Galaxy Horror
Voto:
Uno dei soli tre lungometraggi che Gerry Levy abbia diretto (gli altri sono Where has poor mickey gone, 1964, e il Buio, 1969) si presenta con le ambizioni di un thriller spionistico vagamente bondiano e le risorse di una serie televisiva di seconda fascia. La premessa ha una sua rudimentale efficacia: paracadutisti della NATO scompaiono nel vuoto durante lanci di routine, inghiottiti da lampi luminosi sotto gli occhi attoniti dei superiori. Per non alimentare lo scandalo, viene convocato l'investigatore Bob Migan (Patrick Allen), il Re Mentone dei super-agenti di terza linea, più preoccupato di flirtare con ogni donna che gli capiti a tiro (la ricercatrice Julie, bionde di passaggio, aliene dal fascino acquatico) che di chiarire il mystery della faccenda. L'indagine, comunque, porterà alla luce un collegamento con una strana radioattività nei corpi ritrovati e, infine, con gli extraterrestri provenienti dal pianeta Maigon, il cui elaborato piano di reclutamento coatto lascia parecchio perplessi. Responsabilità della penna di tale Michael St. Clair, caratterista australiano che prestò servizio nell'esercito australiano durante la Seconda guerra mondiale e lavorò anche come ventriloquo. Michael costruisce un soggetto ibrido che non convince su nessuno dei fronti: il thriller spionistico richiede ritmo, la fantascienza richiede immaginazione visiva, l'horror - evocato soprattutto dal titolo italiano - richiede almeno un brivido; Galaxy Horror non offre nulla di tutto ciò. L'azione è perlopiù verbale: i personaggi siedono, stanno in piedi, camminano, discutono. Le morti avvengono rigorosamente fuori campo. I presunti alieni non vengono mai mostrati nella loro forma autentica. L'astronave che irrompe nel finale, unico elemento propriamente fantascientifico, era già stata usata in Daleks - Invasione Terra 2150 d.C. (1966) della Amicus, ridipinta in una tonalità più chiara e riciclata con evidenti risparmi di produzione. I set sono spogli, la fotografia anonima. Il cast porta qualche nome di richiamo: George Sanders (il Villaggio dei dannati, 1970) in un ruolo marginale (a tre anni dal suicidio) e Neil Connery, fratello minore del ben più noto Sean, al suo secondo film; avrà una scarsa carriera sul grande schermo. La loro presenza è un tentativo di conferire lustro a un'opera che, in effetti, non sa cosa fare di loro. Allen, dal canto suo, mette in scena un protagonista che pare una caricatura del playboy anni Sessanta, e, temo, con l’idea che egli si pensasse davvero irresistibile. Galaxy Horror resta una curiosità per i completisti della fantascienza britannica anni Sessanta, prodotto dalla ormai estinta Tigon (Tiger + Lion) di Tony Tenser (1920-2007), la cui produzione era costituita da film horror a basso costo in diretta concorrenza con la Hammer e la Amicus, ma con minor seguito. Interessante, piuttosto, la carriera di Tenser, che passò dal produrre il primo Polanski (Repulsion, 1965; Cul-de-sac, 1966), per poi creare la Tigon, dimettersi da essa nel 1973 - dichiarando di essere disgustato dalla crescente violenza nei film - ritirarsi dall'industria cinematografica nel ’74 per diventare imprenditore immobiliare, sposare una donna molto più giovane di lui, separarsi e, in conclusione, spendere i suoi ultimi anni di vita in un'RSA antistante all'appartamento che aveva condiviso con la ex moglie per molti anni. Che storia la vita. Il film lasciatelo perdere.
Fast rating

Titolo originale
The Body Stealers
Regista:
Gerry Levy
Durata, fotografia
91', colore
Paese:
UK
Anno:
1969
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nel maggio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
