la Fine del mondo

-

Voto:

Ralph Burton (Harry Belafonte), minatore afroamericano in una regione del Midwest, sopravvive all'apocalisse nucleare per puro caso. Riemerso in superficie, egli attraversa un paese deserto fino a New York City, dove trova un'assenza totale di vita. Si costruisce un'esistenza solitaria ma l'equilibrio si spezza quando incontra Sarah Crandall (Inger Stevens), anche lei sopravvissuta. Tra i due nasce qualcosa, ma Burton lo sabota sistematicamente, convinto dell’impossibilità di un legame interraziale. La situazione si complica con l'arrivo in porto di Benson Thacker (Mel Ferrer), che pare essere l’unico superstite dall'emisfero sud: la sua comparsa trasforma il fragile equilibrio in una rivalità che precipita verso uno scontro fisico.


banner Amazon music unlimited, 90 milioni di brani senza pubblicità, exxagon per Amazon

LA RECE

La fine del mondo piega la cornice post-apocalittica per indagare la persistenza del pregiudizio interiorizzato, con un Harry Belafonte nei panni di un uomo che non riesce a credere alla propria liberazione nemmeno quando il mondo che lo opprimeva è scomparso. Il film regge meglio nella prima metà, dominata dalla solitudine e da una New York spettrale di rara efficacia visiva, che nella seconda, nella quale il triangolo sentimentale allenta la tensione senza risolverla.

Nel panorama della fantascienza post-atomica degli anni Cinquanta, The World, the Flesh and the Devil occupa una posizione singolare e la sua genesi produttiva è già rivelatrice; i diritti del romanzo di Matthew Phipps Shiel erano stati contesi per oltre un decennio: prima dalla Paramount, che nel 1940 pensava a René Clair alla regia e Conrad Veidt come protagonista, poi da Zoltan Korda nel 1945, sull'onda del dramma di Hiroshima. Tutto ciò, prima che il produttore Sol C. Siegel li acquisisse nel 1956 con un'intuizione precisa: innestare sulla narrativa della sopravvivenza post-apocalittica la questione razziale, allora al centro della vita pubblica americana. Il risultato è un film che usa il pretesto della catastrofe non per alimentare l'angoscia nucleare del decennio, cosa più ovvia per prodotti consimili, ma per costruire una riflessione sul pregiudizio interiorizzato. Ralph Burton è un minatore che emerge da settimane di isolamento sottoterra per scoprire una New York svuotata: nessun superstite, nessuna gerarchia, nessuna legge. Poi arriva Sarah, quindi Benson. Il triangolo che si forma è anche un esperimento mentale: il crollo della civiltà avrebbe dovuto azzerare le strutture sociali, ma non lo fa. Burton, uomo nero di fronte a una donna bianca che lo desidera, non riesce a convincersi di averne diritto. Non è la discriminazione altrui a trattenerlo: è la propria incapacità di aggirare l'aspettativa di essa, sedimentata da una vita intera. È il personaggio più acuto del film, e Belafonte veste bene il lavoro in sceneggiatura, oscillando tra disperazione e frustrazione silenziosa senza mai scivolare nell'enfasi. New York City deserta è uno dei grandi scenari del cinema di genere dell'epoca, ben prima di revisioni moderne e digitalizzate (cfr. Io sono leggenda, 2007). Per catturarla, cast e troupe giravano all'alba, con al massimo un'ora o due disponibili, prima che la città si risvegliasse: il risultato è una precisione quasi documentaristica, strade sgomberate in silenzio, la metropoli ridotta a fondale di un incubo razionale. Ranald MacDougall pone le domande giuste. La risposta che offre è, però, tutt'altro che ottimistica, e i suoi limiti sono i limiti tipici del progressismo hollywoodiano dell'epoca: capace di identificare il problema, riluttante ad affrontarne le implicazioni senza mediazioni rassicuranti. Con l'arrivo di Thacker, il triangolo tende a espellere Sarah dalla dialettica narrativa, riducendola a posta in gioco piuttosto che a soggetto, e la sua attrazione per l’afroamericano va praticamente letta fra le righe. Il finale conciliatorio lascia in filigrana la possibilità di un accordo a tre che non viene nominato ma che rimane, paradossalmente, l'unica soluzione logicamente sostenibile, e non nominarla è già una forma di censura. Il film, del resto, era già vittima di censura, o quasi: alcune sale del Sud boicottarono l'uscita e, in almeno un'occasione in Georgia, una proiezione venne interrotta da tensioni razziali esplose tra il pubblico. La storia d'amore interrazziale tra un uomo nero e una donna bianca bastava, all'epoca, a trasformare un film di fantascienza in atto politico. Che la sua eco sia arrivata fino al film la Terra silenziosa (1985), remake non ufficiale neozelandese con tre sopravvissuti di differente origine chiamati a convivere malgrado le distanze, dice qualcosa sulla persistenza delle domande che MacDougall aveva osato formulare, anche se non aveva avuto il coraggio, o la libertà, di rispondere ad esse fino in fondo. Da riscoprire.

TRIVIA

Inger Stensland (1934-1970) dixit: “Una carriera, non importa quanto sia di successo, non può abbracciarti. Finisci per essere come la Grand Central Station con gente che va e viene. Ed eccoti qui... lasciata sola.” (IMDb.com).

⟡Chi voglia approfondire la triste sorte dell’attrice Inger Stevens segua il link. Peraltro, dopo la morte della donna, venne rivelato che ella aveva sposato segretamente un uomo di colore, Ike Jones, nel 1961.

⟡ La carrozzina che rotola per strada e il montaggio delle statue di leoni quando Ralph suona il campanello della Cattedrale di San Patrizio sono un omaggio a la Corazzata Potemkin (1925).

⟡ Harry Belafonte e i due co-protagonisti, in effetti, non furono soddisfatti del trattamento dei problemi razziali nel film e si lamentarono con il produttore Sol C. Siegel durante la produzione.

⟡ Quando Ralph Burton segna sulla mappa il suo percorso verso New York City, parte da un punto vicino al centro della Pennsylvania. Non esiste una vera città di Chatsburg in PA, ma c'è una città vicino al suo punto di partenza chiamata “Bellefonte”, simile al cognome dell'attore protagonista.

⟡ Compositore Miklós Rózsa ha scritto anche la partitura per Ben-Hur (1959) lo stesso anno. In questo film si possono ascoltare molti motivi musicali simili tratti da quel film, specialmente durante il viaggio e l'esplorazione di Ralph nella deserta New York City.

⟡ Mentre Sarah si allontana di corsa da Ralph dopo la prima conversazione, Ralph la chiama chiedendole quale sia la data. Lei gli dice che è il 9 aprile e che è domenica. Gli unici 9 aprile che cadevano di domenica all'incirca nel periodo di questo film del 1959 erano nel 1961 e nel 1967.

⟡ Certi aspetti di questo film sono in qualche modo simili alla pellicola indie Anni perduti (1951), anche quella è una storia post-apocalittica nella quale è presente un afro-americano, insieme a una donna incinta, un neonazista e un impiegato di banca.

⟡ La scena finale del film vede Ralph e Benson che si incontrano all'incrocio tra Exchange Place e William Street, con la telecamera inizialmente rivolta verso Hanover Street a New York City.

Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di buon livello

Titolo originale

The World, the Flesh and the Devil

Regista:

Ranald MacDougall

Durata, fotografia

95', b/n

Paese:

USA

Anno:

1958

Generi e Temi

Post-Apocalittico, Dramma

Scritto da Exxagon nel maggio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

Post-apocalittico, Dramma
Amazon prime banner, exxagon per Prime video