William Holden

Attore

William Holden: l'uomo che raccontò la propria morte

Nella prima scena di Viale del tramonto la polizia ripesca un cadavere dalla piscina di una villa decadente di Sunset Boulevard. È Joe Gillis, sceneggiatore fallito, e la voce che ci accompagna per tutto il film è la sua: un morto che racconta, con sarcasmo e malinconia, come ci è arrivato, in quella piscina. A prestargli il volto e la voce, nel 1950, era William Holden, trentadue anni, il bel ragazzo di Hollywood che grazie a quel ruolo diventò finalmente un attore vero. Trentun anni dopo, nel novembre del 1981, Holden morì da solo nel suo appartamento di Santa Monica, dopo essere scivolato da ubriaco e aver battuto la testa contro il comodino. Restò cosciente per almeno mezz'ora, mentre perdeva sangue, senza chiamare nessuno. Lo trovarono quattro giorni dopo. Questa volta non c'era nessuna voce fuori campo a raccontare la storia. Facciamolo qui, ora.

Il golden boy di Pasadena

William Franklin Beedle Jr. nacque il 17 aprile 1918 a O'Fallon, in Illinois, da un padre chimico industriale e da una madre maestra elementare. Quando aveva tre, anni la famiglia si trasferì in California, nell'ordinata e benestante South Pasadena. Era un'America solida, protestante, laboriosa, nella quale il mestiere dell'attore era guardato con un certo sospetto; e Holden, a quanto si racconta, quel sospetto se lo portò dentro per tutta la vita, come se recitare non fosse del tutto un lavoro da uomini. Ebbe due fratelli minori: Robert, che morì in combattimento nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, e Richard, scomparso nel 1964 Mentre frequentava il Pasadena Junior College, il giovane Bill cominciò a recitare in radio e sui palcoscenici locali, e fu proprio al Pasadena Playhouse, secondo la tradizione, che un talent scout della Paramount lo notò. Hollywood gli cambiò subito il nome: Beedle non suonava abbastanza bene sui cartelloni. Divenne William Holden.

Golden Boy e l'angelo custode Barbara Stanwyck

Dopo un paio di apparizioni non accreditate, nel 1939 arrivò il primo ruolo da protagonista: Passione (Golden Boy) di Rouben Mamoulian, dove interpretava un giovane violinista che diventa pugile. Holden era inesperto, insicuro, terrorizzato; lo studio voleva sostituirlo. Fu la protagonista femminile, Barbara Stanwyck, a difenderlo, a lavorare con lui fino a sera, a insegnargli il mestiere. Non lo dimenticò mai. Ogni anno, nell'anniversario dell'inizio delle riprese, Holden le mandava dei fiori. E nel 1982, ricevendo un Oscar onorario pochi mesi dopo la sua morte, la Stanwyck lo ricordò con parole commoventi: «Lo amavo moltissimo, e mi manca», concludendo: «Mio golden boy, hai realizzato ciò che desideravi».

Il titolo di quel primo film gli rimase incollato addosso per anni. Holden era il bravo ragazzo americano sorridente e pulito che la Paramount e la Columbia si contendevano. Nel 1941 sposò l'attrice Brenda Marshall (all'anagrafe Ardis Ankerson), ne adottò la figlia Virginia ed ebbe con lei due figli, Peter e Scott. Poi venne la guerra: Holden servì come ufficiale nelle forze aeree dell'esercito, girando film di addestramento. Mentre il fratello Robert moriva al fronte, lui era al sicuro, dietro una macchina da presa. È difficile dire quanto questa asimmetria abbia pesato su un uomo che diffidava già del proprio mestiere.

Viale del tramonto, Stalag 17 e la conquista dell'Olimpo

La svolta arrivò nel 1950, quasi per caso: Billy Wilder aveva scelto Montgomery Clift per il ruolo di Joe Gillis, ma l'attore si ritirò all'ultimo momento. Holden, più disilluso e più maturo, fu perfetto nei panni di quel cinico scrittore mantenuto da una diva del muto dimenticata, la Norma Desmond di Gloria Swanson. «Bill Holden era un uomo di cui avrei potuto innamorarmi», disse poi la Swanson. Wilder lo definì «un tipo complesso, un amico assolutamente leale», e lo volle ancora con sé per Stalag 17 (1953), in cui Holden interpretava un cinico prigioniero di guerra. Quel ruolo gli valse l'Oscar come miglior attore. Salì sul palco e disse soltanto: «Grazie… grazie». Fu uno dei discorsi più brevi della storia dell'Academy.

Negli anni Cinquanta Holden divenne una delle più grandi star del mondo: Sabrina (1954), La ragazza di campagna e I ponti di Toko-Ri (1954), L’amore è una cosa meravigliosa (1955), Picnic (1955) e soprattutto Il ponte sul fiume Kwai (1957) di David Lean, per il quale ottenne un contratto leggendario: il dieci per cento degli incassi, a patto di non ricevere più di cinquantamila dollari l'anno. Era ricco, celebrato, bellissimo. E aveva già cominciato a bere.

Audrey Hepburn e il figlio che non poteva nascere

Sul set di Sabrina, nel 1954, Holden si innamorò di Audrey Hepburn, e lei di lui. Wilder, con la sua proverbiale ironia, raccontò anni dopo: «Lo sapevano tutti. Be', non proprio tutti: io non lo sapevo». Holden era sposato, ma non era questo il problema. Audrey desiderava dei figli, e lui, a quanto si racconta, dovette confessarle di essersi sottoposto anni prima a una vasectomia. Per la Hepburn, che sognava una famiglia, fu la fine. «Ero davvero innamorato di Audrey», ammise lui, «ma lei non volle sposarmi». Molti biografi collocano proprio in quel periodo l'inizio della dipendenza dall'alcol che non lo avrebbe più lasciato.

Il matrimonio con Brenda Marshall sopravvisse ancora per anni, tra separazioni e riconciliazioni, fino al divorzio definitivo nel 1971. Holden, che sullo schermo era l'incarnazione del maschio americano sicuro di sé, nella vita era un uomo inquieto, sfuggente, incline alla depressione, che si sentiva a casa soltanto lontano da casa.

L'Africa, il rifugio

Quella casa la trovò in Africa. Alla fine degli anni Cinquanta Holden si trasferì in Svizzera, anche per ragioni fiscali, e cominciò a viaggiare in Kenya, innamorandosi della savana e dei suoi animali. Nel 1959, con alcuni soci, fondò a Nanyuki, alle pendici del Monte Kenya, il Mount Kenya Safari Club, che divenne presto un ritrovo esclusivo per ricchi e famosi; poi creò il Mount Kenya Game Ranch, una riserva dedicata alla protezione della fauna selvatica. Era lì, fra gli elefanti e i leoni, che l'uomo trovava la pace che Hollywood non gli aveva mai dato. C'è qualcosa di profondamente malinconico in questo divo che riusciva a prendersi cura degli animali più fragili della terra, ma non di sé stesso.

26 luglio 1966: la Ferrari sull'autostrada per Viareggio

La sua dipendenza ebbe anche un volto italiano, e tragico. Secondo le cronache dell'epoca, nella notte del 26 luglio 1966 Holden guidava una Ferrari sull'autostrada Firenze-Mare, nei pressi di Migliarino, in provincia di Pisa. Durante un sorpasso ad alta velocità, la sua auto si scontrò con quella di Valerio Giorgio Novelli, un rappresentante di commercio di Prato di quarantadue anni, che fu sbalzato fuori dall'abitacolo e morì in ambulanza. Holden e i suoi passeggeri ne uscirono illesi; ma l'attore risultò in stato di ebbrezza. Fu processato per omicidio colposo dal tribunale di Lucca e, nel 1967, condannato a otto mesi di reclusione con la condizionale. Risarcì la famiglia della vittima. Nessuno, a Hollywood, ne parlò troppo. Ma è difficile credere che quel morto su un'autostrada toscana non abbia continuato a fargli visita nelle notti successive.

Il mucchio selvaggio, Quinto potere e il diavolo

Con il tempo il volto del golden boy si era fatto segnato, gonfio, stanco. Ma proprio quella stanchezza, quella sensazione di un uomo che ha visto troppo, divenne la sua nuova forza. Nel 1969 fu Pike Bishop, il capo dei fuorilegge al tramonto nel Mucchio selvaggio di Sam Peckinpah: un uomo vecchio in un mondo che non gli appartiene più, che sceglie di morire combattendo. Nel 1974 vinse un Emmy per The Blue Knight, partecipò al kolossal catastrofico L'inferno di cristallo, e nel 1976 offrì una delle sue interpretazioni più intense in Quinto potere di Sidney Lumet, nei panni di un giornalista di mezza età travolto dalla televisione e dall'amore per una donna più giovane. Ottenne la sua ultima candidatura all'Oscar.

Per un sito come eXXagon non si può tacere un dettaglio curioso: Holden aveva rifiutato il ruolo del padre adottivo dell'Anticristo in Il Presagio (1976), che finì poi a Gregory Peck; quando vide il successo del film, accettò di interpretare lo zio del giovane Damien nel seguito, La Maledizione di Damien (1978). L'uomo che aveva diffidato del proprio mestiere per tutta la vita finì così, quasi sessantenne, a combattere il diavolo in un horror di serie.

Dal 1972 aveva al suo fianco l'attrice Stefanie Powers, più giovane di oltre vent'anni, con la quale condivideva l'amore per l'Africa. La loro relazione durò nove anni, fino alla fine; ma non bastò a guarirlo dall'alcol. Negli ultimi tempi circolavano voci su un cancro ai polmoni, che lui smentì pubblicamente.

Novembre 1981: quattro giorni di silenzio

Il 12 novembre 1981 William Holden era solo nel suo appartamento di Santa Monica, affacciato sull'oceano. Aveva bevuto molto. Scivolò su un tappeto e cadde, battendo violentemente la fronte contro lo spigolo del comodino. La ferita era profonda, e sanguinava. Secondo l'autopsia condotta dal celebre medico legale Thomas Noguchi, Holden rimase cosciente per almeno mezz'ora: si racconta che cercò di tamponare la ferita con dei fazzoletti di carta, forse senza rendersi conto della sua gravità, forse troppo confuso dall'alcol. Il telefono era lì, a pochi passi. Non lo usò. Morì dissanguato. Il suo corpo fu ritrovato soltanto il 16 novembre, quattro giorni dopo. Aveva sessantatré anni. Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti e suo vecchio amico dai tempi di Hollywood, dichiarò: «Provo un grande dolore. Siamo stati amici per tanti anni». Secondo le sue volontà, Holden non ebbe funerale né cerimonie commemorative: il corpo fu cremato e le ceneri furono disperse nell'Oceano Pacifico. Stefanie Powers trasformò il dolore in impegno, creando la William Holden Wildlife Foundation presso il Mount Kenya Game Ranch, che ancora oggi porta avanti la sua passione per la natura africana. Anni dopo, Suzanne Vega avrebbe confessato che un verso della sua «Tom's Diner», quello sull'attore morto mentre beveva, era dedicato proprio a lui.

Vero Nome:

William Franklin Beedle Jr.

Luogo e data di Nascita:

O'Fallon, Illinois, USA, 17/04/1918

Luogo E Data Di Morte:

Santa Monica, California, USA, 12/11/1981 (ritrovato il 16/11/1981)

Scritto da Exxagon nel novembre 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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