Undertone - Sottofondo

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Voto:

L'esordio di Ian Tuason è un horror che sceglie l'orecchio al posto dell'occhio. Segue idealmente la linea tracciata da Pontypool (2008) o da Monolith (2022): solo due attrici in scena, con tutti gli altri personaggi ridotti a pura voce. Ne scaturisce un incubo sonoro, compresso in uno spazio limitato e volutamente ambiguo. Si tratta di una forma narrativa "alta" che, non a caso, ha trovato l’appoggio distributivo della A24, un'etichetta ormai nota per la sua vocazione all’elevated horror. Questa precisa veste estetica ha radici ben definite. Prima di scrivere Undertone, Tuason aveva infatti sperimentato il format della commedia radiofonica a tema paranormale, invertendo digitalmente i brani musicali e catturando l'audio in presa diretta con un semplice iPhone. A questa ricerca formale si intreccia un profondo vissuto personale. Nel 2020, il regista si è trovato costretto a tornare nella casa d'infanzia per assistere i genitori malati terminali: un'esperienza dolorosa che, alla fine, è diventata il vero nucleo emotivo della pellicola. Evangeline “Evie” Babic (Nina Kiri) è tornata nella casa d'infanzia per vegliare la madre morente (Michelle Duquet), inchiodata a letto e ridotta al silenzio. La sua unica valvola di sfogo è Undertone, il podcast sul paranormale che conduce con l'amico Justin Manuel di cui noi sentiamo solo la voce: lui il credente, lei la scettica. L'ultima puntata nasce da dieci registrazioni inviate da Mike, il quale ha catturato i suoni emessi dalla compagna Jessa mentre dormiva. Nei nastri, Jessa parla con timbri vocali che non le appartengono e canta filastrocche al contrario. Più Evie e Justin scavano in quei suoni, più il confine tra le registrazioni e la casa si assottiglia, finché l'incubo altrui non comincia a filtrare tra le mura in cui una madre muore e una figlia, incinta, non sa se vuole davvero diventare madre. Undertone, quindi, viene progettato intorno al meccanismo del suono direzionale come dispositivo narrativo principale. La produzione ha creato un mix 5.1 iniziale prima di completare un remix in Dolby Atmos, che ha permesso al team audio di inserire rumori con una maggiore specificità verticale e posizionale, compresi i suoni provenienti dalla cima della scala e che si muovono per la casa dal punto di vista del tavolo da podcast di Evy. Il fondamento teorico, quindi, è quello che lo specialista del suono Michel Chion ha definito acousmêtre, una voce disincarnata, la cui fonte corporea non viene mostrata e che, per questa sua impalpabilità, crea tensione e attiva angosce persecutorie. Nel film, lo spettatore, come la protagonista che indossa le cuffie a cancellazione di rumore, è condannato ad ascoltare senza mai poter guardare in faccia la minaccia. Tuason rifiuta i jump scare telefonati e lavora per sottrazione, lasciando che l'occhio dello spettatore migri verso un corridoio buio o una rampa di scale. Ogni tanto qualcosa viene riflesso dagli specchi. Altre volte pare di vedere qualcosa ma, forse, ci siamo sbagliati e iniziamo a vedere ombre o luci dove non ci sono, esattamente come quelli dei video che vanno a caccia agli spettri, i quali fanno fortuna sfruttando il “cinema della pareidolia”, in cui il terrore lo produce la mente di chi guarda. Sotto il gioco dell’ansia uditiva, la posta psicologica è tutt'altro che ornamentale. Evie è incinta e i nastri non raccontano solo di voci di neonati ma anche di infanticidio; Evie sta opzionando l’aborto, mentre al piano di sopra la madre si spegne in una casa presidiata da crocifissi e madonne di ceramica. Vita, morte, colpa, fede: Tuason li intreccia senza la didascalia sfibrante di tanto horror e affida tutto al non-detto e al simbolo. Il gioco, però, ha un suo costo: la casa infestata, le ninnenanne rovesciate, l’entità demoniaca gelosa della fertilità non suonano, poi, come cose così originali ma, soprattutto, questa ineffabilità orrorifica lascia un poco a bocca asciutta lo spettatore che, caricato a molla da canzoncine sataniche e ombre lunghe, vorrebbe che il tutto giungesse a un qualche tipo di coagulo visivo. Forse, il limite è proprio dello spettatore, il quale, però, etimologicamente viene da spectare, osservare, e quindi, per sua natura, fatica a farsi bastare la suggestione non scopica. Ad ogni modo, visto il tipo, Tuason viene subito arruolato per dirigere il reboot di Paranormal Activity; chi meglio di lui?! Double-bill suggerito per quell'ineffabile mondo sacro e sacrilego: Saint Maud (2019).


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Titolo originale

Undertone

Regista:

Ian Tuason

Durata, fotografia

94', colore

Paese:

Canada

Anno:

2025

Generi e Temi

Demoniaco, Donna

Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0