Provocazione
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Voto:
Esotico-erotico che prende qualcosa da Femina ridens (1969) e da la Pericolosa partita (1932), proiettando David Hemmings (esploso con Blow Up, 1966, e l’anno dopo protagonista di Profondo Rosso, 1975), Alida Valli (Suspiria, 1977), più la decorativa tedesca Andrea Rau (la Vestale di Satana, 1971) in una piantagione di canna da zucchero venezuelana a giocare la dinamica del colonialista occidentale che s’arricchisce brutalmente a spese degli autoctoni. Juan (David Hemmings), erede di un'hacienda in declino, è un uomo psicologicamente poco salubre poiché ha un’infanzia guastata da un trauma, soprattutto di tipo sessuale. Juan rimpiazza la precedente femmina-gioco Lucia con Lola (Andrea Rau). Quest'ultima, con la complicità della madre Luisa (Alida Valli), è tenuta segregata, affamata e umiliata con la finalità di spezzarne la volontà fino alla sottomissione totale. Su madre e figlio incombe lo zio Manuel (Francisco Rabal), il quale sfrutta la propria ricchezza e la scarsa resa della fabbrica affidata al nipote per dominarli. Forqué e Hermógenes Sáinz rimpinzano il film in sceneggiatura di simboli (in primis, il bonsai che Juan pota con cura maniacale, perché cresca ma non troppo) ma quello che salta fuori è un sleaze notevole, con Alida Valli congelata e stralunata, Hemmings bombardato da primissimi piani sudaticci e la Rau esplorata soprattutto relativamente ai suoi capezzoli. La caccia alla donna coniglio dei titoli di testa è una dichiarazione di intenti e di poetica che proseguirà per tutto il corso della pellicola. Juan è un caso da manuale di perversione edificata sul trauma: il sesso resta saldato alla predazione e alla morte, mentre una madre che asseconda ogni capriccio ne cronicizza l'immaturità e lo chiude in un legame che soffoca ogni autonomia possibile. Il suo è un sadismo di dominio che pretende la distruzione dell'altro come prova d'amore: la donna spezzata che introietta la prigione fino a non riconoscerla più, un Falso Sé modellato interamente sull'aguzzino, è la vera intuizione psicologica del film che, sotto la patina exploitation, nasconde qualche buono spunto circa il tema della dipendenza. Poi, si apre una parte terminale del film che tenta il ribaltamento, facendosi affine al rape & revenge, motivo per cui lo faccio rientrare nel genere. Moderatamente interessante la figura dello zio padrone e crapulone che incarna il potere e l'amore per tutto ciò che è materialità; questo zio, come Juan, sono schiavi delle loro libidini ben più delle donne che imprigionano. Forqué tenta il melodramma psicologico ma eccede nelle situazioni sexploitation, reiterando i quadretti dei giochi sadici di Juan e dimenticando di scrivere con più profondità i personaggi o certe dinamiche importanti che affiorano ma che non ricevono la dovuta attenzione; ad esempio, l’assoggettamento degli autoctoni che difendono gli schiavisti occidentali per interesse personale, con la perdita del senso del bene collettivo. Il regista tornerà in Venezuela di lì a poco per un'altra vicenda di sensualità esasperata, la Donna della calda terra (1978), con Laura Gemser. Non consigliato né quello, né questo Provocazione (oltretutto, titolo ben poco azzeccato dalla distribuzione italiana), che vale quel che vale per le visioni erotiche, una manciata delle quali, in effetti, non male; d'altra parte la Rau aveva un suo bel perché.
Fast rating
Titolo originale
No es nada, mamá, sólo un juego
Regista:
José María Forqué
Durata, fotografia
90', colore
Paese:
Spagna, Venezuela
Anno:
1974
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0