Until Dawn - Fino all'alba

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Voto:

La coazione a ripetere freudiana, ovvero la tendenza a rivivere senza sosta un'esperienza dolorosa, come se la psiche cercasse di padroneggiare a posteriori un trauma che non è riuscita a elaborare. Un utile punto di vista per introdurre Until dawn, film nel quale un gruppo di ragazzi è costretto a morire e rinascere nella stessa notte finché non troverà il modo di uscirne. Il film di David F. Sandberg nasce dal videogioco omonimo pubblicato da Sony per PlayStation nel 2015, un horror interattivo co-scritto da Larry Fessenden e costruito sull'effetto farfalla: ogni scelta del giocatore apriva strade irreversibili, e un personaggio morto restava morto. Per l’adattamento filmico, ci si ingegna; questo, almeno sulla carta. Clover Paul (Ella Rubin) arriva a Glore Valley, l'ultimo luogo in cui è stata vista la sorella Melanie (Maia Mitchell), scomparsa un anno prima. Con lei ci sono l'ex fidanzato Max (Michael Cimino), che spera di riconquistarla, l'amica Nina Riley (Odessa A'zion), il suo compagno Abe (Belmont Cameli) e Megan (Ji-young Yoo), ragazza dotata di una sensibilità medianica. Dopo una sosta a una stazione di servizio, dove incontrano l'enigmatico dottor Alan Hill (Peter Stormare), il gruppo trova rifugio in una casa isolata, al di là di una strana linea di confine: da una parte piove, dall'altra no. Dentro, un calendario fermo da anni, un registro degli ospiti che ripete gli stessi nomi e una grande clessidra appesa alla parete. Arriva un assassino mascherato armato d'ascia e i ragazzi muoiono uno dopo l'altro. Poi la clessidra si capovolge e tutto ricomincia. A ogni giro, la minaccia cambia volto, e l'unica speranza è sopravvivere fino all'alba. La verità si nasconde sotto la casa, in una città mineraria crollata i cui abitanti sono diventati le cavie di uno psichiatra senza scrupoli. Perciò, il meccanismo del videogioco viene sostituito dal loop temporale, formula consacrata da Ricomincio da capo (1993) e ormai di casa nell'horror, da Auguri per la tua morte (2017) al giapponese Re/Member (2022), il titolo a cui Until dawn somiglia di più, con i suoi studenti massacrati e risorti ogni giorno. Morire, qui, equivale a ripartire dall'ultimo checkpoint. È un'idea che fonde bene linguaggio cinematografico e logica videoludica, come già aveva fatto Edge of Tomorrow (2014), forse il miglior film videoludico che non derivi da alcun videogioco. Ai fan viene riservato anche il ritorno di Stormare, che nel gioco interpretava lo stesso psichiatra, insieme a qualche easter egg ben dosato. Il regista è Sandberg (Lights out, 2013; Annabelle 2: Creation, 2017); la sceneggiatura porta la firma di Gary Dauberman (autore della saga di Annabelle e dei due It) e di Blair Butler. Le premesse potevano essere solide. Nelle prime battute il film mantiene le promesse: la casa sospesa fuori dal tempo inquieta, lo splatter è generoso. Il problema è che l'idea iniziale si esaurisce presto. In fase di sviluppo si era parlato di un film capace di cambiare sottogenere a ogni ciclo, passando dallo slasher alla possessione, dal found footage all'incubo surreale. Sullo schermo questo non risulta. Le varie notti si somigliano e le creature umanoidi che emergono dal terreno sono mostri generici, privi di un'identità propria: nel gioco erano wendigo, figure del folklore algonchino legate alla fame e alla colpa, qui sono poco più che sagome. Il confronto con Quella casa nel bosco (2012), evocato da alcuni, non regge: anche lì c'era un catalogo di mostri, ma il film di Drew Goddard era un gioco meta-cinematografico lucido, mentre Until dawn resta in superficie. E manca anche quel senso di mondo altro, malato e ostile, che rendeva memorabile, ad esempio, Silent Hill (2006). Il montaggio frenetico rende moderno il prodotto ma limita il potenziale di una storia che dovrebbe svolgersi in un mondo parallelo, folle ed ostile, eppure il tema c'era: Clover rivive all'infinito la notte della perdita, come chi non riesce a separarsi da un lutto e continua a tornare sul luogo della ferita. Il loop poteva essere la messa in scena di un senso di colpa, ma il film lo sfiora e poi lo abbandona, preferendo accumulare morti sempre più fantasiose. Anche la mitologia della città mineraria arriva tardi e non coinvolge. Until Dawn resta un teen horror generoso nel sangue e curato negli effetti, ma la visione, per ciò che mi riguarda, non chiama ulteriore attenzione oltre a quella prestata nella circostanza.


Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di buon livello

Titolo originale

Until dawn

Regista:

David F. Sandberg

Durata, fotografia

119', colore

Paese:

USA, Ungheria

Anno:

2025

Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0