Portraits of Andrea Palmer
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Voto:
Andrea (Katrina Zova), cam girl con una dipendenza da droghe e alcol e una figlia sottrattale e affidata alla sorella per questi motivi, accetta un'offerta di lavoro a Los Angeles che si rivela immediatamente una truffa. Sola, senza denaro, senza rete di protezione, inizia a scivolare verso la prostituzione come unica forma di sopravvivenza. La narrazione accumula incontri: un set porno che non la paga, un cliente che le ruba il laptop, un dealer (Chad Alva) che diventa suo sfruttatore e la degrada in scenari di violenza sessuale sempre più estremi. C’è anche il tempo per un incontro profondamente umano che, sulle prime, lascia mal sperare: l’anziano John (William Margold) la ingaggia per un'intera giornata senza chiederle nulla di sessuale: solo conversazione, compagnia, un breve respiro nel quale Andrea riesce ad essere, per un momento, una persona piuttosto che un oggetto. Il finale, tuttavia, non concede redenzione.
LA RECE
Opera underground senza compromessi, Portraits of Andrea Palmer coniuga sesso esplicito, horror psicologico e dramma sociale in un impianto episodico girato su pellicola 16mm, con la deliberata rozzezza di chi non cerca legittimazione ma autenticità. La vendetta finale di Andrea non redime né libera: genera solo un vuoto speculare alla violenza subita e, in questa simmetria nichilista, risiede la lucidità morale del film. La sparizione reale dell'attrice protagonista dopo le riprese si salda alla finzione in modo perturbante, trasformando un film già pesante in qualcosa di irrisolvibile.
Oggetto di difficile catalogazione e film pure un poco maledetto; quindi, adattissimo a questi lidi. Portraits of Andrea Palmer nasce in ambiente indie underground e lì rimane, per stile, modi e materiale mostrato. Girato nel 2017 e distribuito tra il 2018 e il 2019 dall'etichetta Massacre Video, specializzata in cinema di genere tosto, il film coniuga sesso non simulato, horror psicologico e dramma sociale in un amalgama privo di compromessi. Dietro la macchina da presa si celano due pseudonimi: C. Huston e J. Lyons. Sono, rispettivamente, Louis Justin, proprietario di Massacre Video e autore in precedenza del cortometraggio necrofilo-estremo Flesh Meat Doll(s) (2016), e Joe Rubin, co-fondatore della Vinegar Syndrome, celebre etichetta (in USA) di restauro e preservazione del cinema di genere, exploitation e adulto degli anni Settanta e Ottanta. La scelta di firmare con nomi di fantasia è coerente con la natura dell'operazione: un film pensato per vivere ai margini, per circolare tra pochi, per non ambire alla legittimazione mainstream. L'intero progetto nasce per dare espressione a un cinema sporco, grezzo, moralmente irriducibile, il cinema di un'epoca nella quale la cinepresa poteva ancora scendere in strada a fissare cose turpi (cfr. Story of a Junkie, 1984; l’Angelo della vendetta, 1981). Ne consegue la scelta di girare su pellicola 16mm, in parte in bianco e nero e in parte in un colore desaturato e granuloso, e in una Los Angeles anonima e sciatta, ben lontana dalla Hollywood del cinema di evasione, per incorniciare personaggi scossi dalla violenza e dalla colpa. La struttura narrativa è episodica e dichiaratamente frammentaria. Il film è articolato in sette capitoli, identificati da didascalie che evocano i cartelli del cinema muto, e questo non pare casuale: il film racconta l’ostile contemporaneità di Andrea ma con strumenti di un'altra epoca, come a dire che la sua storia non è nuova, che il meccanismo che la distrugge ha radici antiche; guardandolo, non a caso, la mia mente è volata al caso di cronaca di Black Dalia. Ma qui, alla fine, Andrea riesce ad operare una vendetta, cosa che mi spinge, benché forzosamente, a richiamare il Rape and Revenge; tuttavia, la vendetta della donna contro il suo sfruttatore non ha nulla di catartico, né per lei, né per lo spettatore (la violenza subita genera violenza restituita, e in questa simmetria lo spettatore trova una soddisfazione), la vendetta di Andrea non la salva, non la libera, non la riscatta. C'è solo il vuoto. Interessante, poi, ed un filo inquietante la corrispondenza tra la persone reali e i personaggi che vestono. In primis, la presenza di William Margold nel ruolo di John stratifica il significato del film; di Margold potete leggere più sotto ma, in sintesi, si è distinto per aver costruito reti di supporto all'interno di un'industria, quella dell’hard, non sempre attentissima al benessere dei propri lavoratori; il fatto che il suo ultimo ruolo sullo schermo, completato poco prima del decesso, sia precisamente quello di un uomo che offre protezione e umanità a una donna sfruttata, non è un dettaglio irrilevante. Poi abbiamo lei, Andrea Palmer o, meglio, Katrina Zova che la interpreta, sulla quale si sa poco e della quale, oggi, sappiamo ancora meno, dato che Katrina, a partire dal 2018, è sparita da ogni dove (social compresi) e questo vuoto risulta inquietante; la sua sorte non è stata confermata da alcuna fonte terza verificabile e ci auguriamo che stia bene e che abbia lecitamente e semplicemente scelto di ritirarsi a vita privatissima. Questa scomparsa, ad ogni modo, ha inevitabilmente influenzato la ricezione del film, aggiungendo al già pesante carico dell'opera un ulteriore strato di perturbazione meta-testuale: Portraits of Andrea Palmer racconta la distruzione di una donna, e la donna che incarnava quella distruzione è poi sparita dalla vita reale. L'eco tra fiction e realtà è notevolmente drammatica e incide su una pellicola dell’orrore sociale e psicologico che s’azzarda allo splatter solo nella sua parte terminale. La struttura episodica non aiuta la fluidità della narrazione ma riflette bene la frammentazione della vita (e della mente) di alcuni soggetti che vivono nell'universo dell'hard, tantopiù se vittime di droga o malavita. Film potente, Portraits of Andrea Palmer ottiene un voto gravemente insufficiente su IMDb ma solo perché non è una pellicola per le masse: scene hard, pratiche sessuali non comuni, violenza fisica e psicologica, realizzazione ruvida ma che mostra migliori competenze di quanto abbiano fatto altri in campi affini (cfr. The Bunny Game, 2011). Una delle ultime scene sessuali del film, con Andrea che viene forzata al sesso orale, mi ha portato al fast forward per disagio empatico, in un coacervo di apprezzamento per l’evidente tecnica registica in grado di trasmettere bene ciò che voleva trasmettere, ma anche una profonda pietà e tenerezza per Andrea o, peggio, per Katrina. Film concepito per disturbare, e ci riesce. Film che non consiglio - roba davvero per pochi, credetemi - ma che ho trovato MOLTO interessante e, nella sua specifica nicchia, ben fatto, da cui il voto ipertrofico.
TRIVIA
⟡ William Margold nasce il 2 ottobre 1943 a Washington D.C., in una famiglia segnata da una certa vocazione alla legge e alla tutela del diritto: suo padre Nathan aveva servito come procuratore generale del Dipartimento degli Interni sotto la presidenza di Harry S. Truman. William cresce si laurea in giornalismo e ciò incide sul modo in cui William abitava l'industria dell'intrattenimento per adulti, non solo come interprete ma come cronista e difensore. L'ingresso nel cinema hard avviene nel 1972, declinandolo in tutte le sue direzioni possibili: attore in oltre duecentocinquanta titoli, regista, sceneggiatore, produttore, critico. La sua presenza nell'industria è quella di chi non si limita a parteciparvi ma intende plasmarla, sorvegliarne i confini etici, costruire intorno ad essa un'infrastruttura di legittimità e protezione. Co-fonda la X-Rated Critics Organization (XRCO) e Fans of X-Rated Entertainment (FOXE), diventa figura di riferimento della Free Speech Coalition e, soprattutto, istituisce la Protecting Adult Welfare Foundation (PAW): un'associazione di tutela per i performer del settore, in un'industria storicamente poco attenta al loro benessere. Il soprannome che l'ambiente gli attribuisce, Papa Bear, dice bene della sua attitudine alla protezione dei più giovani e vulnerabili. William muore il 17 gennaio 2017, per un infarto, all'età di settantatré anni, mentre conduce in diretta il suo programma radiofonico. Il suo ultimo ruolo cinematografico è John, il cliente di Portraits of Andrea Palmer che paga per stare in compagnia, per parlare, per offrire a una donna sfruttata un giorno intero di semplice umanità. Non è difficile leggere in questa coincidenza qualcosa di più di una casualità. Il film sarebbe uscito postumo. Margold non avrebbe fatto in tempo a vederlo distribuito, ma il suo John è lì, come una firma finale posta con precisione inconsapevole.
⟡ Katrina Zova nasce il 22 giugno 1988 in California. La sua storia professionale è breve, opaca nei dettagli e, nel suo epilogo, inquietante per ciò che non dice. La donna entra nell'industria pornografica nel luglio del 2013, inizialmente con il nome d'arte Katrina Kox, poi, a partire dal luglio del 2014, semplicemente come Katrina Zova. La transizione di nome coincide anche con un cambiamento di gestione: dopo essere stata rappresentata da Coxxx Models e, successivamente, da LA Direct Models, nel febbraio del 2014 diventa una modella indipendente seguita personalmente da Matthew Morgan. La sua filmografia hard è circoscritta a pochi anni e a titoli che abitano il segmento più estremo del mercato - Whipped Ass (2014), Sperm Diet (2015), per dirne due - prima di un ritiro silenzioso intorno al 2016, senza dichiarazioni pubbliche né spiegazioni. Portraits of Andrea Palmer arriva subito dopo, e rappresenta l'unica sua apparizione in un film non hard, ma anche, di fatto, la sua ultima apparizione in assoluto. Dopo la fine delle riprese, Katrina scompare. Il termine non è metaforico. In un'intervista rilasciata al critico tedesco Nando Rohner - e inclusa nel Mediabook edito da 8-Films per il mercato germanofono - il regista C. Huston riferisce che l'attrice avrebbe attraversato gravi problemi personali, sparendo dalla circolazione poco dopo il completamento del film e risultando irreperibile. Da quel momento sono iniziate a diffondersi delle voci che hanno parlato della morte della giovane, in realtà mai corroborate da alcun elemento verificabile. Ciò che si può affermare con certezza è soltanto l'assenza: niente social media, niente contatti con l'industria, niente tracce pubbliche dopo il 2018. Portraits of Andrea Palmer racconta la sparizione di una donna; la donna che ha incarnato quella storia è sparita a sua volta.
Questa che segue è la trascrizione, selezionata nelle parti salienti, dell’intervista radiofonica sostenuta da Katrina Zova presso LiveHipHopRadio.com e condotta da Dyesha Hicks (a.k.a Just DYE). La pagina web che ospita l’intervista è databile 15 gennaio 2016; questo valore indica l'ultima modifica registrata del file HTML sul server, ma non è necessariamente una data di creazione precisa; tuttavia, in assenza di altri indicatori, esso è il riferimento temporale più affidabile disponibile. Il testo, sbobinato dall’audio e tradotto, è stato poi adattato da eXXagon per renderlo più scorrevole in lingua italiana, stando attendo a preservarne il senso. Questo piccolo lavoro esegetico viene dedicato a Miss. Zova, la quale, viva o deceduta che sia, ha avuto una voce.
DYESHA HICKS: «[…] oggi intervisteremo una star del cinema per adulti. È una dilettante, ma da quello che ho visto non è affatto una dilettante! Sono davvero sbalordita, in senso positivo, ovviamente. Quindi non temporeggiamo e immergiamoci completamente in lei e scopriremo il suo mondo. Abbiamo qui Katrina Zova. Adoro questo nome. Lei ci racconterà del suo mondo da star del porno. Come stai, Katrina?»
KATRINA ZOVA: «Sto benissimo. Grazie mille.»
D.H.: «Com'è andata la tua giornata? Com'è stata la settimana?»
K.Z.: «È stata fantastica. Sono appena tornata ieri sera da San Francisco, dove ho girato per kink.com.»
D.H.: «È pazzesco che tu l'abbia menzionato, perché è l'ultima cosa che stavo guardando. Quindi, hai appena girato per Kink?»
K.Z.: «Beh, giro spesso per loro. Ieri sono stata sul set ed è andata alla grande. Sono appena tornata e girerò di nuovo per loro il 31. Loro mi piacciono molto perché sono davvero all'avanguardia. Credo sia il tipo di stranezze sessuali che mi piace davvero, capisci? Adoro girare le loro scene.»
D.H.: «Ricordo quando ho visto Kink per la prima volta ed ero preoccupata per la ragazza che aveva realizzato il video... Quindi ti piace il BDSM e quelle cose lì?»
K.Z.: «Sì, mi piacciono.»
D.H.: «Probabilmente sono una puritana; mi piacciono solo le tipiche scene di sesso bollente. Mi piace, non so, mi piace vedere un bel pompino. Un sacco di saliva, no?! Dipende da come mi gira, giusto?! Dipende dal giorno. È giovedì? È martedì? Stavo dando un'occhiata al tuo lavoro e ho visto l'immagine… Ma sta succedendo davvero o è Photoshop? E tu ti facevi… da una donna, il che mi ha reso le cose un po' più facili… ti penetrava entrambi i posti. Tipo, sì, tipo, l'utero… ti ha toccato l'utero? L'ano e tutta la vagina. In termini di preparazione, come ti prepari per una scena del genere?»
K.Z.: «Uso semplicemente un paio di butt plug di diverse dimensioni: comincio con quelli piccoli e poi passo a quelli più grandi, il giorno prima e la mattina stessa prima delle riprese, così sono abbastanza dilatata da poter gestire il doppio fisting. Non ho sentito alcun dolore grazie a lei: è Dana Dearmond […] mi sono innamorata di lei. Mi sono divertita tantissimo.»
D.H.: «Allora, ora che siamo entrate nel vivo, da quanto tempo sei nel mondo dell'intrattenimento per adulti e cosa ti ha portata a farlo?»
K.Z.: «In realtà è un anno esatto questo mese. Ho girato la mia prima scena proprio oggi; ho appena visto su Twitter qualcuno con cui ho girato per la primissima volta, gira per la Inland Empire Girls.net. Quella è stata la prima scena che abbia mai fatto. Credo di aver sempre apprezzato il porno, mi ha sempre interessato. E così, un giorno, stavano cercando delle modelle per alcuni film, ho fatto domanda e così che sono entrata nel settore. L'ho adorato, quindi ho continuato. Ed è diventata la mia carriera.»
D.H.: «E se l'esperienza non fosse stata positiva la prima volta, avresti insistito?»
K.Z.: «La mia prima esperienza è stata decisamente fantastica. È stata con Vincent Silver, si chiama così. Ed è lui che mi ha guidata e indirizzata nella giusta direzione nel settore, perché, sai, questa è la parte più difficile per una ragazza che ci entra; quindi, è stato bello avere una guida. Non ho mai avuto una brutta esperienza, non ancora, tocco ferro. Perciò non c'è motivo per cui io voglia smettere.»
D.H.: «La tua esperienza non è stata negativa e hai continuato. Ma se lo fosse stata?»
K.Z.: «Sì, sicuramente ci avrei riprovato. Qualunque cosa io faccia, non mi arrendo così facilmente. Sono testarda e, probabilmente, questo che mi avrebbe spinta a continuare.»
D.H.: «Niente male. Hai grinta. Sai, una cosa che viene da pensare è che fai questo lavoro perché ami il sesso...»
K.Z.: «Sì, questo mi aiuta sicuramente a mantenere vivo l'interesse per questa carriera.»
D.H.: «Aiuta molto amare il proprio lavoro, senza dubbio. A che età hai capito di amare il sesso e che potenzialmente volevi farne una carriera?»
K.Z.: «Beh, quando ho deciso a livello professionale, probabilmente direi due anni fa. Ho iniziato a lavorare in un bikini bar e mi piaceva molto: mi piaceva vestirmi bene e cercare di intrattenere le persone e gli ospiti. Volevo andare un po' oltre e provare qualcosa di diverso e così ho deciso di provare il porno, e il porno ha vinto.»
D.H.: «Da dove vieni?»
K.Z.: «Vivo nella Inland Empire, nella contea di Riverside.»
D.H.: «A New York?»
K.Z.: «No, a Riverside, in California.»
D.H.: «Fantastico, sei in California, dove i sogni diventano realtà. È la terra di molte cose ma ho sentito che è anche una specie di capitale dell'intrattenimento per adulti.»
K.Z.: «Sì, qui è enorme, lo è sempre stato. L'industria dell'intrattenimento per adulti è molto redditizia.»
D.H.: «Ho sentito dire che nell'industria del cinema, cioè, in tutto ciò che è visivo, molte cose vengono testate nella pornografia prima di arrivare al grande pubblico. Ma perché pensi che la gente guardi un po' dall'alto in basso il settore dell'intrattenimento per adulti?»
K.Z.: «Beh, penso che probabilmente sia per cercare di offrire buoni modelli di riferimento per le generazioni più giovani e guidarle nella giusta direzione. Perché noi adulti, fra di noi, non possiamo non ammettere che ci piace fare sesso e che esso è una parte importante delle nostre vite e delle nostre relazioni. Quindi credo sia per quello scopo. E se questo li aiuta, lasciamoli fare. Ma io mi diverto moltissimo a esprimere la mia sessualità davanti a tutti. Per me è fantastico.»
D.H.: «Deve essere una sensazione molto liberatoria, non solo stare davanti alla telecamera, ma anche aiutare qualcun altro a capire che, tipo, può infilarsi delle palline anali e scoprire che, nel giro di due anni, si può arrivare dove sei arrivata tu. Stai aiutando le persone a esplorare le loro capacità sessuali.»
K.Z.: «Lo spero.»
D.H.: «Lo stai facendo, ne sono assolutamente sicura. Hai girato con altre compagnie?»
K.Z.: «Sì, ho girato due volte per evilangel.com, con i due registi fantastici Jason e Mike Adriano. Ho quei due film in uscita. Potete andarci e trovarmi sotto Katrina Zova, si scrive Z-O-V-A. E in questo momento sto anche sviluppando il mio sito web, che sarà presto online.»
D.H.: «Stanno succedendo un sacco di cose in questo momento.»
K.Z.: «Ho ancora molta strada da fare, il che è ancora più bello, sai.»
D.H.: «Chi ammiri nel mondo dell'intrattenimento per adulti?»
K.Z.: «La mia performer preferita è sicuramente Bonnie Rotten. È una fonte di ispirazione perché è molto intelligente ed è anche una regista. Questo è stimolante perché, anche in questo settore, le possibilità sono infinite, si possono fare molte cose, il che è davvero entusiasmante.»
D.H.: «C'è un sacco di porno gratis in giro. Questo ti toglie qualcosa in termini di guadagni?»
K.Z.: «Non credo che cambierà mai. Quindi, cerco di non pensare a nulla di negativo, perché è uno spreco di energia. Cerco di immaginare di farlo semplicemente perché mi piace intrattenere e questa è la mia passione. Quando intrattengo qualcuno, ciò mi rende felice, ed è quello che cercherò di continuare a fare. La vedo come una forma d'arte: che si tratti di intrattenimento per adulti, di sfilare in passerella, di disegnare qualcosa, di cucinare, è tutta una forma d'arte e una forma di piacere, che si tratti di suono, gusto o un rapporto sessuale. Sono fatta così. Se ami davvero quello che fai, si tratta di una maratona, non di uno scatto da centometrista; una maratona per vedere chi otterrà la corona definitiva della longevità nel settore. Tutti hanno bisogno del porno.»
D.H.: «Cosa ne pensi del luogo comune per cui le pornostar avrebbero avuto qualche problema nell'infanzia? È vero o è solo un pregiudizio?»
K.Z.: «Assolutamente no, non nel mio caso. Ho avuto un'infanzia fantastica. Avevo due genitori sposati, molto affettuosi con noi. Mia madre era una casalinga, quindi ho avuto un'ottima educazione. Nel mio caso, penso semplicemente che sia una questione di come sono sessualmente; forse il mio desiderio è davvero più forte rispetto a quello degli altri.»
D.H.: «Almeno tu la stai gestendo alla grande. C'è gente là fuori che si masturba con il pugno. La tua famiglia sa della tua carriera attuale?»
K.Z.: «Non è qualcosa di cui parlo apertamente con loro, ma, quando viaggio, sanno che lavoro come modella, e sono sicura che ricevono notizie di ciò che faccio come Katrina Zova. Non credo che rimarrà nascosto a lungo, ma non sarò io a dirlo per prima.»
D.H.: «Hai qualche progetto in cantiere di cui vorresti parlare?»
K.Z.: «Certo. Sto per lanciare una vendita di foto e la notizia sarà pubblicata molto presto sul mio sito web, www.katrinazova.com. [il sito non esiste attualmente] Potete trovare tutte le mie informazioni anche sul mio Twitter e sulla mia pagina Facebook, entrambi a nome Katrina Zova.»
D.H.: «Ultimo ma non meno importante: cosa diresti a chi vuole entrare nel settore ma è nervoso o ha idee sbagliate?»
K.Z.: «Direi di farlo e basta, perché si vive una volta sola. Se è qualcosa che pensano possa piacergli, perché non provarci? Però, bisogna stare molto attenti e assicurarsi di sentirsi al sicuro. La sicurezza è la cosa più importante. E non bisogna avere paura o vergognarsi del proprio corpo, perché è una cosa bellissima. Grazie mille per avermi ospitata.»
D.H.: «Buona giornata a te. Ascoltatori di LiveHipHopRadio.com, grazie mille per averci seguito. Vi consiglio vivamente di cercarla. Le sue immagini sono fuori dal comune: sto parlando di questo nella vagina, e questo nel culo! Non ho mai visto niente del genere e mi ha terrorizzata! Quindi, ora vado a cercare di togliermi quelle immagini dalla testa!!! Ma se vi piacciono queste cose, continuate a farvi affascinare da esse. Intervistiamo le persone più estreme e ci piace davvero. Sintonizzatevi la prossima settimana, non si sa mai cosa abbiamo in serbo. Sono la vostra conduttrice Daisha Hicks, alias Just DYE. Seguitemi su Instagram e Twitter.»
Fast rating

Titolo originale
Portraits of Andrea Palmer
Regista:
C. Huston [Louis Justin], J. Lyons [Joe Rubin]
Durata, fotografia
73', colore - b/n
Paese:
USA
Anno:
2017
Generi e Temi
Donna, Droga-movie, Estremo, Hardcore, Rape & Revenge, Roughie & WIP, Weird
Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

