile stabilire con certezza una causa di morte, i crimini non vennero classificati ufficialmente come omicidi: furono registrati come circostanze indeterminate, in attesa di indagini. Il killer restava nell'ombra. La svolta - parziale - arrivò per vie traverse. Il 14 settembre 1977, il critico cinematografico Addison Verrill fu picchiato e pugnalato a morte nel suo appartamento newyorkese. Accusato dell'omicidio, Paul Bateson - tecnico radiologo, 38 anni - confessò di aver incontrato Verrill in un bar gay del Greenwich Village. Dopo un rapporto sessuale nell'appartamento della vittima, Bateson ammise di avergli fracassato il cranio con una padella di metallo, per poi colpirlo al cuore con un coltello. Condannato per omicidio il 5 marzo 1979, fu sentito a una pena da vent'anni all'ergastolo. Ma fu ciò che Bateson lasciò intendere mentre era in custodia a gettare una luce sinistra sul caso dei sacchi neri: si vantò di aver ucciso altri uomini "per divertimento", di averne smembrato i corpi e di averne gettato i resti nel fiume. Gli investigatori erano convinti di aver finalmete individuato il killer che cercavano da anni. La mancanza di prove concrete, tuttavia, impedì che venisse incriminato per quegli omicidi. I casi rimangono ufficialmente irrisolti. Ciò che rende questa storia ancora più perturbante è il filo che la lega al cinema. Anni prima, nel 1973, durante le riprese de L'Esorcista, William Friedkin aveva avuto bisogno di girare una sequenza autentica con delle scansioni cerebrali. Per farlo, aveva filmato un vero radiologo e il suo assistente — un giovane tecnico di nome Paul Bateson. Quando, nel 1979, Friedkin si mise al lavoro su Cruising apprese che Bateson era in attesa di processo per l'omicidio di Verrill. Spinto da un interesse psicologico, Friedkin decise di fargli visita in carcere. In pratica, Friedkin aveva scritturato Bateson in un film e, anni dopo, stava costruendo una storia di finzione che rispecchiava quasi pedissequamente i crimini reali che, con ogni probabilità, Bateson aveva commesso. E ora andava a trovarlo per capire come ragiona un assassino.
⟡ Richard Gere era la prima scelta di William Friedkin per il ruolo principale, aveva persino firmato il contratto ed era molto entusiasta del progetto. "Penso che sarebbe stato fantastico", dice Friedkin, "perché aveva un'aria strana e ambigua". Pacino entrò in possesso della sceneggiatura e decise che voleva il ruolo, e dato che era uno degli attori più famosi e acclamati dell'epoca (Il padrino, 1972; Serpico, 1973; Il padrino - Parte II, 1974; Quel pomeriggio di un giorno da cani, 1975), si decise che sarebbe stata una scelta migliore. In realtà, le continue proteste della comunità gay riguardo alla realizzazione del film hanno causato ad Al Pacino un forte disagio nei confronti del suo ruolo durante le riprese. Friedkin ha dichiarato: "Non aveva mai frequentato quel mondo e questo lo ha spaventato durante tutto il film. Se nella sua interpretazione si percepisce una nota di paura, è perché era reale". Sono d'accordo sul fatto che la paura di Pacino abbia effettivamente giovato al personaggio, ma Friedkin chiarisce che avrebbe preferito scegliere Gere.
⟡ Uno degli amici di Friedkin nella polizia, il detective Randy Jurgensen, ha qui il ruolo di detective capo ed è stato la vera fonte di ispirazione per il personaggio di Pacino. È il poliziotto che ha lavorato sotto copertura per cercare di catturare il vero assassino e che ha raccontato a Friedkin che quel lavoro lo ha portato a mettere in discussione la propria sessualità.
⟡ La scena dell'obitorio è stata la prima volta in cui un lungometraggio ha ottenuto il permesso di girare in un vero obitorio. Il medico legale capo della città, Michael Baden, è stato licenziato per quella decisione, ma ha poi intrapreso una redditizia carriera come esperto testimone forense.
⟡ Karen Allen non ha mai visto la sceneggiatura completa prima di lavorare al film. Il regista William Friedkin ha volutamente tenuto lei all'oscuro, poiché il suo personaggio, Nancy, non doveva essere a conoscenza di ciò che stava accadendo al personaggio di Al Pacino mentre esplorava il mondo sotterraneo gay.
⟡ Due dei famosi bar gay presenti nel film, il Mine Shaft e l'Eagle's Nest, finirono per vietare l'ingresso a William Friedkin. Questi locali si trovano nei quartieri della Lower West Side di Manhattan, nel Meatpacking District, e la maggior parte di essi è ancora aperta oggi. Le comparse vestite di pelle nera e tutto il resto dell’armamentario, erano clienti reali dei bar reclutati per le scene pochi giorni prima dell'inizio delle riprese. Venne chiesto loro di comportarsi come avrebbero fatto normalmente in quei tipo di locali, ma di moderare le attività a sfondo sessuale perché questi atti avrebbero potuto far classificare il film come "X". Quei locali, non raramente, organizzavano serate a tema nelle quali i clienti dovevano vestirsi da poliziotti, indossare solo sospensori o addirittura stare completamente nudi. Le prime scene ambientate nel club sono state girate al Mine Shaft, un club riservato ai soli membri dedicato alle pratiche sadomaso. Il proprietario del club era il capo della famiglia mafiosa dei Gambino nonché amico di Friedkin: "Andavo spesso a casa sua e facevo colazione con lui nella sua cucina. Mi disse che potevano girare lì purché il film non riguardasse i suoi affari”. Il critico cinematografico Mark Kermode ha chiesto a William Friedkin se avesse mai frequentato quei locali in quelle serate, e Friedkin ha risposto: "Sì, ed ero il ragazzo più brutto della sala. Nessuno si è mai avvicinato".
⟡ L'attore che interpreta l'assassino nel primo omicidio interpreta anche la seconda vittima (uccisa nel parco).
⟡ Friedkin parlò con un uomo sopravvissuto a un tentativo di omicidio da parte del presunto serial killer dell'epoca, il quale menzionò la filastrocca cantilenante dell'aggressore: "Chi c'è qui, io sono qui, tu sei qui". Friedkin ne prese nota e la inserì nel film.
⟡ Si dice che il montaggio originale di William Friedkin durasse 140 minuti. C'è una crescente richiesta di pubblicare questa versione in home video, se le scene tagliate esistono ancora e non sono state distrutte, come comunemente si crede. A quanto pare, Friedkin consegnò alla MPAA una versione del film con 40 minuti di riprese in più che non aveva alcuna intenzione di mantenere, praticamente pura pornografia maschile atta a distrarre i censori dell’MPAA nella speranza che gli lasciassero il resto, ma Friedkin dovette comunque tornare cinquanta volte per ottenere la classificazione R. Non è certo che quelle riprese poi espunte siano ancora presenti nei vault della United Artist oppure siano andate irrimediabilmente perdute.
⟡ "Ogni episodio del film è realmente accaduto", afferma Friedkin in merito alle varie interazioni che vediamo tra poliziotti e potenziali criminali. I poliziotti che pattugliavano quella zona all'epoca erano conosciuti come "la banda delle femminucce".
⟡ Brian De Palma desiderava dirigere questo film, ma i suoi produttori non riuscirono ad ottenere i diritti sul materiale. Al posto di questo film, De Palma realizzò Vestito per uccidere (1980).
⟡ Joe Spinell ha girato questo film prima di Maniac (1980), interpretando un poliziotto brutale e omosessuale non dichiarato nelle prime scene. Il suo personaggio racconta che sua moglie lo ha lasciato e si è trasferita in Florida con la loro figlia piccola per andare a vivere con la sorella. Nella vita reale, la moglie di Spinell, la pornostar Jean Jennings, ha divorziato da lui poche settimane prima che girasse le sue scene e si è trasferita in Florida, esattamente come descrive il suo personaggio.
⟡ I club S&M spesso mettevano la stessa musica che si sentiva nei club "normali", come KC and the Sunshine Band e Donna Summer. Il regista William Friedkin ha detto: "Odiavo quella roba. La detestavo proprio!". Ha quindi collaborato con il compositore Jack Nitzsche e ha trovato giovani band punk per dare un "tocco più duro" alle scene dei bar e dei club. A questo fine, la band punk di Los Angeles The Germs registrò circa cinque brani appositamente per la colonna sonora di questo film, anche se alla fine fu utilizzato solo "Lion's Share". Durante le sessioni di registrazione, il regista William Friedkin fu così entusiasmato dall'esibizione dei Germs che iniziò a “pogare” intorno alla cabina del tecnico del suono.
⟡ Durante una scena di omicidio in una stanza del St. James Hotel, dove un uomo viene pugnalato a morte su un letto, il regista William Friedkin ha inserito diversi fotogrammi quasi subliminali tratti da un film hardcore gay, chiaramente visibili al rallentatore nel DVD.
⟡ Il brano di musica classica che si sente durante tutto il film - Boccherini, “La Musica Notturna delle Strade di Madrid”, Op 30 No 6 - è stato suggerito a William Friedkin da Al Pacino. È uno dei brani musicali preferiti di Pacino.
⟡ Sonny Grosso, il vero poliziotto interpretato da Roy Scheider in il Braccio violento della legge (1971), fa qui un cameo nei panni di un poliziotto.
⟡ L’attore Tobin Bell (Saw - l’enigmista, 2004) appare come comparsa in questo film.
⟡ Nel suo libro di memorie "Sonny Boy", Al Pacino ha scritto di aver accettato di interpretare il detective Burns perché trovava la storia interessante, ma di essere rimasto deluso dal modo in cui il film è stato sfruttato. Per lealtà nei confronti dei produttori non ha criticato il film; tuttavia, ha anche deciso di devolvere tutto il denaro guadagnato con il film in beneficenza. Ha aggiunto che dal suo lavoro nel film non è venuto fuori nient'altro di buono.
⟡ Per una curiosa coincidenza, Cruising e il famigerato film biografico sui Village People Can't Stop the Music, vincitore di un Razzie, sono stati entrambi girati nelle strade di New York nello stesso periodo. Poiché Cruising era al centro di intense proteste da parte della comunità gay locale ed entrambi i film presentavano personaggi principali e comparse che indossavano "abiti" stereotipati da gay, ci furono diverse occasioni in cui le riprese di Can't Stop furono interrotte da manifestanti che intendevano invece interrompere la produzione di Cruising.
⟡ Il film utilizza diversi attori nel ruolo dell'assassino in momenti diversi e condivide una voce tra loro. Friedkin spiegò: "Non è un tentativo di confondere chi sia l'assassino, ma di sottolineare il fatto che ci fossero più assassini".
⟡ Il corpo di Ted Bailey (Don Scardino) è raffigurato in una posizione ispirata alla copertina dell'album Lodger di David Bowie. "Era anche una posizione interessante in cui trovare un cadavere".
Fast rating

Titolo originale
Id.
Regista:
William Friedkin
Durata, fotografia
102', colore
Paese:
USA
1980
Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

