Gringo - Story of a Junkie

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Voto:

Primi anni Ottanta. Gringo (John Spacely) è un eroinomane che abita l'East Village newyorkese. Vita sempre uguale: cercare la dose, comprarla, iniettarsela, sopravvivere fino al giorno dopo. Kowalski lo segue per strada, nei bassifondi, nelle stanze dove si consuma e si spaccia, registrando i suoi monologhi alla macchina da presa e le sue interazioni con trafficanti, complici e altri tossicodipendenti. E Gringo racconta la propria storia: l'infanzia ordinaria nel sud della California, l'aborto spontaneo della fidanzata e il feto gettato nella spazzatura, la morte della stessa investita da un camion, i due anni di incubi che lui stesso individua come l'origine del baratro. Nessun finale specifico: Gringo ritrova il suo skateboard e si allontana nel traffico di una città distratta.


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LA RECE

Né un documentario né finzione, ma un’ibridazione tipo mondo-movie sul tema della tossicodipendenza. Kowalski non racconta l'eroina, la filma con occhio impassibile che restituisce il Lower East Side pre-gentrificazione come paesaggio irripetibile. John Spacely non interpreta Gringo, è Gringo, con la verità di chi ha smesso di stupirsi di eccessi e conseguenze. Documento testamentario del protagonista, della “sua” gente e di un certo mondo.

Kowalski, londinese-polacco cresciuto negli Stati Uniti, approdò al cinema documentaristico attraverso la scena punk: D.O.A. (1981), resoconto dell'unico tour americano dei Sex Pistols, lo portò all'attenzione del pubblico in cerca di narrazioni alternative. In quegli stessi anni, Kowalski frequentò il Lower East Side di New York City, ecosistema complesso nel quale incontrò John Spacely, detto Gringo (nome vero John Olgin), uomo di un certo carisma in zona. Così nacque Gringo, poi acquisito dalla Troma che lo distribuì come Story of a Junkie. Film di non facilissima classificazione, Gringo lavora in quello spazio intermedio tra il cinema vérité e la finzione ricostruita stile film mondo. La macchina da presa è a volte soggettiva, a volte voyeuristica, sempre non invadente: semplicemente testimonia. Spacely, che non è un attore, ha dalla sua la verità dei suoi racconti o, almeno, la verità falsa di un delirio lucido: il pezzo di carne trafugato dall'ospedale, la fidanzata investita dal camion, il feto nel sacchetto di plastica, in quella combinazione di autoironia e incoscienza che Spacely porta davanti alla telecamera: “E’ così che si trasmettono le malattie", commenta con distacco mentre i compagni si scambiano gli aghi. Verissimo. Infatti, Spaceley morì nel 1992 per complicazioni legate all'AIDS. Il Lower East Side degli anni Ottanta, prima della gentrificazione che ha rimosso il junk dalla vista, è qui cristallizzato in pareti scrostate, i vicoli notturni, stanze dove si confezionano le dosi (la trap house); archeologia involontaria, la topografia di una città che non esiste più in questa configurazione e che può essere recuperata solo da alcune beneamate pellicole (Taxi driver, 1976; Maniac, 1980; Combat shock, 1984). Così ha scritto efficacemente Carlo Chatrian, direttore artistico della Berlinale, 2019-2024: “Sebbene sia il risultato di tre mesi di riprese pianificate fin nell'ultima inquadratura, con dialoghi preparati, Gringo è uno spaccato di vita estremamente vivido su certe strade, in case specifiche, in un determinato periodo di tempo. Si sente la città pulsare sotto le ruote dello skateboard, si sente l’odore del cibo latino, del fumo della metropolitana che esce dai tombini per strada, della combustione del cucchiaio usato per sciogliere l’eroina. […] La libertà di trovarsi dove voleva, di usare interviste, vecchie foto, primi piani frontali che si rivolgono direttamente a noi, e di combinarli con inquadrature d’insieme di struggente bellezza è ciò che mi ha colpito la prima volta che mi sono imbattuto in uno dei suoi film.” Il lavoro di Kowalski, oggi nel novero dei droga-movie, si inserisce in quella linea di prodotti filmici che guardavano alla tossicodipendenza come a un sistema di vita da osservare senza filtri consolatori, spolverando il tutto con una certa quota di exploitation, dal momento che vi era piena consapevolezza che la documentaristica su quel mondo avrebbe attirato la curiosità di un pubblico che a quel mondo era totalmente esterno, da quel mondo preservato, e avrebbe osservato quei tossici come pesci in acquario e con quella morbosa curiosità che si presta agli incidenti stradali. E fra quartieri spartiti, reietti orgogliosi della vida loca (cfr. Amore tossico, 1983) e siringhe che pescano sangue dalle braccia dei protagonisti e ci rituffano dentro il veleno, l’occhio di Kowalski fa, involontariamente, la storia. Tutto perfetto? No, perché visto in lingua, pur con i sottotitoli, trattasi di inglese biascicato, non sempre lucido, in fotografia scura. Visione non agevole, insomma, e priva di una narrativa che leghi in modo stimolante i diversissimi quadretti di degrado che, reiterandosi, arrivano anche a noia; il che spiace, perché la noia non è un bel sentimento di fronte a quella gente che, a naso, oggi, è stata completamente spazzata via tutta da una vita sbagliata o sfortunata; sfortunata in quanto sbagliata o sbagliata in quanto sfortunata. Fate voi.

TRIVIA

Lech Kowalski (1951) dixit: “Bisogna rendersi conto che, a quel tempo a New York, la scena culturale era alimentata dalla droga, da enormi quantità di droga. Non necessariamente in senso negativo. […] Il Lower East Side, dove vivevo e da cui proveniva il carburante per l'intera scena artistica newyorkese, era un quartiere latino. I latini nel quartiere vivevano di sussidi, giusto? Quando è arrivata la droga, per loro è stato un modo per guadagnare soldi e anche per iniettare un sacco di soldi nel quartiere. Non avresti avuto questo tipo di esplosione culturale alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80 a New York se non fosse stato per la droga. Mi interessava la droga anche sotto questo aspetto. Devi renderti conto che persone provenienti da tutta l'area dei Tre Stati venivano a New York per procurarsi la droga. Venivano in centro e lasciavano un sacco di soldi lì, nei club. La gente faceva musica perché le loro ragazze ballavano nei locali come spogliarelliste o perché vendevano droga e si finanziavano da sole. […] Era la teoria del «trickle-down». Nei locali era così. Non potevi uscire senza trovarti di fronte a quella realtà in un modo o nell’altro, oppure lo facevi tu stesso. Oppure spacciavi droga per finanziare la tua arte o la tua stessa droga. Era così e basta. È questo che mi ha portato a Gringo.” (Sensesofcinema.com).

⟡ John Spacely era già comparso in Sid and Nancy (1986). La produzione era stata curata da Ann S. Barish, moglie del fondatore del Planet Hollywood, prima che la Troma acquisisse i diritti di distribuzione, peraltro sfruttandoli assai poco. Kowalski aveva commissionato all'artista di strada Art Guerra, pagandolo 5000 dollari, un murale raffigurante Gringo sul palazzo al numero 5 di St. Mark's Place, visibile da Broadway: Guerra lavorò otto ore al giorno per due mesi, con Spacely che posava bevendo birra senza sosta. Il murale fu un punto di riferimento fotografico per vent'anni, finché il proprietario dell'edificio non lo cancellò con una mano di vernice.

⟡ Nel sito Trashfilmguru, sotto l’analisi del film, nello spazio dei messaggi, mi è capitato di incappare nel messaggio di tale Dean Hanley (3 agosto 2011, ore 3:48 pm), che, tradotto suona così: “Mi ricordo bene di Spacely. Ha dato un calcio alla mia amica Valerie senza motivo davanti alla tavola calda di Canal Street. Il suo ragazzo, Niel, lo ha insultato, noi abbiamo trascinato via Niel e poi, mentre lui era di spalle, Spacely l’ha spinto in mezzo al traffico. Per fortuna il semaforo era appena cambiato e Niel ha sbattuto la testa contro il paraurti di un taxi, rimanendo incosciente. Spacely ha continuato a picchiare a sangue Niel e io ho dovuto picchiare Spacely con una catena fino a farlo svenire, ed è così che John Spacely ha perso l’occhio. Oh, all’epoca ero travestito.” Vero? Falso? Fate voi.

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Titolo originale

Id.

Regista:

Lech Kowalski

Durata, fotografia

95', colore

Paese:

USA

Anno:

1984

Generi e Temi

Droga-movie, Documentario

Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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